L’arte scende dal piedistallo anche quando pesa 70 Kg

LA PRESENTE ASSENZA, mostra inaugurata sabato 22 giugno 2019 alle ore 17 presso gli spazi della Fondazione Sangregorio Giancarlo di Sesto Calende, con opere di Vincenzo Lo Sasso e Ivano Sossella, in relazione con il lascito del Maestro Giancarlo Sangregorio.

L’arte è relazionale, il che è un vuoto truismo, cioè una banale verità. Lo è da sempre e a ogni latitudine, perfino in letteratura: vedi il collezionista di quel romanzo di Houellebecq che teneva un quadro chiuso a chiave in una stanza perché lo voleva guardare solo lui.

L’arte è infatti come il mondo là fuori secondo Schopenhauer: esiste perché ci sei tu che la guardi. Tutto il resto è noia, compresa l’Estetica Relazionale di Nicolas Bourriaud.

Questa è una mostra intrinsecamente relazionale e provocatoria nel senso più semplice dei termini perché, come diceva Guglielmo di Occam, “gli enti non debbono essere moltiplicati oltre il necessario”.

E’ una mostra relazionale perché le opere di Vincenzo Losasso e di Ivano Sossella si incontrano le une con le altre a partire da opposti estremismi. L’uno non potrebbe essere più diverso dall’altro e proprio per questo si compenetrano come lo Yin e lo Yang della filosofia cinese o la dialettica hegeliana (che è la stessa cosa): la presenza massiva del marmo di Vincenzo Lo Sasso e le ombre fantasmatiche di Sossella sono l’affermazione e la negazione che si completano nella sintesi superiore.

Non per niente, le loro mostre sono ordinate separatamente-ma-non-troppo, come se tra loro corresse una sottile linea di corrispondenza biunivoca: le sculture (e i quadri) assenti di Sossella sono epifenomeni di un quasi-ricordo afasico, mentre quelle di Vincenzo Lo Sasso ri-affermano la pietra viva raccontando la forma in via di apparizione dell’opera fatta e finita.

Se fossimo in pittura, diremmo che l’uno è aniconico e l’altro è figurativo.

Considerate, per esempio, la grande scultura di Vincenzo Lo Sasso “Anime in fuga” (“Souls on the run”): avvicinandovisi, non sembra di scorgere sulla sua superficie scabra anime che s’involano? Le sculture di Vincenzo Lo Sasso sembrano dirci: «Guarda cosa ti racconto» e per reminiscenza fanno pensare a quell’olio su tela del pittore simbolista Gaetano Previati intitolato “Il sogno”, che raffigura due soggetti, uno maschile l’altro femminile, generati da un prato fiorito mentre sembrano ascendere verso un cielo fiammeggiante. Una narrazione fortemente evocativa quella di Vincenzo Lo Sasso, quasi pittorica, che si rinnova nelle sculture “Cielo di Marmo” (“Marble Sky”) e “Onde” (“Waves”), dai colori cangianti a seconda dell’inclinazione della luce e dei movimenti dell’osservatore e che (ma è un’impressione eminentemente soggettiva) occasionano sensazioni sinestetiche: “Cielo di Marmo” stimola il gusto e non solo il tatto e la visione, vien quasi voglia di mangiarla. Sono i progressivi mutamenti del loro modo di darsi, impresa in cui si cimentò Paul Cézanne con “La montagna Sainte-Victoire” (o anche Piet Mondrian, quando decise di dipingere quell’albero in successione secondo un processo di progressiva astrazione).

LA PRESENTE ASSENZA, mostra inaugurata sabato 22 giugno 2019 alle ore 17 presso gli spazi della Fondazione Sangregorio Giancarlo di Sesto Calende, con opere di Vincenzo Lo Sasso e Ivano Sossella, in relazione con il lascito del Maestro Giancarlo Sangregorio.
Ivano Sossella – Rendering dell’installazione – Fondazione Sangregorio Giancarlo

Di converso, l’aniconicità di Sossella mette in scena (e quindi mette-in-figura) ombre (“Schatten”) fatte ad arte, cioè arte-fatte, a evocare la concretezza del marmo senza nominarlo, cioè azzerandolo, cioè non facendolo affatto. Il marmo è il proprietario assente della sua stessa ombra che, disegnata sul pavimento, interagisce direttamente con i quadri presenti/assenti nella stanza. Realizzati con smalto da muro con un’antica tecnica romana di cui non vi sveliamo il nome, sembrano opere di un pittore aniconico specializzato in monocromi come Sean Shanahan o in “falsi” monocromi che in realtà, sotto al film pittorico, nascondono una magmatica schiera di colori à la Paolo Iacchetti.

Ma è un inganno. Se vi avvicinate a questa variazione sosselliana sul tema dell’apparente monocromia, notate come lui abbia giocato (e il verbo non è usato a sproposito) con la luce: a seconda della posizione nei confronti della quale noi stessi ci poniamo, il “lascito” del quadro, che qui anziché il piedistallo è una cornice, appare e scompare. Asfaltato dal grigio asfalto della tela. Facendo il verso a  “Il viandante e la sua ombra” di Nietzsche, diremmo qui con Sossella e per Sossella: “L’opera d’arte e la sua ombra”.

Tutte e due le mostre esemplificano dunque il concetto basico (l’unico che ci sia dato conoscere al di là dei sofismi critici) di “relazione” con l’osservatore: le une mostrando, le altre narrando, la stessa cosa, cioè la soglia della dimensione “poietica” dell’arte a partire da meno di zero.

Ma c’è di più.

Se Sossella sdrammatizza aniconicamente la scultura negandola, Vincenzo Lo Sasso la “teatralizza” figurativamente riaffermandola. L’arte non è neutra, non è un’alata testa d’angelo e vi sono modi più seri delle installazioni da circo per disturbarla e farla scendere dal piedistallo: le sculture di Vincenzo Lo Sasso e le non-sculture di Sossella non stanno zitte, anzi possono anche disturbare, facendo strame del biancolatte di una base e magari prestandosi addirittura al balbettio degl’infanti, che a differenza degli adulti conservano intatta quella risorsa vitale per eccellenza che è la creatività.

Ecco perché le tre basi di Sossella con sopra le piccole sculture di Sangregorio sono state dipinte dai bambini. Un’esperienza a suo modo performativa in cui, per straordinaria coincidenza, si è cimentato in altri tempi e luoghi anche Vincenzo Lo Sasso, quando ha “preteso” che una sua mostra fosse compendiata, affiancata, dalle opere realizzate da una folta schiera di bambini che avevano lavorato con lui durante una giornata a Palazzo Beltrami a Trani.

L’arte scende dal piedistallo anche quando pesa 70 Kg e, dal silenzio della (talvolta) comica rispettabilità dei white cube prima e degli spazi industrial/chic poi, arriva al disturbo, al rumore di fondo del balbettio del folle o dell’infante o dell’agnostico in arte contemporanea: vista la (presunta e divulgata) sua inclinazione non solo al superamento del limite ma anche a quello del disagio della civiltà.

 

Quelle strane icone sullo schermo di Mauro De Carli

inizio del teatro immaginifico metatestuale sul gran spsettacolo di de carli mauro (frammento di una conversazione via Whatsapp)

Non è un caso che la produzione di Mauro De Carli sia esposta in questo inusuale quanto interessantissimo spazio espositivo, il Museo dell’Arte in Ostaggio e delle grafiche visionarie.

Come non è casuale che il titolo scelto per la mostra sia ESSERECONTINUOPRESENTE.

L’edificio seicentesco che ospita una produzione in buona parte inedita di De Carli è  infatti un simulacro in pietra e legno di opere d’arte consegnate alla storia ma scomparse.

Esistono ma non ci sono:1.651 opere “ancora prigioniere di Guerra” trafugate in gran parte dai nazisti durante l’ultimo conflitto mondiale, tuttora introvabili, fra cui la prima opera in marmo di Michelangelo, Testa di fauno, rubata dai nazisti della 305a divisione di fanteria dal castello di Poppi nell’agosto 1944.

ESSERECONTINUOPRESENTE denota quindi un’accezione estesa del concetto di temporalità, strettamente connessa con l’“esserci” dell’opera d’arte, che non è presente fisicamente ma lo è attraverso il ricordo e l’immagine (la relativa testimonianza storica) per esser fruita dall’osservatore: l’immagine vive nella mente e nella memoria.

De Carli allora, in questa mostra, in questo luogo, ci prospetta un ricorso alternativo all’iconografia consegnataci dalla storia dell’arte.

Prendiamo come rimando espicativo il grande dittico intitolato Houston NON abbiamo un problema: contiene svariate e piuttosto familiari “citazioni” (si capirà il senso del virgolettato), come la Pietà Rondanini, il fauno, Nicodemo et cetera, che in realtà non sono vere e proprie citazioni, nè giustapposizioni figurative di “icone” illustrissime, bensì qualcosa di assimilabile idealmente a pittogrammi che sono pietre miliari, supporti immaginifici al riconoscimento, come icone del desktop (dove il desktop è la superficie stessa su cui si sviluppa l’opera), ognuna con la sua storia. Che è, anche, parte della grande storia dell’arte.

Del resto, siamo o non siamo nell’epoca contrassegnata dalla comunicazione superficiale, ammorbata dalle famigerate fake news, quelle che in era pre-internet si chiamavano bufale? Siamo o non siamo nel vuoto pneumatico della conoscenza, “nella notte in cui tutte le vacche sono nere” -per citare il filosofo tedesco Hegel, ultimo degli Illuministi e primo dei Romantici?

Ecco allora che l’osservatore entra in queste immagini come fossero vuoti riempiti da presenze, i proprietari assenti di quelle stesse immagini, le opere che esistono ma non ci sono.

Sia chiaro: non è solo un tributo alle “opere in ostaggio”. Come si è detto, non si tratta di citazionismo, perché la produzione di De Carli è evocativa, cioè artistica (l’opera d’arte simbolizza, evoca, non indica, sennò sarebbe un segnale stradale): vi sono elementi noti che rimandano alla storia dell’arte e altri che invece denotano un universo di discorso privato, che sopravviene come una “sovraesperienza” rispetto alla storia dell’arte. Che è un po’ la stessa cosa della realtà aumentata di oggi, con la differenza che in questo caso il potenziamento ontologico è molto creativo.

Del resto, Mauro De Carli è anche l’autore di un recentissimo libro di storia dell’arte (Instant Arte. Il libro che rende facile capire l’arte, la sua storia e i suoi capolavori), la lettura del quale è come la visita a una mostra d’arte contemporanea curata da un artista: fatta da chi fa e, quindi, sa, sia pure in maniera, appunto, alternativa e creativa.

A3Qui in mostra abbiamo allora, fortemente voluta, la realizzazione della pittura più semplice del mondo, dove le “icone” non sono mai troppo espressive, troppo indessicali, troppo indicative. E dove, in un certo senso, l’opera non è più tanto una finestra sul mondo, ma quello schermo su cui lo sguardo si muove, a fronte di un mondo, quello in cui viviamo, dove si affastella una molteplicità di stimoli.

s4Ma c’è una seconda ragione per cui ESSERECONTINUOPRESENTE si inserisce a pieno in questo contesto espositivo ed è la visionarietà, strettamente connessa con le otto linoleumgrafie in mostra. Anche in questo caso siamo al cospetto di un chiaro riferimento storico, nella fattispecie nelle 82 incisioni dedicati ai disastri della guerra  – Los desastres de la guerra – di Francisco Goya e in particolare Yo lo vi  (“Io l’ho visto”).  Le incisioni di De Carli non sono idealizzazioni e nemmeno semplici visualizzazioni: qui il riferimento al dektop non ha più ragion d’essere, non siamo più al livello rappresentativo di immagini in RGB, il modello di colori Rosso (Red), Verde (Green) e Blu (Blue) nei dispositivi elettronici, ma al grado di visualizzazione della comunicazione binaria del bianco e nero, basato su di una forte visionarietà delle problematiche contemporanee, che sono (anche) i disastri della guerra, ma soprattutto, in una visione più circoscritta, le problematiche contemporanee della cronaca (l’Unione Europea, il lavoro, Trump), cioè i disastri visti in una situazione di non-guerra (anche se non mancano i riferimenti alla nuova forma del terrorismo internazionale con la raffigurazione tristemente celebre degl’incappucciati dell’ISIS) e gli elementi della cultura contemporanea, a loro modo icone, come il famoso “dito” di Cattelan a Piazza Affari a Milano.

ESSERE CONTINUO PRESENTE è quindi una scorribanda nel lascito iconografico della storia dell’arte, dove l’immagine, che definisce la modernità (questa famosa “civiltà dell’immagine”), paradossalmente vive nella memoria – sua e nostra.

Questo slideshow richiede JavaScript.

ATTILIO FORGIOLI | MARTINA ANTONIONI | DIALOGHI

Federico Rui Arte Contemporanea | 29 novembre 2018 > 18 gennaio 2019

«E’ una cosa che voglio vedere dipinta». Così, con questa lapidaria affermazione di Attilio Forgioli a proposito del soggetto di un suo quadro –non di un quadro in particolare, ma di quel quadro ”universale” che racchiude tutta la sua pittura-, è così, dicevamo, che potremmo racchiudere il senso di questo mostra: due artisti, due generazioni, due produzioni che “dialogano” a partire da presupposti differenti, nel nome dell’immagine che DEVE diventare qualcosa.

Martina Antonioni, classe 1987 e Attilio Forgioli, classe 1933, entrambi inseribili in un post informale “idealtipico” a cavallo dei decenni, ucronico per l’una e diacronico per l’altro.

Per Martina Antonioni il mondo interno è il pretesto per l’immagine, per Attilio Forgioli lo è quello esterno.

In entrambi i casi il soggetto della figurazione è la realtà: “lunga”, storica, reminiscente per l’uno; presente, “quasi-ricordi” autoascritti in prima persona,  per l’altra.

In entrambi i casi, laicamente trasfigurata. In loro, in questi due artisti separati da due generazioni, il quid è: trasformare l’immagine. Perché l’immagine deve diventare un quadro.

Al fondo delle opere di Attilio Forgioli è il senso sacrale dell’esperienza storica relativa alla guerra civile (per inciso, nella “narrativa” pittorica qui esposta si tratta dell’esecuzione di otto carabinieri e otto partigiani, fucilati alle spalle) che insanguinò specialmente il nord Italia all’indomani della caduta del regime fascista (e infatti le sue opere si intitolano Reliquario, Elmetto, Alagna 14-7-44) e nei suoi quadri la morte (Tre cipressi) è disperazione e speranza insieme, come nel Diario di Giovannino Guareschi e in Se questo è un uomo di Primo Levi. Un chiaro e forte NO espresso dall’opera, così titolata, di Martina Antonioni, che fa parlare fra loro passato e presente nel nome della contemporaneità (pensiamo al lungometraggio No dell’artista madrileno Santiago Sierra), dove in filigrana leggiamo la storia di Aaron Swartz, una sorta di Julian Assange ma senza le protezioni, attivista americano coautore delle licenze Creative Commons che usiamo tutti i giorni e strenuo difensore della libertà d’espressione, suicidatosi a 27 anni nel 2013. Anche dalla produzione di Martina Antonioni emerge un “principio speranza”: E non so a chi dirlo e La strategia del tiglio racchiudono un senso di rinascenza, perché anche un fiore appassito, come quello raffigurato nella prima opera succitata, è la premonizione di un possibile rinnovamento pur a partire dalla morte, perché da una foglia nascono più cose (ed è questa la tattica, il legame con quell’albero particolarmente longevo quale è il tiglio), perché gli alberi denotano un senso di protezione e perché, in fin del conto, Gli alberi parlano sempre. Anche in Martina Antonioni abbiamo “una cosa” che lei vuole vedere disegnata, dipinta, raffigurata: la trasformazione dell’immagine di Forgioli passa, qui, da queste macchie di colore prive di distrazioni, di addenda visuali. In effetti, anche qui l’azzeramento totale di quel proscenio che è lo sfondo fa parlare le “cose”. Là, un elmetto, una bomba a mano, qui un fiore, un albero. In entrambi i casi abbiamo una filosofia dell’esistenza in chiave visuale proprio a partire dalle “cose” e dall’esperienza, storica in un caso interiore nell’altro, come è testimoniato dall’opera di Martina Antonioni titolata Quando mi dimentico di esistere, che potremmo racchiudere nella SECOLARE questione del rapporto corpo/mente (Io esisto? Esisto in quanto corpo che agisce? O in quanto mente che pensa? O tutt’e due?), cui Cartesio nel Seicento diede l’abbrivio con la celeberrima quanto paradossale osservazione «Devo badare a non prendere qualcos’altro per me stesso».

Questo slideshow richiede JavaScript.

ENNIO MORLOTTI | FAUSTO PIRANDELLO | ALFIO GIURATO | FIGURE E BAGNANTI

ENNIO MORLOTTI | FAUSTO PIRANDELLO | ALFIO GIURATO | FIGURE E BAGNANTI

Federico Rui Arte Contemporanea – 25 ottobre / 23 novembre 2018

La settimana precedente all’inaugurazione della Fiera che ha il superlativo assoluto del nome, Artissima a Torino, la galleria milanese Federico Rui Arte Contemporanea inaugura una mostra (collettiva, gli artisti son più di due e quand’è cosè la personale diventa legione) non allineata, fuori dal coro, tangente il tempo presente ma non presentissima: ENNIO MORLOTTI | FAUSTO PIRANDELLO | ALFIO GIURATO dice già tutto anch’essa nel nome. Due artisti “storici”, Morlotti e Pirandello e un “giovane, Giurato. Anche qui il tema è quello affrontato da diverse sperimentazioni artistiche nel corso del tempo e dei mezzi espressivi: il corpo. E naturalmente, trattandosi della Federico Rui Arte Contemporanea, il suddetto tema non poteva che essere affrontato sub specie pittura, cioè dal punto di vista della pittura: quella disciplina che i soloni e gli esperti (mai fidarsi degli esperti, né nell’arte né nella finanza né in qualsiasi altro campo dello scibile) ogni tanto danno per morta o morente e che invece è ogni anno presente in gran copia ad ogni rassegna fieristica tranne che ad Artissima.

ENNIO MORLOTTI | FAUSTO PIRANDELLO | ALFIO GIURATO | FIGURE E BAGNANTI
Instagram

Volete sapere per quale ragione non tutti sono pittori? Guardate Alfio Giurato e lo capirete: pittura materica, sì, il tributo a Morlotti è lapalissiano, ma soprattutto pittura CORPOREA. Sono infatti pronto a scommettere che anche Giurato, come Monet, compia molti e diversi movimenti specifici del polso, della mano, del busto, non appena il pennello inizia ad atterrare sulla superficie. Anche un musicista, un chitarrista ad esempio, per produrre i suoi suoni non si limita a tenere le dita a martelletto sulla testiera: a partire dalle regole, non negoziabili per ogni disciplina, si passa alla personalizzazione. Ecco perché ogni suonar che sia degno –e quindi ogni dipingere che sia degno- è assolutamente unico: altro che genio e sregolatezza, è proprio dalla regola che può partire, se c’è, il genio.

Bene, ammesso di poter confidare nelle autoascrizioni di genio di Salvador Dalì, non diciamo che anche Giurato lo sia: ai posteri l’ardua sentenza. Ma per il momento possiamo dire che il confronto con due pezzi da novanta della storia italiana novecentesca della pittura come Morlotti e il meno popolare Pirandello serve proprio a massimizzare il riconoscimento di quel quid che porta il giovane Alfio Giurato nella pittura inattuale: prendete un suo quadro e fingete di proiettarlo nella prima metà del 900 italiano: chi, allora, l’avrebbe detto futurista rispetto alla produzione pittorica dei Grandi di allora? Nessuno. E noi, oggi, che lo vediamo dominare le pareti di una galleria e di uno stand fieristico mentre riceve gli occhi e le parole degli amatori, dei critici, dei giornalisti, dei collezionisti, noi oggi diciamo che rispetto a settant’anni fa lui è archeofuturista (rubo il termone all’intellettuale delinquente Guillaume Faye): Alfio Giurato (non solo lui, ovviamente) riporta la pittura in quest’Italia che vien troppo spesso, di questi tempi, gabbata facendole credere che certi quadri e certi quadroni squillanti che sembrano poster da appendere in cucina e che invece vengono appesi sulle pareti delle gallerione, che questi quadri e quadroni così fru fru siano pittura che vale il prezzo e il successo di pubblico. Capre!,capre!, capre!, capre!…Vittorione, Vittorione…

ENNIO MORLOTTI | FAUSTO PIRANDELLO | ALFIO GIURATO | FIGURE E BAGNANTI
Instagram

Ma torniamo a bomba a Morlotti and Company: in mostra da Federico Rui i corpi di pittura di Giurato dialogano, come un feed back di risposta nel tempo e nello spazio, con i corpi di pittura di Morlotti e Pirandello: Pirandello tormentato, Morlotti cerebrale, Giurato la sintesi. Le donne, la carne di Morlotti sono molto pensate e, per rubare il gergo ai lavoratori del marmo, in lui  «il corpo vuole lavorato», mentre la carne di Pirandello è più tragica, letteraria quasi (forse una recondita eredità creativa?), del resto ha fatto parte della Scuola Romana, che in quanto a tormentati, beh…

Alfio Giurato ne è la sintesi hegeliana, conserva e supera e riporta al tempo presente una pittura che ha poco colore e molti fans, non del tutto inaspettatamente anche da parte della generazione giovane-giovane, quella nata a metà anni Novanta per intenderci e, chissà chissà perché, statisticamente in prevalenza femminile.

ENNIO MORLOTTI | FAUSTO PIRANDELLO | ALFIO GIURATO – FIGURE E BAGNANTI: uno sguardo al passato per esser fedeli al presente, perché l’arte è sempre fedele al presente, altro che sempre contemporanea. E soprattutto perché la pittura ha le sue regole, quando invece troppo spesso vien fatta passare per tale l’incompetenza esposta alle mostre che piacciono alla gente che piace.

Quelle “zanzare pungenti” di Andrea Milano che lasciano il segno

Noseda‘s Art Gallery inaugura la terza esposizione di arte contemporanea con Andrea Milano. La mostra propone ventuno fotografie inedite. Inaugurazione martedì 12 dicembre dalle ore 18:30 presso il Palazzo di Vetro – Noseda’s Art Gallery, piazzale Gerbetto n°6, Como

Tutto è come sembra. La realtà è più ricca di quanto si creda, basta saper guardare e cogliere la bellezza delle mille possibilità in cui le cose si danno allo sguardo. Questo è vero nella foresta incontaminata come nell’ambiente urbano più affollato. Ed è proprio la città, soprattutto in questi ultimi anni di grandi accelerazioni nel modo di comunicare, di creare e di lavorare, che è “risorta” a elemento iconografico e immaginifico d’eccellenza nelle arti visuali.

Noi non inventiamo nulla di nuovo e se vogliamo volgere lo sguardo al passato non dobbiamo nemmeno andare troppo in là negli anni: Umberto Boccioni, “La città che sale“. O, per restare in ambito di…”verticalità”, Antonio Sant’Elia, il teorico della “città futurista”, utopica città “di desiderio”.

E oggi, un secolo dopo, anche se la distanza è di pochi decenni, assistiamo a un rinnovamento nella crescita di queste architetture metropolitane laiche e verticali -ma anche orizzontali, al punto che, guardando i tributi che dagli àmbiti più disparati della creatività e dell’ingegno arrivano a lei, la città, sentiamo l’eco di quanto disse il grande scrittore e pittore Alberto Savinio: “Ascolto il tuo cuore città“.

Si dice (e a ragione. E io lo sostengo da sempre) che, qualunque cosa si voglia dire intorno all’arte contemporanea, da una non si sfugge: fedeltà al presente. Ed infatti, per dirla con uno slogan, ma che in realtà ricalca quanto disse Vittorio Sgarbi nel suo libro “L’arte è contemporanea“, da sempre la migliore arte, quella più significativa, quella che non si ferma all’autoreferenzialità del costruttore d’opera, non si ferma a se stessa ma va oltre sé e giunge a noi. Ognuno la leggerà come gli pare, ma l’opera “passa”, ha fatto il passo in più rispetto al quadro del “pittore dei Navigli” e diventa protagonista, anch’essa, di questo “tempo presente“.

Guardatevi intorno: non vedete come sale e s’allarga, come vive e respira, questo enorme organismo/macchina che è la città? Non sentite come palpitano le sue arterie, coi suoi rumori e i suoi cittadini che corrono, camminano, riposano, fanno e disfanno, mentre intanto la città sale fino a grattare il cielo e s’allarga fino ri-generare il suo proprio tessuto connettivo?

E in mezzo a tutto questo affaccendarsi di vasi sanguigni, in mezzo a questo “metrocorpoin divenire costante, in mezzo a queste “grandi narrazioni” che finiscono sui giornali (per chi ancora li legge), stanno gli attimi che fuggono: è lo spirito della “zanzara pungente”, come ce lo ricorda un fotografo italiano, Maurizio Galimberti, citando Jean Luc Nancy quando ci parla degli scatti di Henri Cartier Bresson, che immortalano un momento unico ed irripetibile, come fa la zanzara quando ci punge cogliendoci in un attimo di sbigottimento.

Ho citato Maurizio Galimberti non solo per il suo ficcante rimando esplicativo artistico/critico, ma anche perché proprio lui, agli inizi di quella che sarebbe stata una grande carriera, “caricava” i suoi scatti di contaminazioni pittoriche, realizzando fotografie dall’aspetto pittorico. E’ quella che io chiamo “pittoricitàdella fotografia. Certo la storia riporta molti esempi di questa “pittoricità“, pensiamo a Franco Fontana e a colei che forse fu la “decana” del “pittoricismo”, Julia Margaret Cameron, ma forse colui che più di tutti ha declinato questa “formula” creativa (anche) come un tributo alla metropoli moderna è stato proprio Maurizio Galimberti, con i suoi “mosaici” di volti, paesaggi, architetture e città.

E la città è il soggetto di questi scatti di Andrea Milano, che possiamo annoverare fra quegli artisti della “nuova ondata” che “sentono” la città non solo nel suo brulicante dinamismo, ma anche nei suoi attimi fuggenti, in quei momenti che sono, appunto, le “zanzare pungenti” che ti colpiscono e volano via.

 Andrea Milano si comporta un po’ come il traduttore con il manoscritto originale: lo traduce, ma anche un po’ lo tradisce, mettendoci del suo non solo per far fronte alle eventuali difficoltà nei passaggi dalla lingua originale, ma anche per conferire al testo un nuovo senso senza tuttavia “alienarlo”.

Negli scatti di Milano avviene la stessa cosa, con la differenza che qui il referente è il mondo là fuori nella sua concreta realtà di tutti i giorni, il mondo “tradotto” ma anche “tradito”: l’artista modifica prospettive, colori, forme, per creare abbinamenti surreali, o meglio, extrareali rispetto alla realtà di tutti i giorni. Dico “extrareali” in luogo di “surreali” perché ad Andrea Milano non interessa quella quota di “superiore realtà” cara ai Surrealisti, in quanto per lui anche la “realtà” che ci consegna attraverso i suoi scatti è a suo modo …reale.

In lui non v’è avversione al mondo “vero”, perché..in realtà (mi perdoni il lettore per questi continui giochetti di parole) riproduce una realtà che è sotto gli occhi di tutti, solo che pochi se ne accorgono. E’ come la lettera rubata nel racconto di Edgar Allan Poe, che tutti cercano e nessuno trova, pur essendo in bella evidenza lì sul tavolo sotto gli occhi di chiunque.

Milano cerca le “lettere rubate”, i dettagli come i ritagliamenti macroscopici, per ri- costruire la realtà attraverso il riflesso.

Una forte connotazione di “pittoricità” caratterizza questa serie di Milano, che ho definito all’insegna del “metrocorpo” in riferimento alla città in divenire: e infatti gli scatti in questione nascono dagli attimi colti in occasione di passaggi in città, durante quelle “punture di zanzara” summenzionate.

Milano cristallizza il fascino evocativo della metropoli con un colpo d’occhio che va oltre l’enfatizzazione di un “metrocorpo” energico e creativo, fissando nella plasticità di immagini riflesse e sovrapposte una realtà vitale e cangiante, immortalandola in attimi di estetica sospensione: le immagini si stagliano sulla città che corre via, mentre lui guarda il mondo là fuori con occhio estetico e ne coglie gli attimi irripetibili e concomitanti, le ormai famose “punture di zanzara”,  perché tutto è lì, davanti a noi come la letteraria “lettera rubata” di Poe.

In particolare il Nostro de-costruisce e ri-costruisce la realtà  sovrapponendo le immagini che si offrono allo sguardo in quegli attimi irripetibili: è il suo “togliere e rimettere” rispetto all’iperrealismo in arte visuale, cancellare e ri-costruire le forme  in un fare fotografia in quanto “pittoricismo”, enfatizzando i campi di colore saturandoli e fissando ab aeterno quei riflessi che si danno allo sguardo mettendo “fra parentesi” la realtà che tutti (non) guardano.

Molti elementi concorrono a determinare la carta d’identità della produzione d’arte di Andrea Milano: la metropoli e il suo movimento, la de-costruzione e distorsione dell’immagine enfatizzando il micro quanto il macro, la “pittoricità” della stessa attraverso la saturazione del colore e la giustapposizione degli elementi della composizione.

E poi ci sono gli elementi ricorsivi, come ad esempio i manichini e la presenza/assenza della figura umana. Vediamone alcuni.

Iniziamo con questo scatto (le opere di Milano sono tutte “Untitled”, non per “noia” dell’autore ma per prendere il più possibile le distanze da involontari instradamenti causati dai titoli):

_DSC5624b.jpg

Volevate l’irrealtà? Ebbene, non vi sembra un paesaggio lunare visto di sotto in su con una forte decontestualizzazione temporale? Che ci fa un uomo del 2017 (vedi il tipo di calzature), con un tatuaggio sulla caviglia, che fluttua a rovescio sulla Luna?

E a proposito di tatuaggi:

_DSC5260.jpg

Non vi ricorda, questo manichino, certi “tatuaggi” del body painting africano?

Guardando queste foto ci sembra di stare in un mondo alieno, ma non “cattivo”, non “spaventoso”. Al massimo perturbante. E non potrebbe essere altrimenti, visto che fin qui stiamo parlando di manichini, che nella psiche (e nella storia della psiche) stanno al perturbante come Dario Argento sta al cinema.

Consideriamo per esempio questi scatti:

Come direbbero i Latini, qui siamo in “medias res”: restando in ambito cinematografico, vengono in mente le bellissime, magistrali, splendide scene nel film del grande Mario Bava, con una fotografia molto pittorica, appunto (il seguente è un frame del film “Sei donne per l’assassino”):

vlcsnap-2015-04-15-10h01m42s146

Usiamo un aggettivo molto poco usato nell’arte contemporanea, perché considerato troppo “semplice”, ma, come insegnava il filosofo inglese Guglielmo di Occam, “non moltiplicare gli elementi più del necessario”: bello. pertanto in questa occasione ricorreremo a questa parola ostracizzata riferendoci alla produzione di Milano e definendola “bella”, talvolta (come in queste opere appena prese in esame) intrinsecamente connessa a quell’elemento “perturbante” che spesso nella storia dell’arte e del gusto è associato al bello.

Prendiamo come esempio quest’opera:

_DSC5267.jpg

Pure in questo caso abbiamo degli interessanti rimandi cinematografici, ma il pensiero corre anche alla storia della pittura e, sempre per restare in tema di…inquietudine, non possiamo non riandare alle “Muse inquietanti” di De Chirico:

The_Disquieting_Muses

Andrea Milano qui, almeno qui, non espone i tratti identitari dei “viventi la metropoli”, ma ci mostra piuttosto coloro che ne potrebbero essere  i “proprietari assenti”: risultato bellissimo e inquietantissimo, non disgiunto da una certa “atmosfericità” erotica, propria dell’oggetto “manichino”, immersa in un caleidoscopio di colori proteiforme e magmatico.

Ho parlato di “plasticità” in riferimento alle immagini dell’artista, con una  “strizzatina d’occhio” ai “Valori plastici” di cui parlava il pittore e collezionista Mario Broglio nella sua rivista detta appunto “Valori plastici” dedicata alla pittura metafisica d’inizio Novecento. E’ la “pittoricità” di Milano, che emerge in modo particolare qui ad esempio:

, dove da un lato i vortici di colore ricordano la spatola che in pittura si distende sulla tela e dall’altro la “vaporosità” rimanda a certa pittura americana “old fashion”, con un sovrappiù di rappresentazione  “radiografica” occasionata dalla giustapposizione dell’immagine arborea che “finge” di essere la colonna vertebrale del soggetto raffigurato.

Pittoricità” che si ripete qui, dove i colori sembrano le campiture di un acrilico su tela:

_DSC6220.jpg

, mentre la fotografia “ritorna” qui:

_DSC7260.jpg

, con un forte accento di “classicità” dato dall’armonizzazione coloristica e dalla distribuzione della luce.

Una fotografia “pura”, diremmo, tenendo conto però del fatto che qui col termine “pura” non intendiamo riferirci alla fotografia “nuda e cruda” senza postproduzione, ma alla “fotografia-fotografia” dell’universo di Andra Milano, cioè a quegli scatti dove la pittoricità lascia il passo a suggestioni in cui gli elementi “estranei” vengon meno. Esempi?

, dove, ancora, osserviamo la decontestualizzazione di elementi di natura inseriti in un ambito nuovo con un conseguente nuova produzione di senso, ciò che è evidente nell’opera riprodotta a destra e che si accompagna per reminiscenza a un’altra opera della serie che abbiamo già incontrato:

_DSC4869.jpg

Andrea Milano ci porta quindi in un’altra realtà, stando sempre nella realtà della metropoli: i riflessi, le sovrapposizioni di immagini, modificano prospettive e immagini per restituirci una realtà “diversa” da quella da cui, pure, ha origine, dove l’elemento umano a volte è estruse e altre è invece più che presente, come in questo caso

_DSC70652b.jpg

, sospesa a mezz’aria fra cielo e terra, fra fotografia e “pittoricità”, forse a “risarcire”, con quella disinvolta strizzatina d’occhio, quelle sensazioni di “perturbazione”  e di “mancanza di cose umane” e che pure sono sempre così…belle, nascoste allo sguardo eppure reali, nella città moderna in continuo divenire.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Giacomo Vanetti, FOTOFINISH, stampa digitale da originale negativo B/N, 20x105cm, 2011

GIACOMO VANETTI | FOTOFINISH

Fotofinish. Non solo, ma anche. Distorsione dell’immagine e dilatazione del tempo, deformazione della figura e sua fissazione ab aeterno nel circolo della rappresentazione, che nella fattispecie prende la forma della corrispondenza biunivoca tra il soggetto guardato e l’occhio che guarda. Giacomo Vanetti realizza una produzione d’arte che si rinnova restando fedele a se stessa: è il circolo dell’eterno ritorno, fottuto a Nietzsche e prima di lui ai precursori orientali del pensiero occidentale. Con Fotofinish troviamo espressa l’idea del doppio, il doppelgänger ridotto come un film in un unico fotogramma, dove la figura in movimento diventa “cosa” fissa e sussistente su un’unica superficie. E noi guardiamo, coinvolti nel gioco di spettri, alla ricerca del proprietario assente della loro corporeità.

Le mie fotografie sono il risultato di un processo laborioso, perché io stesso sono un processo molto laborioso. In passato la distorsione dell’immagine mi è stata utile per nascondere la bellezza della stessa, per creare una distanza tra opera e osservatore in modo tale che solo chi abbia voglia e capacità di approfondire possa cogliere il messaggio. Ma non è solo quello. ll graffio è dolore, lo sfocato indecisione, il buio paura e la ripetizione monotonia. Tutti aspetti della mia persona che si manifestano nella mia produzione artistica e dai quali non riesco a prescindere

Le sporcature sono la mia poetica e servono a rappresentare i difetti, miei e dell’umanità, rendendoci e rendendosi, per me, più attraenti. Mi piace pensare che le fotografie – e in realtà tecnicamente è così – abbiano una loro vita, logicamente influenzata dal mio intervento, che si evolve autonoma nel tempo e nello spazio e che spesso le “sporcature”, ne influenzino lo sviluppo. Da qui la scelta di utilizzare prodotti come candeggina, pellicole e carte scadute, materiali difettosi (come me) e così via; prodotti sui quali, a parte il diritto di scelta esercitato in principio, non ho più nessun potere una volta realizzate

Leggi anche l’intervista kritika

 

Giacomo Vanetti nasce a Varese nel 1974. Vive e lavora a Varese.
Laureato presso il Politecnico di Milano e diplomato all’ Istituto Italiano di Fotografia di Milano si occupa di fotografia di ricerca legata al mezzo fotografico e a tecniche di elaborazione analogica e digitale. Ha partecipato a esposizione personali e collettive in Italia, Spagna, Francia e Svizzera

Maurizio L'Altrella, Dream # 1. I’m Julius. Julius in the Eden garden, 2016, olio su tela, cm 120x150

Maurizio L’Altrella | Shaman

Galleria Rubin | 17-05-17

Iniziamo dal titolo: Landness denota un’astrazione, nella fattispecie un “posto” che non esiste fisicamente ma solo idealmente. Potremmo tradurlo, inventando il corrispettivo neologismo in Italiano, con “terrestrità”.

Sottesa al titolo è dunque la visione di “qualcosa” che sta al di là (o forse in mezzo) fra il naturale e l’extranaturale. Questo non-territorio esiste per modo di dire, cioè “all’interno” di queste opere scelte di Maurizio L’Altrella. Esso rappresenta il”posto” in cui l’artista connota i soggetti dei suoi quadri, un “posto” tutto per loro, la “territà” o “terrestrità”: tu chiamala condizione dello spirito, se vuoi.

I soggetti dipinti da L’Altrella, in massima parte animali ma anche umani, non sono esseri mitologici: inutile quindi scavare nella memoria per cercare di associarli a qualche tradizione culturale. Dipinte in maniera deformata e distorta, queste creature sono essenzialmente simboliche e hanno un valore che trascende l’appartenenza a specifiche civiltà.

Se volessimo rapportarle il più vicino possibile a noi, potremmo dire che queste figure assolvono alla stessa funzione ieratica del sacerdote, termine medio fra terra e cielo, fra divino e terrestre.

O, per svincolare il rimando esplicativo a una cultura troppo specifica, i soggetti di L’Altrella sono come sciamani: questo riferimento religioso all’ “antico”, all’ “altro”, ci è utile perché ci connette immediatamente a una nostra funzione conoscitiva “primitiva” e ancestrale, non scomparsa nel corso dell’evoluzione, ma certamente “nascosta” dalle progressive applicazioni della tecnica e che ci accomuna tutti, animali umani e non umani.

Per il modo in cui L’Altrella costruisce l’immagine, i soggetti raffigurati perdono la propria matericità in alcune parti: sono distorti, offuscati, in alcuni punti fanno addirittura pensare a una struttura molecolare che permea di sé tutti i nessi della materia vivente che abbiamo davanti agli occhi quando guardiamo questi quadri, per cui il territorio (o meglio, il non-territorio) che ci si apre davanti, questo “ambiente” spesso privo d’orizzonte che denota un senso di prossimità in cui succede qualcosa in continuazione, un rapporto fra il qui e l’altrove; questo territorio, si diceva, ci sembra vivo quasi quanto i soggetti che lo abitano. Al punto che esso stesso E’ il soggetto, si fa soggetto, secondo uno rapporto compenetrazione di figura e sfondo, come se tutta la materia fosse intrinsecamente materia in atto, materia vivente.

Abbiamo quindi a che fare con opere composte, non tanto nel senso della composizione dell’immagine, ma nel senso relativo all’equilibrio fra i colori, che denota un non-dissolvimento (come nel termine greco per significare la verità, aletheia (ἀλήθεια),letteralmente non-nascondimento).

Dal punto di vista cromatico, Landness è una mostra “duale”: i toni dominanti sono i marroni e gli azzurri da un lato e i marroni e i rossi dall’altro, il che riporta a zone molto circoscrivibili geograficamente, nordiche nel primo caso e mediterranee nell’altro.

Attraverso questa dualità si dispiega il passaggio artistico, disciplinare, di Maurizio L’Altrella, dal buio alla luce: è il cambiamento della tavolozza, che dai toni scuri delle mostre NERO e Come in cielo così in terra, da me curate (e di quest’ultima, in questa occasione espositiva conserviamo due esemplari) è giunta alla dimensione proteiforme e magmatica delle cromie attuali, rispetto alla quale le opere in mostra rappresentano il passaggio. O, per restare in ambito religioso, il rito di passaggio.

Chiara e il suo tempo

Sabato 21 gennaio 2017, Piccola Galleria, via Matteotti 11, Bassano del Grappa (VI)

CHIARA SORGATO. IDOLI DELLA MENTE

La Chiesa […] non ha ancora sufficientemente compreso questo problema del contrasto fra il Logos (così come ce ne parla il Prologo di Giovanni 1, 1-18) e le immagini, gli eidola, anche se a livello pragmatico si serve ormai ampiamente dei nuovi strumenti della suggestione, cioè di immagini, simboli ambivalenti, video e internet, per fare presa sulle masse a livello emotivo.

Così il teologo domenicano Wolfgang Spindler al quotidiano Il Foglio su un tema di attualità non strettamente connesso con l’arte (l’aspirazione suicida della Chiesa a fronte della crescita esponenziale della secolarizzazione) e che tuttavia inquadra perfettamente il senso della produzione di Chiara Sorgato: il potere delle immagini, l’affievolimento della parola e la conseguente fallacia della comunicazione e del pensiero nell’era Internet.

A questo aggiungete la diffusione invasiva dell’autoritarismo culturale che impone la mordacchia alle voci fuori dal coro mainstream, la proliferazione della cosiddetta “post verità” a livello di informazione di massa, lo slittamento civile dei generi e della famiglia e la sconvolgente precarietà di un’identità religiosa, filosofica, politica da sempre caratteristica dell’Occidente e ora messa in discussione dall’incontro/scontro con culture altre e avrete un’interessante introduzione al valore iconologico dei quadri di Chiara Sorgato.

Innanzitutto, rispondiamo alla domanda che sorge spontanea nei nostri lettori: cosa significa l’aggettivo “iconologico”? Detto in breve, l’iconologia è una disciplina critico/filosofica, nata nel Seicento con Cesare Ripa e attualizzata nel Novecento da Aby Warburg e Erwin Panofsky, che mai come ora si rivela uno strumento utilissimo per entrare in sintonia con quelle opere d’arte che spesso originano sulle nostre teste il disegno di un enorme punto di domanda (perché, se accettiamo l’orinatoio di Duchamp, allora ci è chiaro il senso di tutta l’arte contemporanea): l’orinatoio è l’orinatoio-e-basta nella noiosa vita di tutti i giorni, ma cessa di esserlo quando lo vediamo in un contesto artistico (anche se il suddetto arnese non fu mai esposto, detto inter nos) e ci lasciamo convincere dal suo creatore e dai cosiddetti operatori culturali che lì il suo significato cambia.

Non a caso, una celebre raccolta di scritti di Erwin Panofsky si intitolava Il significato nelle arti visive  e ci (di)mostrava come il soggetto o il significato di un quadro fosse altro dal suo valore formale: da un lato la figura, chiara ed evidente (il ritratto di Enrico VIII raffigura Enrico VIII), dall’altro quello simbolico, tutto da interpretare (il ritratto di Enrico VIII raffigura Enrico VIII ma rappresenta qualcos’altro).

Le opere di Chiara Sorgato rispondono allo stesso tipo di analisi: il soggetto ci è evidente, ma il suo valore formale va sviscerato. Nessun messaggio in codice (se non quello artistico) e nessun segreto per iniziati: l’arte della Sorgato parla di noi e della nostra condizione, nell’era dell’informazione ipertrofica e della messa in discussione di valori e usi e costumi.

Metteremo allora in moto un processo ermeneutico per un’analisi delle storie, delle immagini e delle “allegorie” di una selezione di opere scelte (perché qui come non mai vale l’assunto della parte per il tutto), scoprendone così non solo il senso, ma anche l’appartenenza a un tempo che è anche il nostro: come disse Sgarbi, l’arte è sempre contemporanea.

Tutto il lavoro della Sorgato è dedicato al pregiudizio nel senso semplice della parola: la nostra incapacità e non-volontà di uscire dalla griglia concettuale preimpostata dal chiacchiericcio dominante. Il pregiudizio è come una gabbia nella quale ci siamo autoreclusi (e forse molti di noi non sanno di essere chiusi all’interno di schemi precostituiti). Stiamo parlando di pregiudizi in senso lato culturali, che abbracciano un po’ tutti gli ambiti, da Internet all’immigrazione al rapporto fra i sessi.

Al punto che, sulla scorta del filosofo Francesco Bacone, potremmo parlare di veri e propri idoli della mente che rendono difficile l’accesso alla verità (o alle cose come effettivamente stanno): false nozioni che sedimentano nelle nostre teste, un po’ perché siam fatti così e un po’ perché ce le siamo create noi. In entrambi i casi, proprio a causa di questi idoli/pregiudizi navighiamo costantemente nell’opinione e nel falso dogmatismo.

Un’ironia tagliente è una costante nel lavoro di Chiara Sorgato: lo possiamo considerare come una grande metafora ironica. I temi trattati sono le grandi e piccole narrazioni dell’attualità, che i nostri “eredi” leggeranno sui libri di storia e sui giornali (se mai si continuerà a stampare sulla cara vecchia carta). In queste narrazioni contemporanee  si sviluppano i nostri pregiudizi, i nostri “idoli”, inquadrabili in due gruppi: il sacro e il profano (inutile aggiungere che le suddette categorie confluiscono l’una nell’altra in un’unica specie di affresco).

Un esempio di pregiudizio è la verginità e almeno due opere ne parlano: L’obelisco delle vergini e Un quadretto familiare.

obelisco-delle-verginiolio-su-tela-140x100cm2016
obelisco delle vergini,olio su tela 140x100cm,2016

Nella prima, forme fitomorfiche (volti d’infanti con sembianti di pianta e vegetali) si avviluppano inanellandosi a fanciulle desnude lungo una sorta di obelisco che si innalza su una terra vista come dallo spazio, verso un cielo striato di colori rossi e marmorei.

chiara sorgato, chiara sorgato mostra, chiara sorgato emanuele beluffi, chiara sorgato mostra bassano del grappa, chiara sorgato idoli mente, chiara sorgato idola, emanuele beluffi critico d&39#;arte, emanuele beluffi il giornale, emanuele beluffi il giornale off, emanuele beluffi critico, emanuele beluffi kritika, emanuele beluffi intervista, marla lombardo intervista emanuele beluffi, kritika, kritikaonline, Milano, arte, contemporanea, emanuele beluffi, emanuele beluffi kritika, beluffi kritika, beluffi critico, milano, eventi milano, notizie milano, pittura, scultura, performance, installazione, artisti, artista, performing arts, intervista, lifestyle, sagre, sport, vita notturna, food, drink, musica, spettacoli, serate, art exhibitions, arte, arte contemporanea, arte moderna e contemporanea, gallerie arte contemporanea, gallerie d'arte, pittura italiana, pittura contemporanea, pittura figurativa, pittura italiana contemporanea, arte, arte contemporanea, arte italiana contemporanea, arte figurativa, ARTE, ARTE CONTEMPORANEA, PROMOZIONE, GIOVANI ARTISTI,STAGE, ARCHIVIO, ARTISTI, BIBLIOTECA, CONTEMPORANEA, DOCUMENTAZIONE, RICERCA, VIDEO, DIDATTICA, MOSTRA, MOSTRE, PROGETTI, INTERNSHIP, NUOVE TECNOLOGIE, mostre, gallerie, artisti, blog, emanuele, beluffi, eventi Milano, news d'arte, attualità, design, moda, fotografia, artisti, pittura, fotografia, emanuele beluffi critico d&39#;arte, milano, eventi milano, notizie milano, pittura, scultura, performance, installazione, artisti, artista, performing arts, intervista, lifestyle, sagre, sport, vita notturna, food, drink, musica, spettacoli, serate, art exhibitions, arte, arte contemporanea, arte moderna e contemporanea, gallerie arte contemporanea, gallerie d'arte, pittura italiana, pittura contemporanea, pittura figurativa, pittura italiana contemporanea, arte, arte contemporanea, arte italiana contemporanea, arte figurativa, contemporary art, artist, museum, gallery, international, Italy, Milan, exhibition, international, Italy, Milan, exhibition, arte, arte contemporanea, concerti, fiere, mostre, cultura, rivista, magazine, edicola, abbonamento, emanuele beluffi, milano, milano arte, milano eventi, inaugurazioni milano, kritika, kritikaonline, emanuele beluffi, kritika beluffi, arte, arte contemporanea, mostre d'arte, eventi d'arte, mostre, festival, architettura, design, art, contemporary art, recensioni mostre, exhibitions, art in italy, arte in italia, mostre in italia, Street Art,Illustration,Graffiti, Graffiti Art,Graffiti, Murals, Murals, Toys,Sneakers, Painting, Painters, Reader Art, Dark Arts, Photography, Poster Art, Comic Art, Comic Books, Car Culture, PrisonArt, Animation, Anime, Sculpture, Installation, Fashion, Fashion Art, Film,Film Art,Street installation, Prison art, Music, Video Art, Music Video Art,Lowbrow,Newbrow,Contemporary Art,Gothic ,san francisco art scene, san francisco art community, sf art scene, sf art, sf art galleries, san francisco art galleries, new york art scene, new york art community, nyc art, nyc art galleries, Nike, Los Angeles Art, los angeles art galleries, los angeles art scene, vans, incisione, computer grafica, architettura, land art, scultura, letteratura, design, arte tessile, videoarte, motore di ricerca, libri, libro, recensione, recensioni, cultura, terza pagina, letteratura, narrativa, poesia, racconti, saggi, saggistica, scrittori, autori, biblioteca, letterario, critica letteraria, autore,titolo, editore, autore della recensione, art, culture, art books, art, artforum, cinema, coffee table, contemporary, criticism, books, culture, fiction forecast, fiction, film studies, film, forum, gender, international, visual arts, C O,, nuova figurazione, nuova figurazione italiana, artista italiano, artisti italiani, paesaggio, paesaggio urbano, vissuto urbano, citt�, architettura, cantieri urbani, archeologia industriale, rappresentazione della realt�, pittore italiano, pittore italiano di cantieri, pittore italiano di paesaggi urbani, pittore italiano di citt�, quadri di cantieri, rappresentazioni di cantieri, quadri di vedute urbane, quadri di metropoli, vedute di metropoli, rappresentazioni di palazzi, pittore comasco, palazzi, vedute urbane, cantieri, gru, painting, Italian painting, contemporary painting, figurative painting, contemporary Italian painting, art, contemporary art, contemporary Italian art, figurative art, new figuration, new Italian figuration, Italian artists, landscape, city landscape, city lived, city, architecture, yards, urban yards, construction yards, industrial archaeology, representation of the truth, Italian painter, Italian artist, Italian painter of cities, Italian landscape painter, Italian painter of yards, paintings of yards, representation of yards, paintings of urban landscape, city paintings, representation of buildings, buildings, kritika, kritikaonline, Milano, arte, contemporanea, emanuele beluffi, emanuele beluffi kritika, beluffi kritika, beluffi critico, mostre, gallerie, artisti, blog, emanuele, beluffi, eventi Milano, news d'arte, attualità, design, moda, fotografia, artisti, pittura, fotografia, contemporary art, artist, museum, gallery, international, Italy, Milan, exhibition, , international, Italy, Milan, exhibition, arte, arte contemporanea, concerti, fiere, mostre, cultura, rivista, magazine, edicola, abbonamento, emanuele beluffi, milano, milano arte, milano eventi, inaugurazioni milano, kritika, kritikaonline, emanuele beluffi, kritika beluffi, arte, arte contemporanea, mostre d'arte, eventi d'arte, mostre, festival, architettura, design, art, contemporary art, recensioni mostre, exhibitions, art in italy, arte in italia, mostre in italia, Street Art,Illustration,Graffiti, Graffiti Art,Graffiti, Murals, Murals, Toys, Sneakers, Painting, Painters, Reader Art, Dark Arts, Photography, Poster Art, Comic Art, Comic Books, Car Culture, Prison Art, Animation, Anime,Sculpture,Installation,Fashion,Fashion Art, Film, Film Art, Street installation, Prison art, Music, Video Art, Music Video Art, Lowbrow, Newbrow, Contemporary Art,Gothic ,san francisco art scene, san francisco art community, sf art scene, sf art, sf art galleries, san francisco art galleries, new york art scene, new york art community, nyc art, nyc art galleries, Nike, Los Angeles Art, los angeles art galleries, los angeles art scene, vans, incisione, computer grafica, architettura, land art, scultura, letteratura, design, arte tessile, videoarte, motore di ricerca, libri, libro, recensione, recensioni, cultura, terza pagina, letteratura, narrativa, poesia, racconti, saggi, saggistica, scrittori, autori, biblioteca, letterario, critica letteraria, autore,titolo, editore, autore della recensione, art, culture, art books, art, artforum, cinema, coffee table, contemporary, criticism, books, culture, fiction forecast, fiction, film studies, film, forum, gender, international, visual arts, C O,, nuova figurazione, nuova figurazione italiana, artista italiano, artisti italiani, paesaggio, paesaggio urbano, vissuto urbano, citt�, architettura, cantieri urbani, archeologia industriale, rappresentazione della realt�, pittore italiano, pittore italiano di cantieri, pittore italiano di paesaggi urbani, pittore italiano di citt�, quadri di cantieri, rappresentazioni di cantieri, quadri di vedute urbane, quadri di metropoli, vedute di metropoli, rappresentazioni di palazzi, pittore comasco, palazzi, vedute urbane, cantieri, gru, painting, Italian painting, contemporary painting, figurative painting, contemporary Italian painting, art, contemporary art, contemporary Italian art, figurative art, new figuration, new Italian figuration, Italian artists, landscape, city landscape, city lived, city, architecture, yards, urban yards, construction yards, industrial archaeology, representation of the truth, Italian painter, Italian artist, Italian painter of cities, Italian landscape painter, Italian painter of yards, paintings of yards, representation of yards, paintings of urban landscape, city paintings, representation of buildings, buildings
un quadretto familiare,mista su cartoncino r60cm 2015

Un ragionamento sul matrimonio che si rinnova, in maniera ancor più elaborata, nella seconda opera succitata, dove peraltro è massima l’ironia di Chiara Sorgato. Qui i personaggi operano una vera e propria rappresentazione teatrale: in primo piano una coppia di sposi, lei è scollacciata e visibilmente incinta e lui, fisso e sussistente al suo fianco, estrae dalla zona genitale un serpe rosso sangue. A sinistra i genitori della sposa danno luogo a un’ulteriore messinscena: il padre schiaffeggia con la mano aperta le natiche della madre, mentre sulla destra del quadro una fanciulla si nasconde sotto la tunica di un sacerdote. Ai lati della composizione due santi, un uomo e una donna: lei si pugnala alla gola, lui i genitali. L’onore e il disonore, matriarcato versus patriarcato, la “proprietà” del corpo e la fallacia di valori codificati lungo tradizioni e abitudini, l’incertezza di un’idea di società creduta universale ma in realtà votata alla relatività del giudizio. Gli articoli di giornale sono prodighi di episodi di tal fatta: fidanzate che perdonano il proprio aguzzino e adolescenti che si tolgono la vita per la separazione dei propri genitori, senza contare i vari delitti d’onore di cui la cronaca è piena.

E poi, i meno giovani tra noi si ricorderanno certamente dell’epoca in cui la Chiesa teneva in gran conto la verginità prima del matrimonio (e il matrimonio stesso), secondo un “discorso” in difesa della famiglia “tradizionale” che ora si contrappone alle unioni di fatto, come nel quadro dal titolo Il ruolo sacro.

il-ruolo-sacro-mista-su-cartoncino-ovale-49x37cm2016
il ruolo sacro-mista su cartoncino (ovale) 49x37cm,2016

Qui l’ironia di Chiara Sorgato è palese . Oggetto: la maternità. Soggetto: due donne, vessillifere di uno stendardo color rosa e abbracciate l’una all’altra sul dorso di un cavalluccio marino. Interpretazione: il ruolo sacro della femmina (attenzione: la femmina, non la donna…”dis/animalizzata”) si ribalta nella condizione laica. Indizio iconologico: il cavalluccio marino su cui le due donne (anzi le due femmine) siedono appartiene a uno “strano” genere di natura, “scandalo” biologico come quel batrace chiamato Axolotl che si riproduce allo stato larvale. Il ruolo sacro enfatizza a livello simbolico il riferimento alla recente legge sulle unioni civili e alla discussione sulla maternità surrogata (appunto, il sacro s’è fatto laico), nel pieno di uno scandalo non più biologico ma sociale. Ma è solo un problema di tipo informativo.

chiara sorgato, chiara sorgato mostra, chiara sorgato emanuele beluffi, chiara sorgato mostra bassano del grappa, chiara sorgato idoli mente, chiara sorgato idola, emanuele beluffi critico d&39#;arte, emanuele beluffi il giornale, emanuele beluffi il giornale off, emanuele beluffi critico, emanuele beluffi kritika, emanuele beluffi intervista, marla lombardo intervista emanuele beluffi, kritika, kritikaonline, Milano, arte, contemporanea, emanuele beluffi, emanuele beluffi kritika, beluffi kritika, beluffi critico, milano, eventi milano, notizie milano, pittura, scultura, performance, installazione, artisti, artista, performing arts, intervista, lifestyle, sagre, sport, vita notturna, food, drink, musica, spettacoli, serate, art exhibitions, arte, arte contemporanea, arte moderna e contemporanea, gallerie arte contemporanea, gallerie d'arte, pittura italiana, pittura contemporanea, pittura figurativa, pittura italiana contemporanea, arte, arte contemporanea, arte italiana contemporanea, arte figurativa, ARTE, ARTE CONTEMPORANEA, PROMOZIONE, GIOVANI ARTISTI,STAGE, ARCHIVIO, ARTISTI, BIBLIOTECA, CONTEMPORANEA, DOCUMENTAZIONE, RICERCA, VIDEO, DIDATTICA, MOSTRA, MOSTRE, PROGETTI, INTERNSHIP, NUOVE TECNOLOGIE, mostre, gallerie, artisti, blog, emanuele, beluffi, eventi Milano, news d'arte, attualità, design, moda, fotografia, artisti, pittura, fotografia, emanuele beluffi critico d&39#;arte, milano, eventi milano, notizie milano, pittura, scultura, performance, installazione, artisti, artista, performing arts, intervista, lifestyle, sagre, sport, vita notturna, food, drink, musica, spettacoli, serate, art exhibitions, arte, arte contemporanea, arte moderna e contemporanea, gallerie arte contemporanea, gallerie d'arte, pittura italiana, pittura contemporanea, pittura figurativa, pittura italiana contemporanea, arte, arte contemporanea, arte italiana contemporanea, arte figurativa, contemporary art, artist, museum, gallery, international, Italy, Milan, exhibition, international, Italy, Milan, exhibition, arte, arte contemporanea, concerti, fiere, mostre, cultura, rivista, magazine, edicola, abbonamento, emanuele beluffi, milano, milano arte, milano eventi, inaugurazioni milano, kritika, kritikaonline, emanuele beluffi, kritika beluffi, arte, arte contemporanea, mostre d'arte, eventi d'arte, mostre, festival, architettura, design, art, contemporary art, recensioni mostre, exhibitions, art in italy, arte in italia, mostre in italia, Street Art,Illustration,Graffiti, Graffiti Art,Graffiti, Murals, Murals, Toys,Sneakers, Painting, Painters, Reader Art, Dark Arts, Photography, Poster Art, Comic Art, Comic Books, Car Culture, PrisonArt, Animation, Anime, Sculpture, Installation, Fashion, Fashion Art, Film,Film Art,Street installation, Prison art, Music, Video Art, Music Video Art,Lowbrow,Newbrow,Contemporary Art,Gothic ,san francisco art scene, san francisco art community, sf art scene, sf art, sf art galleries, san francisco art galleries, new york art scene, new york art community, nyc art, nyc art galleries, Nike, Los Angeles Art, los angeles art galleries, los angeles art scene, vans, incisione, computer grafica, architettura, land art, scultura, letteratura, design, arte tessile, videoarte, motore di ricerca, libri, libro, recensione, recensioni, cultura, terza pagina, letteratura, narrativa, poesia, racconti, saggi, saggistica, scrittori, autori, biblioteca, letterario, critica letteraria, autore,titolo, editore, autore della recensione, art, culture, art books, art, artforum, cinema, coffee table, contemporary, criticism, books, culture, fiction forecast, fiction, film studies, film, forum, gender, international, visual arts, C O,, nuova figurazione, nuova figurazione italiana, artista italiano, artisti italiani, paesaggio, paesaggio urbano, vissuto urbano, citt�, architettura, cantieri urbani, archeologia industriale, rappresentazione della realt�, pittore italiano, pittore italiano di cantieri, pittore italiano di paesaggi urbani, pittore italiano di citt�, quadri di cantieri, rappresentazioni di cantieri, quadri di vedute urbane, quadri di metropoli, vedute di metropoli, rappresentazioni di palazzi, pittore comasco, palazzi, vedute urbane, cantieri, gru, painting, Italian painting, contemporary painting, figurative painting, contemporary Italian painting, art, contemporary art, contemporary Italian art, figurative art, new figuration, new Italian figuration, Italian artists, landscape, city landscape, city lived, city, architecture, yards, urban yards, construction yards, industrial archaeology, representation of the truth, Italian painter, Italian artist, Italian painter of cities, Italian landscape painter, Italian painter of yards, paintings of yards, representation of yards, paintings of urban landscape, city paintings, representation of buildings, buildings, kritika, kritikaonline, Milano, arte, contemporanea, emanuele beluffi, emanuele beluffi kritika, beluffi kritika, beluffi critico, mostre, gallerie, artisti, blog, emanuele, beluffi, eventi Milano, news d'arte, attualità, design, moda, fotografia, artisti, pittura, fotografia, contemporary art, artist, museum, gallery, international, Italy, Milan, exhibition, , international, Italy, Milan, exhibition, arte, arte contemporanea, concerti, fiere, mostre, cultura, rivista, magazine, edicola, abbonamento, emanuele beluffi, milano, milano arte, milano eventi, inaugurazioni milano, kritika, kritikaonline, emanuele beluffi, kritika beluffi, arte, arte contemporanea, mostre d'arte, eventi d'arte, mostre, festival, architettura, design, art, contemporary art, recensioni mostre, exhibitions, art in italy, arte in italia, mostre in italia, Street Art,Illustration,Graffiti, Graffiti Art,Graffiti, Murals, Murals, Toys, Sneakers, Painting, Painters, Reader Art, Dark Arts, Photography, Poster Art, Comic Art, Comic Books, Car Culture, Prison Art, Animation, Anime,Sculpture,Installation,Fashion,Fashion Art, Film, Film Art, Street installation, Prison art, Music, Video Art, Music Video Art, Lowbrow, Newbrow, Contemporary Art,Gothic ,san francisco art scene, san francisco art community, sf art scene, sf art, sf art galleries, san francisco art galleries, new york art scene, new york art community, nyc art, nyc art galleries, Nike, Los Angeles Art, los angeles art galleries, los angeles art scene, vans, incisione, computer grafica, architettura, land art, scultura, letteratura, design, arte tessile, videoarte, motore di ricerca, libri, libro, recensione, recensioni, cultura, terza pagina, letteratura, narrativa, poesia, racconti, saggi, saggistica, scrittori, autori, biblioteca, letterario, critica letteraria, autore,titolo, editore, autore della recensione, art, culture, art books, art, artforum, cinema, coffee table, contemporary, criticism, books, culture, fiction forecast, fiction, film studies, film, forum, gender, international, visual arts, C O,, nuova figurazione, nuova figurazione italiana, artista italiano, artisti italiani, paesaggio, paesaggio urbano, vissuto urbano, citt�, architettura, cantieri urbani, archeologia industriale, rappresentazione della realt�, pittore italiano, pittore italiano di cantieri, pittore italiano di paesaggi urbani, pittore italiano di citt�, quadri di cantieri, rappresentazioni di cantieri, quadri di vedute urbane, quadri di metropoli, vedute di metropoli, rappresentazioni di palazzi, pittore comasco, palazzi, vedute urbane, cantieri, gru, painting, Italian painting, contemporary painting, figurative painting, contemporary Italian painting, art, contemporary art, contemporary Italian art, figurative art, new figuration, new Italian figuration, Italian artists, landscape, city landscape, city lived, city, architecture, yards, urban yards, construction yards, industrial archaeology, representation of the truth, Italian painter, Italian artist, Italian painter of cities, Italian landscape painter, Italian painter of yards, paintings of yards, representation of yards, paintings of urban landscape, city paintings, representation of buildings, buildings
cuore duro mente molle, olio su tela 102×73 cm, 2016

Consideriamo il quadro Cuore duro, mente molle: qui è presente un riferimento biblico al cuore del Faraone (Libro dell’Esodo: la Sorgato è un’atea devota, lettrice di testi sacri). Anche questo è un quadro piuttosto complesso, che possiamo “scomporre” così: 1) al centro una donna e uno schermo (di un pc o di una tv) rappresentano la diatriba sul modo in cui i “giovani” e i “vecchi” si informano (ma poi, si informeranno veramente costoro? Io ho seri dubbi a riguardo), via web i primi o via tv i secondi ; 2) sul lato sinistro del quadro, dall’apertura di quella che potrebbe essere una dimora aristocratica, due donne coi seni scoperti, molli e “decadenti”, guardano al centro a simbolizzare il disagio della civiltà (nei tempi antichi non ci si vestiva e ci si lavava di meno); 3) sul lato destro, dall’interno di una specie di grotta, una donna si nutre di frattaglie crude, come facevano una volta gli uomini delle caverne e come fanno attualmente i crudisti. Da questo universo sconclusionato (perché sconclusionato è il mondo stesso qua fuori) sulla destra cala dall’alto (secondo prassi) il giudizio divino insieme al diavolo (qui, non più secondo prassi) raffigurato in forma di gallo, mentre a sinistra si palesa un piccolo triangolo, ovvio riferimento a Dio.

In Cuore duro, mente molle è totale l’esplicitazione degli idola, i falsi problemi che offuscano le nostre teste: ci si informa poco e si crede di saperla lunga, spacciando per verità nozioni imparaticce ex post ed esercitando una specie di polizia del pensiero manichea con la pretesa di dividere nettamente il grano dal loglio, il bene da una parte e il male dall’altra (il male sono gli altri, ovviamente. Parafrasando Sartre). “Altri” che sono (anche) i mal/desiderati di altre terre come i migranti (termine politicamente corretto.

E anche questa è una gabbia per il pensiero, tema affrontato nell’opera sottilmente ironica, sia nel titolo che nel contenuto, Battaglia navale: tutto, nei quadri di Chiara Sorgato, è sconclusionato, perché riflette simbolicamente situazioni, pensieri e sentimenti “veri” e attuali che sono essi stessi intrinsecamente sconclusionati, mal riposti e mal/intesi. In quest’opera, sul lato sinistro vediamo un gruppo di lebbrosi addobbati come gli incappucciati del gruppo nazi-razzista Ku Klux Klan le fiamme del loro odio (che nella storia del Novecento sono state vere fiamme) nella finzione di Battaglia navale avviluppano l’imbarcazione sulla destra, che rispetto alla “realtà” di oggi è un exemplum delle tragedie del mare che noi conosciamo bene (pensiamo alla nostra Lampedusa). In cielo, in alto sul quadro, un teschio: simbolo di morte,  certo, ma che la Sorgato ci fa intendere con cruda ironia primariamente come simbolo dei pirati. Un “fuori onda” o fuori luogo, come l’intolleranza nei confronti dell’altro da sé (e qui abbiamo fatto il nostro compitino politically correct).

Ma, giunti a  questo punto, non saremo tutti quanti indistintamente prigionieri di griglie come in una sorta di Matrix? E queste stesse opere, non saranno anch’esse “inconsapevolmente” racchiuse in un’eterna ghirlanda senza uscita?

Questo slideshow richiede JavaScript.

walter trecchi, walter trecchi pittore, walter trecchi piccola galleria, walter trecchi beluffi, emanuele beluffi critico d&39#;arte, emanuele beluffi il giornale, emanuele beluffi il giornale off, emanuele beluffi critico, emanuele beluffi kritika, emanuele beluffi intervista, marla lombardo intervista emanuele beluffi, kritika, kritikaonline, Milano, arte, contemporanea, emanuele beluffi, emanuele beluffi kritika, beluffi kritika, beluffi critico, milano, eventi milano, notizie milano, pittura, scultura, performance, installazione, artisti, artista, performing arts, intervista, lifestyle, sagre, sport, vita notturna, food, drink, musica, spettacoli, serate, art exhibitions, arte, arte contemporanea, arte moderna e contemporanea, gallerie arte contemporanea, gallerie d'arte, pittura italiana, pittura contemporanea, pittura figurativa, pittura italiana contemporanea, arte, arte contemporanea, arte italiana contemporanea, arte figurativa, ARTE, ARTE CONTEMPORANEA, PROMOZIONE, GIOVANI ARTISTI,STAGE, ARCHIVIO, ARTISTI, BIBLIOTECA, CONTEMPORANEA, DOCUMENTAZIONE, RICERCA, VIDEO, DIDATTICA, MOSTRA, MOSTRE, PROGETTI, INTERNSHIP, NUOVE TECNOLOGIE, mostre, gallerie, artisti, blog, emanuele, beluffi, eventi Milano, news d'arte, attualità, design, moda, fotografia, artisti, pittura, fotografia, emanuele beluffi critico d&39#;arte, milano, eventi milano, notizie milano, pittura, scultura, performance, installazione, artisti, artista, performing arts, intervista, lifestyle, sagre, sport, vita notturna, food, drink, musica, spettacoli, serate, art exhibitions, arte, arte contemporanea, arte moderna e contemporanea, gallerie arte contemporanea, gallerie d'arte, pittura italiana, pittura contemporanea, pittura figurativa, pittura italiana contemporanea, arte, arte contemporanea, arte italiana contemporanea, arte figurativa, contemporary art, artist, museum, gallery, international, Italy, Milan, exhibition, international, Italy, Milan, exhibition, arte, arte contemporanea, concerti, fiere, mostre, cultura, rivista, magazine, edicola, abbonamento, emanuele beluffi, milano, milano arte, milano eventi, inaugurazioni milano, kritika, kritikaonline, emanuele beluffi, kritika beluffi, arte, arte contemporanea, mostre d'arte, eventi d'arte, mostre, festival, architettura, design, art, contemporary art, recensioni mostre, exhibitions, art in italy, arte in italia, mostre in italia, Street Art,Illustration,Graffiti, Graffiti Art,Graffiti, Murals, Murals, Toys,Sneakers, Painting, Painters, Reader Art, Dark Arts, Photography, Poster Art, Comic Art, Comic Books, Car Culture, PrisonArt, Animation, Anime, Sculpture, Installation, Fashion, Fashion Art, Film,Film Art,Street installation, Prison art, Music, Video Art, Music Video Art,Lowbrow,Newbrow,Contemporary Art,Gothic ,san francisco art scene, san francisco art community, sf art scene, sf art, sf art galleries, san francisco art galleries, new york art scene, new york art community, nyc art, nyc art galleries, Nike, Los Angeles Art, los angeles art galleries, los angeles art scene, vans, incisione, computer grafica, architettura, land art, scultura, letteratura, design, arte tessile, videoarte, motore di ricerca, libri, libro, recensione, recensioni, cultura, terza pagina, letteratura, narrativa, poesia, racconti, saggi, saggistica, scrittori, autori, biblioteca, letterario, critica letteraria, autore,titolo, editore, autore della recensione, art, culture, art books, art, artforum, cinema, coffee table, contemporary, criticism, books, culture, fiction forecast, fiction, film studies, film, forum, gender, international, visual arts, C O,, nuova figurazione, nuova figurazione italiana, artista italiano, artisti italiani, paesaggio, paesaggio urbano, vissuto urbano, citt�, architettura, cantieri urbani, archeologia industriale, rappresentazione della realt�, pittore italiano, pittore italiano di cantieri, pittore italiano di paesaggi urbani, pittore italiano di citt�, quadri di cantieri, rappresentazioni di cantieri, quadri di vedute urbane, quadri di metropoli, vedute di metropoli, rappresentazioni di palazzi, pittore comasco, palazzi, vedute urbane, cantieri, gru, painting, Italian painting, contemporary painting, figurative painting, contemporary Italian painting, art, contemporary art, contemporary Italian art, figurative art, new figuration, new Italian figuration, Italian artists, landscape, city landscape, city lived, city, architecture, yards, urban yards, construction yards, industrial archaeology, representation of the truth, Italian painter, Italian artist, Italian painter of cities, Italian landscape painter, Italian painter of yards, paintings of yards, representation of yards, paintings of urban landscape, city paintings, representation of buildings, buildings, kritika, kritikaonline, Milano, arte, contemporanea, emanuele beluffi, emanuele beluffi kritika, beluffi kritika, beluffi critico, mostre, gallerie, artisti, blog, emanuele, beluffi, eventi Milano, news d'arte, attualità, design, moda, fotografia, artisti, pittura, fotografia, contemporary art, artist, museum, gallery, international, Italy, Milan, exhibition, , international, Italy, Milan, exhibition, arte, arte contemporanea, concerti, fiere, mostre, cultura, rivista, magazine, edicola, abbonamento, emanuele beluffi, milano, milano arte, milano eventi, inaugurazioni milano, kritika, kritikaonline, emanuele beluffi, kritika beluffi, arte, arte contemporanea, mostre d'arte, eventi d'arte, mostre, festival, architettura, design, art, contemporary art, recensioni mostre, exhibitions, art in italy, arte in italia, mostre in italia, Street Art,Illustration,Graffiti, Graffiti Art,Graffiti, Murals, Murals, Toys, Sneakers, Painting, Painters, Reader Art, Dark Arts, Photography, Poster Art, Comic Art, Comic Books, Car Culture, Prison Art, Animation, Anime,Sculpture,Installation,Fashion,Fashion Art, Film, Film Art, Street installation, Prison art, Music, Video Art, Music Video Art, Lowbrow, Newbrow, Contemporary Art,Gothic ,san francisco art scene, san francisco art community, sf art scene, sf art, sf art galleries, san francisco art galleries, new york art scene, new york art community, nyc art, nyc art galleries, Nike, Los Angeles Art, los angeles art galleries, los angeles art scene, vans, incisione, computer grafica, architettura, land art, scultura, letteratura, design, arte tessile, videoarte, motore di ricerca, libri, libro, recensione, recensioni, cultura, terza pagina, letteratura, narrativa, poesia, racconti, saggi, saggistica, scrittori, autori, biblioteca, letterario, critica letteraria, autore,titolo, editore, autore della recensione, art, culture, art books, art, artforum, cinema, coffee table, contemporary, criticism, books, culture, fiction forecast, fiction, film studies, film, forum, gender, international, visual arts, C O,, nuova figurazione, nuova figurazione italiana, artista italiano, artisti italiani, paesaggio, paesaggio urbano, vissuto urbano, citt�, architettura, cantieri urbani, archeologia industriale, rappresentazione della realt�, pittore italiano, pittore italiano di cantieri, pittore italiano di paesaggi urbani, pittore italiano di citt�, quadri di cantieri, rappresentazioni di cantieri, quadri di vedute urbane, quadri di metropoli, vedute di metropoli, rappresentazioni di palazzi, pittore comasco, palazzi, vedute urbane, cantieri, gru, painting, Italian painting, contemporary painting, figurative painting, contemporary Italian painting, art, contemporary art, contemporary Italian art, figurative art, new figuration, new Italian figuration, Italian artists, landscape, city landscape, city lived, city, architecture, yards, urban yards, construction yards, industrial archaeology, representation of the truth, Italian painter, Italian artist, Italian painter of cities, Italian landscape painter, Italian painter of yards, paintings of yards, representation of yards, paintings of urban landscape, city paintings, representation of buildings, buildings

WT WALTER TRECCHI | Piccola Galleria | sabato 24 settembre ore 18

WT: la mente ne anticipa il completamento e va al World Trade Center, simbolo entrato drammaticamente nella coscienza collettiva della distruzione delle immagini. Ma, anche se alla fine ci ritorneremo, non è questo di cui vorrei parlare ora. Il pensiero corre piuttosto a quell’architettura verticale profana che ascende ai cieli e nello stesso tempo è radicata sulla terra.

Nell’immaginario di Walter Trecchi luoghi metropolitani e “sistemi”naturali danno vita a un crossover di architettura e natura. Sono luoghi che non esistono ma che potrebbero esistere perché, come per tutti i grandi, essi sono in anticipo sul tempo di chi li pensa: ora non esistono più spazi in orizzontale, tutto si sviluppa in verticale, anche il verde.

Noi, ora, nei grandi spazi cosmopoliti delle città all’avanguardia, ci guardiamo attorno e assistiamo al processo di trasfigurazione in fieri delle industriose metropoli nella direzione di un nuovo dialogo con gli elementi naturali. Certo, sono lontani i tempi dell’art nouveau (vedi Milano), eppure le “nostre” città sono cresciute rispetto a quel passato, di cui conserviamo le fotografie mentali: assistiamo al loro sviluppo come quando registriamo i cambiamenti di un organismo vivente nel corso del tempo (“Ascolto il tuo cuore, città”, scriveva il grande Alberto Savinio, dedicando il libro a Milano).

Il percorso pittorico di Walter Trecchi, di cui WT è un compendio visuale che ne illustra la “storia”, in cui i passaggi da un’ “epoca” all’altra sono legati come le maglie di una catena, inizia dagli spazi industriali dismessi, luoghi che hanno affascinato l’artista al punto di entrarvi fisicamente per “viverli”, ascoltando i rumori della città là fuori e catturando la luce che dalle finestre filtrava in contrasto con l’oscurità degli interni. Da lì il passaggio obbligato e naturale ai cantieri (si pensi all’opera Orizzonti temporanei VI, effigie di un “organismo” in sala operatoria) e quindi al divenire della città/organismo e al suo rapporto con la natura (esempio: Antropico naturale VI, dialogo fra opposizioni in armonia).

Un percorso sequenziali per autentiche visioni (non: vedute) urbane, come consequenziale è in Trecchi il rapporto architettura/natura iniziato con la serie degli Equilibri fra spazi vuoti e spazi pieni, elementi urbani e naturali, colore e non colore: un’epitome di questa serie è l’opera Equilibrio III, divisa a metà dal rosso vermiglio che fa da contraltare alla sezione laterale opposta dominata da toni quasi marmorei (soluzione che ritroviamo anche in Equilibrio XI, dove la traccia della verticalità è data dalla natura e non più dall’architettura).

Le città di Trecchi, Milano, Londra, Amsterdam, in realtà non hanno importanza in quanto Milano, Londra e Amsterdam, ma in quanto città in sé, indipendenti da noi che le guardiamo: possiamo dire che Walter Trecchi ne coglie l’“urbanità” come Morandi, dipingendo per tutta la vita la stessa bottiglia, ne colse la “bottiglità”. In pratica, è la ricerca dell’intima essenza del fenomeno città, al di là delle sue forme mutevoli: Linee di fuga XX e Linee di fuga XXXII rappresentano questa “vertigine”, verticalità e profondità profane e universali. E non importa dove siamo, non importa quali siano queste città.

13-equilibrio-xiii-cm70x100
Equilibrio XIII-cm70x100

Ma nell’immaginario di Walter Trecchi la città che sale si fonde in afflato armonioso con il corpo silvano. Il risultato è dato da concrezioni arboree che, facendo riandare il pensiero agli avviluppi nodosi delle sperimentazioni art nouveau, si edificano come per partenogenesi lungo un’architettura verticale, le vette della città, le torri profane che grattano il cielo.

La natura ama nascondersi, diceva Eraclito. Ma qui essa si rovescia nell’opposto del nascondimento, ovverossia in quello che, sempre i Greci, chiamavano la verità: ἀλήθεια (“alètheia”), vale a dire, appunto, il “non nascondimento”, lo “svelamento”: nell’opera di Trecchi la Natura ama rivelarsi anziché nascondersi, attraverso l’altro-da-sé: la tecnica, cioè l’architettura, cioè la cultura.

Nel crossover rappresentato da WT i due termini della diade natura/cultura, da sempre considerati in antitesi, si coordinino quindi nell’armonia totale, sia di forma che di contenuto: rimando esplicativo in tal senso possono essere opere come Archi-nature VIII e Archi-nature IX, dove la natura cresce letteralmente su tutto il corpo degli edifici.

Mi torna alla mente, qui, un’immagine, mirabilmente delineata dallo scrittore francese Michel Houellebecq nella parte conclusiva del suo romanzo “La carta e il territorio”, in cui il protagonista, un artista, dedica gli ultimi dieci anni della propria vita alla ripresa di vegetali, per poi tornare alla raffigurazione di oggetti industriali, firmando da quel momento il proprio testamento artistico con una serie di lavori in cui le immagini scompaiono del tutto:

[…] E anche il senso di desolazione che ci pervade man mano che le rappresentazioni degli esseri umani che avevano accompagnato Jed Martin nel corso della sua vita terrena si disgregano per effetto delle intemperie, e vanno in pezzi, quasi a diventare negli ultimi video il simbolo dell’annientamento generalizzato della specie umana. Esse sprofondano, sembrano dibattersi un attimo prima di venire soffocate dagli strati sovrapposti di piante. Poi tutto si placa, non ci sono altro che erbe agitate dal vento. Il trionfo della vegetazione è totale.

[…] gli oggetti industriali sembrano affondare, sommersi progressivamente dalla proliferazione degli strati vegetali. Talvolta danno l’impressione di dibattersi, di tentare di tornare alla superficie; poi sono travolti da un’onda di erba o di foglie, ripiombano in seno al magma vegetale, nello stesso momento in cui la loro superficie si disgrega.

(Michel Houellebecq, “La carta e il territorio”, Bompiani, 2010, pp. 357 e 360)

Nella produzione d’arte firmata WT la natura germoglia come massive concrezioni arboree sulle architetture edificate dall’ingegno umano in una sintesi di suprema perfezione (Archi-nature VI), mentre altrove svetta, come un afflato universale, solitaria su un fondo, talora saturo come un cielo di nebbia (Naturae III), talaltra fitto come un derma solcato di concrezioni materiche (Antropico naturale XIX): una conclusione sicuramente lontana dal nichilismo del personaggio del romanzo di Houellebecq, dove la vegetazione cresce fino a inghiottire ogni traccia umana in una sorta di ecatombe della civiltà e quindi della cultura, ma sicuramente espressione di una weltanschauung alternativa e pure fedele (drammaticamente o felicemente, dipende dai punti di vista) alla kultur und zivilisation del tempo presente.

Questo slideshow richiede JavaScript.

PICCOLA GALLERIA ARTE CONTEMPORANEA
Bassano del Grappa VI
Via Matteotti 11

info@piccolagalleria.com
piccolagalleria.com

Mostratì. Ma perché non parli?

“Et mes fesses? Tu les aimes, mes fesses?” (traduzione per i non francofoni: “E il mio sedere? Ti piace il mio sedere?”). Così Brigitte Bardot a Jean-Luc Godard che la inquadrava nel film “Il disprezzo”, 1963 col maggio francese ancora in là.

Aveva ragione Aristotele, l’uomo è un animale sociale. Ma lo è a tutto tondo, da sempre, anche da prima di B.B.: è invasivo come un virus e quella del mostrarsi dev’essere una sua prerogativa connaturata, altrimenti non si spiegherebbe il successo planetario di Facebook.

Mostrare sé è (anche e soprattutto) l’esplicitazione di una identità: una fra le tante, dal momento che mai come oggi si dibatte pubblicamente sui generi e sugli attraversamenti dei generi. Ma la sessualità, che pure è un elemento imprescindibile dal concetto di identità, è a sua volta una delle tante “griglie” interpretative del mostrare sé: quest’epoca è contrassegnata dal predominio dell’immagine e se fossimo negli anni Settanta diremmo col neologismo di Gil Scott Heron: “the revolution will not be televised” . Ricordate le immagini degli aerei che entrano nelle Twin Towers? E che dire del giappo che pubblica su YouTube le sue pantagrueliche abbuffate? Passan tutti, costa niente entrare.

La TV è ora un vecchio arnese e per il nostro mostrarci niente è più funzionale dei vari social (appunto) networks, che rappresentano la democratizzazione al cubo della celeberrima massima warholiana sul quarto d’ora di celebrità. Anche se è la celebrità dello stare a una riunione di condominio.

Si è passati dall’austerità della filosofia (“Il punto centrale è la teoria di che cosa può essere detto mediante una proposizione  e che cosa non può essere detto mediante una proposizione ma solo mostrato; il che, io credo, è poi il problema fondamentale della filosofia”, Ludwig Wittgenstein) alla performance alle vongole dell’artista che si fa le pippe in diretta streaming: tempi moderni, signora mia.

Fra l’altro, il succitato masturbatore non ha inventato nulla: lo so, c’è anche la storia, nella fattispecie quella dell’arte, da cui potremmo isolare il sottoinsieme “storia del ritratto” (galeotta fu la Mona Lisa), ma vi lascio volentieri a Flavio Caroli autore di una pregevolissima storia della fisiognomica.

In effetti qui non si parla (solo) di psicologia ma, direi quasi, di imperativi categorici (mostratì!): un po’ tutti siamo diventati estensori del nostro io e del nostro corpo, ma only the brave happen to arrive where the angels can’t tread. Nel senso, se vuoi fare l’artista, la strada è lunga.

E a proposito di arte (in fin del conto è di questo che dobbiamo parlare, no?), il la lo diedero gli Azionisti Viennesi e poi venne l’unica, l’irripetibile, l’inimitabile Francesca Woodman: i giovani artisti e le giovani artiste che si mostrano (performance, chiamiamoli così i loro spettacoli, ma naturalmente c’è anche tanta fotografia) devono fare i conti con loro -con lei soprattutto.

Ma perché, mi chiedo io, uno o una dovrebbe mostrarsi? Il bambino di Dario Argento non ha insegnato proprio nulla? In arte è più degno quel che viene suggerito o evocato, di quel che viene semplicemente espresso in maniera specchiata. Mi verrebbe da dire, per tornare alla filosofia: non è più importante il non-dire del dire? Eppure qui casca l’asino (che sarei io): il non-dire è esattamente il…mostrare (Wittgenstein….dixit).

Eppure la situazione è più complessa: per il buon senso comune, o per istinto mentale, il concetto di mostrare-sé  implica automaticamente il “metterci la faccia”, non solo in senso figurato. Ma anche personaggi illustri della storia ci han messo la faccia, o meglio: gliel’hanno fatta mettere, sulle banconote per la precisione. Chissà cosa direbbero i vari Caravaggio, Michelangelo, Galileo, Volta, Bernini, che si mostrano come immagini potenti del genio sulle banconote di Andrea Chisesi, sullo slittamento semantico del loro valore? Il valore artistico e scientifico certifica quello economico e i loro sguardi sulle banconote sembrano volerlo attestare, ma chissà quanto sarebbe stata spontanea questa certificazione di valore non richiesta? Io credo che, se potessero, ringrazierebbero Andrea Chisesi per averci messo davanti agli occhi questa loro giustapposizione di garanzia non richiesta (e fra tutti, penso che Caravaggio sia quello che si arrabbierebbe più di tutti con gli uomini).

Ma a volte il ritratto non ha occhi. Mi spiego. Anzi, lo faccio spiegare a Monia Merlo e alle sue donne, che sembrano dire “non guardarmi” ma nello stesso tempo ci costringono a metter gli occhi sulle anatomie di scapole e mani: negarsi per mostrarsi. Perché, (rubo impunemente dal suo statement) “la testa ha fallito, meglio affidare alla pelle la profondità di comprensione che la mente non è in grado di scandagliare”.

Ma quante volte noi maschietti minimamente acculturati abbiamo sognato che le damigelle delle nostre letture, dei nostri film e delle nostre passeggiate un po’ fanè ci dicessero “Guardami”? (ma più spesso accade che le guardiamo senza che ce lo chiedano). I volti (femminili) di Giuseppe Piccione, diversamente da quelli nascosti di Monia Merlo, si palesano in tutta la loro affabilità e probabilmente non sanno di avere un pubblico e nemmeno di essere il perno attorno al quale ruota un universo non più intimo ma aperto -quello delle città.

Quelle stesse città così cosmopolite ma anche a volte così “crudeli” da farti sentire solo/a in mezzo al commercio umano: una  celebre opera letteraria di Alberto Savinio si intitolava Narrate uomini la vostra storia e mi viene spesso da chiedermi quale sia la storia del commesso viaggiatore che beve solitario il suo drink nel bar affollato da una moltitudine di solitudini come nel quadro di Edward Hopper. E allora mi chiedo anch’io, come forse ha fatto Turi Calafato, quale sia la storia di quei due personaggi che a me sembrano intenti nella loro pausa pranzo. Io li vedo ma loro non vedono me, ma non si tratta di un’esperienze voyeuristica e francamente non mi viene proprio voglia di dir loro: “mostrati!”, perché l’anonimato, proprio come nel quadro di Hopper, si mostra così.

E non vorrei disturbare nemmeno la creatura dello spazio di Garjan Atwøød e nemmeno le epidermidi silenti di Monia Merlo. Ho iniziato col sesso e qui ci ritorno, perché “Mostratì!” mi suona sempre un po’ come Baise-Moi (Scopami), che è anche il titolo del film francese di Coralie Trinh Thi e Virginie Despentes tratto dal suo omonimo romanzo, chissà se scritto da una pornografa timida come Kenneth Patchen (autore, appunto, del romanzo Memorie di un pornografo timido) o da una pornocrate: fatto sta che, mostrarsi o no, scoparsi o no, l’opera fotografica di Garjan Atwøød non può non farmi pensare a Pornokratè, stampa acquarellata del pittore, incisore e disegnatore belga Félicien Joseph Victor Rops, l’amico di Baudelaire che anziché una Venere in pelliccia ne raffigurò una senza veli con porcellino al guinzaglio. I tempi cambiano e con Garjan Atwøød il porcellino è diventato un cagnetto che è andato dal parrucchiere dei vip e la sua Venere in pelliccia una creatura stellare ma egualmente “cieca” e muta come la Venere di Rops.

La leggenda narra di Michelangelo che interrogò il suo Mosè di marmo: “Perché non parli?”. Ecco, pur con tutte le proporzioni fra il sottoscritto e lui, anche a me vien da fare la stessa domanda ai soggetti di “Mostratì!”. Forse è l’ineffabilità delle arti visuali, la stessa che deve aver colpito Corrado Roccaro, con le sue sculture in cui il corpo umano si sublima nel boccionian/futuristi dinamismo e fluidità delle forme della continuità nello spazio.

Però, però. E a proposito di forme fluide…Non ho ancora conosciuto nessuna che, come la Brigitte Bardot al suo Jean-Luc Godard, aggiunga la necessaria e naturale e inconfessabile glossa che sigilla con la ceralacca ogni mostrare che sia sé: “Et mes fesses? Tu les aimes, mes fesses?”

carlo caldara triennale, carlo caldara mostra triennale milano, carlo caldara emanuele beluffi, biancamaria rizzi galleria

Carlo Caldara: sogni in bianco e nero

“This is a true story”. Così iniziava ogni episodio delle serie TV americana Fargo ispirata al film omonimo dei fratelli Coen -che riportava nei titoli di testa la stessa scritta. Ma True story è anche il titolo di un’opera su alluminio e plexiglass a specchio di Carlo Caldara, ri-arrangiata ex post a partire da un olio su acciaio e plexiglass a specchio intitolato The End: se pensate a  The End dei Doors fate bene, ma questa grande e solitaria stazione ferroviaria, con quel treno che sta partendo o forse è appena arrivato, chissà?, non vi fa pensare anche un po’ alla Nouvelle Vague e al Neorealismo? Guardando The End di Carlo Caldara ci immaginiamo una scena esistenzialista in bianco e nero, con le strisce di fumo che avvolgono un immaginario personaggio solitario perso nei suoi pensieri, magari Humphrey Bogart, chiuso in un cappotto bianco con la sigaretta pendula dalle labbra.

Esistono opere letterarie strutturate in maniera cinematografica e anche la produzione d’arte di Carlo Caldara si può accostare a questo stile narrativo (l’arte è sempre narrativa, anche i monocromi di Ettore Spalletti lo sono), con quei lirismi brevissimi e secchi che lasciano molto all’immaginazione, giustapposti nel complesso dell’immagine raffigurata, che sembrano risuonare insieme all’opera visuale come haiku giapponesi:

notti liquide evaporano
foto di speranze attraversano il giorno
allucinazioni bianche illuminano l’orizzonte

Frammenti lirici che, nella genesi e nello sviluppo dell’opera di Caldara, arrivano solo alla fine, dopo il titolo e dopo l’immagine, come un suo potenziamento “ontologico”, un’accentuazione del suo esser-lì-per-noi. Non a caso l’altro mezzo espressivo prediletto di Carlo Caldara è lo specchio (inutile stare a pensare a Pistoletto o Kapoor. Per ogni opera pittorica, fotografica, scultorea, performance, video, esistono gli ovvi riferimenti illustri, quindi: fatti salvi il debito di sangue e le citazioni esplicite di un autore contemporaneo, trovarne gli ispiratori è un’opera di facchinaggio culturale che non interessa a nessuno, al massimo agli eventuali storiografi del futuro).

L’altro mezzo espressivo di Caldara, dicevamo, è la superficie riflettente -alluminio, acciaio: le sue immagini sono tutte allo specchio. Evidente il rimando esplicativo al confronto con se stessi, cosa che è anche un recupero circolare nel lavoro di Caldara: non a caso, una sua precedente serie artistica è incentrata sulla figura dei boxeur -ma io che sono antico e provinciale voglio usare la parola arcaica “pugilatori”- e quale disciplina più e meglio della boxe (ci sarebbe anche la filosofia, ma vabbeh) mostra come il tuo peggior nemico sia proprio tu?

Ma nel lavoro di Caldara non mancano i riferimenti all’universo musicale: aprendo con True Story avevo infatti parlato di ri-arrangiamento, come si usa nella lavorazione di un brano musicale e alla sua riorganizzazione nel complesso delle progressioni armoniche. Bene, Caldara ha fatto la stessa cosa: se guardate bene, infatti, True Story è il ri-arrangiamento di The End. Una campionatura visuale ma anche, come abbiamo appena visto,  un recupero circolare del tempo (artistico).  Un po’ come quel  mirabolante strumento fantascientifico di cui ci parlò una volta Martin Mystère (la famosissima serie a fumetti nata negli anni Ottanta dalla fervida mente di Sergio Bonelli): il cronovisore, un apparecchio che permetteva di “rivedere” il passato come in un televisore, appunto, con le immagini un po’ sbiadite dal tempo. La stessa cosa che avviene con certi esemplari particolarmente evanescenti dell’immaginario di Caldara, che si dissolvono come immagini del passato o immagini di un sogno, trasfigurandosi in sogni a occhi aperti: forse anche per questo la sua mostra si intitola così, Living your dream.

claudio verganti, claudio verganti pittore, claudio verganti pittura, claudio verganti mostra, emanuele beluffi critico, emanuele beluffi kritika, emanuele beluffi intervista, marla lombardo intervista emanuele beluffi, untitled magazine, marla lombardo photography, kritika, kritikaonline, Milano, arte, contemporanea, emanuele beluffi, emanuele beluffi kritika, beluffi kritika, beluffi critico, mostre, gallerie, artisti, blog, emanuele, beluffi, eventi Milano, news d\'arte, attualità, design, moda, fotografia, artisti, pittura, fotografia, emanuele beluffi critico d&39#;arte, milano, eventi milano, notizie milano, pittura, scultura, performance, installazione, artisti, artista, performing arts, intervista, lifestyle, sagre, sport, vita notturna, food, drink, musica, spettacoli, serate, art exhibitions, arte, arte contemporanea, arte moderna e contemporanea, gallerie arte contemporanea, gallerie d'arte, pittura italiana, pittura contemporanea, pittura figurativa, pittura italiana contemporanea, arte, arte contemporanea, arte italiana contemporanea, arte figurativa, ARTE, ARTE CONTEMPORANEA, PROMOZIONE, GIOVANI ARTISTI,STAGE, ARCHIVIO, ARTISTI, BIBLIOTECA, CONTEMPORANEA, DOCUMENTAZIONE, RICERCA, VIDEO, DIDATTICA, MOSTRA, MOSTRE, PROGETTI, INTERNSHIP, NUOVE TECNOLOGIE, contemporary art, artist, museum, gallery, international, Italy, Milan, exhibition, international, Italy, Milan, exhibition, arte, arte contemporanea, concerti, fiere, mostre, cultura, rivista, magazine, edicola, abbonamento, emanuele beluffi, milano, milano arte, milano eventi, inaugurazioni milano, kritika, kritikaonline, emanuele beluffi, kritika beluffi, arte, arte contemporanea, mostre d\'arte, eventi d\'arte, mostre, festival, architettura, design, art, contemporary art, recensioni mostre, exhibitions, art in italy, arte in italia, mostre in italia, Street Art,Illustration,Graffiti, Graffiti Art,Graffiti, Murals, Murals, Toys,Sneakers, Painting, Painters, Reader Art, Dark Arts, Photography, Poster Art, Comic Art, Comic Books, Car Culture, PrisonArt, Animation, Anime, Sculpture, Installation, Fashion, Fashion Art, Film,Film Art,Street installation, Prison art, Music, Video Art, Music Video Art,Lowbrow,Newbrow,Contemporary Art,Gothic ,san francisco art scene, san francisco art community, sf art scene, sf art, sf art galleries, san francisco art galleries, new york art scene, new york art community, nyc art, nyc art galleries, Nike, Los Angeles Art, los angeles art galleries, los angeles art scene, vans, incisione, computer grafica, architettura, land art, scultura, letteratura, design, arte tessile, videoarte, motore di ricerca, libri, libro, recensione, recensioni, cultura, terza pagina, letteratura, narrativa, poesia, racconti, saggi, saggistica, scrittori, autori, biblioteca, letterario, critica letteraria, autore,titolo, editore, autore della recensione, art, culture, art books, art, artforum, cinema, coffee table, contemporary, criticism, books, culture, fiction forecast, fiction, film studies, film, forum, gender, international, visual arts, C O,, nuova figurazione, nuova figurazione italiana, artista italiano, artisti italiani, paesaggio, paesaggio urbano, vissuto urbano, citt�, architettura, cantieri urbani, archeologia industriale, rappresentazione della realt�, pittore italiano, pittore italiano di cantieri, pittore italiano di paesaggi urbani, pittore italiano di citt�, quadri di cantieri, rappresentazioni di cantieri, quadri di vedute urbane, quadri di metropoli, vedute di metropoli, rappresentazioni di palazzi, pittore comasco, palazzi, vedute urbane, cantieri, gru, painting, Italian painting, contemporary painting, figurative painting, contemporary Italian painting, art, contemporary art, contemporary Italian art, figurative art, new figuration, new Italian figuration, Italian artists, landscape, city landscape, city lived, city, architecture, yards, urban yards, construction yards, industrial archaeology, representation of the truth, Italian painter, Italian artist, Italian painter of cities, Italian landscape painter, Italian painter of yards, paintings of yards, representation of yards, paintings of urban landscape, city paintings, representation of buildings, buildings, kritika, kritikaonline, Milano, arte, contemporanea, emanuele beluffi, emanuele beluffi kritika, beluffi kritika, beluffi critico, mostre, gallerie, artisti, blog, emanuele, beluffi, eventi Milano, news d\'arte, attualità, design, moda, fotografia, artisti, pittura, fotografia, emanuele beluffi critico d&39#;arte, milano, eventi milano, notizie milano, pittura, scultura, performance, installazione, artisti, artista, performing arts, intervista, lifestyle, sagre, sport, vita notturna, food, drink, musica, spettacoli, serate, art exhibitions, arte, arte contemporanea, arte moderna e contemporanea, gallerie arte contemporanea, gallerie d'arte, pittura italiana, pittura contemporanea, pittura figurativa, pittura italiana contemporanea, arte, arte contemporanea, arte italiana contemporanea, arte figurativa, ARTE, ARTE CONTEMPORANEA, PROMOZIONE, GIOVANI ARTISTI,STAGE, ARCHIVIO, ARTISTI, BIBLIOTECA, CONTEMPORANEA, DOCUMENTAZIONE, RICERCA, VIDEO, DIDATTICA, MOSTRA, MOSTRE, PROGETTI, INTERNSHIP, NUOVE TECNOLOGIE, contemporary art, artist, museum, gallery, international, Italy, Milan, exhibition, , international, Italy, Milan, exhibition, arte, arte contemporanea, concerti, fiere, mostre, cultura, rivista, magazine, edicola, abbonamento, emanuele beluffi, milano, milano arte, milano eventi, inaugurazioni milano, kritika, kritikaonline, emanuele beluffi, kritika beluffi, arte, arte contemporanea, mostre d\'arte, eventi d\'arte, mostre, festival, architettura, design, art, contemporary art, recensioni mostre, exhibitions, art in italy, arte in italia, mostre in italia, Street Art,Illustration,Graffiti, Graffiti Art,Graffiti, Murals, Murals, Toys, Sneakers, Painting, Painters, Reader Art, Dark Arts, Photography, Poster Art, Comic Art, Comic Books, Car Culture, Prison Art, Animation, Anime,Sculpture,Installation,Fashion,Fashion Art, Film, Film Art, Street installation, Prison art, Music, Video Art, Music Video Art, Lowbrow, Newbrow, Contemporary Art,Gothic ,san francisco art scene, san francisco art community, sf art scene, sf art, sf art galleries, san francisco art galleries, new york art scene, new york art community, nyc art, nyc art galleries, Nike, Los Angeles Art, los angeles art galleries, los angeles art scene, vans, incisione, computer grafica, architettura, land art, scultura, letteratura, design, arte tessile, videoarte, motore di ricerca, libri, libro, recensione, recensioni, cultura, terza pagina, letteratura, narrativa, poesia, racconti, saggi, saggistica, scrittori, autori, biblioteca, letterario, critica letteraria, autore,titolo, editore, autore della recensione, art, culture, art books, art, artforum, cinema, coffee table, contemporary, criticism, books, culture, fiction forecast, fiction, film studies, film, forum, gender, international, visual arts, C O,, nuova figurazione, nuova figurazione italiana, artista italiano, artisti italiani, paesaggio, paesaggio urbano, vissuto urbano, citt�, architettura, cantieri urbani, archeologia industriale, rappresentazione della realt�, pittore italiano, pittore italiano di cantieri, pittore italiano di paesaggi urbani, pittore italiano di citt�, quadri di cantieri, rappresentazioni di cantieri, quadri di vedute urbane, quadri di metropoli, vedute di metropoli, rappresentazioni di palazzi, pittore comasco, palazzi, vedute urbane, cantieri, gru, painting, Italian painting, contemporary painting, figurative painting, contemporary Italian painting, art, contemporary art, contemporary Italian art, figurative art, new figuration, new Italian figuration, Italian artists, landscape, city landscape, city lived, city, architecture, yards, urban yards, construction yards, industrial archaeology, representation of the truth, Italian painter, Italian artist, Italian painter of cities, Italian landscape painter, Italian painter of yards, paintings of yards, representation of yards, paintings of urban landscape, city paintings, representation of buildings, buildings

Il segnoimmagine cromomateriale di Claudio Verganti

Dallo sviluppo geometrico a un’espressione più libera, fino all’esuberanza del segno e della materia: così possiamo sintetizzare il punto d’arrivo -ma non definitivo- della produzione artistica di Claudio Verganti.

Il colore ha assunto un’importanza via via cruciale nei lavori degli ultimi due anni, dove le masse cromatiche hanno abbandonato il precedente schematismo per farsi rigoglio del segno e della materia, ma senza il furor d’impasti cromatici e concrezioni materiche, senza grida, anzi con la “forza tranquilla” di un pittore che s’è ormai lasciato alle spalle le antiche coordinazioni in direzione di nuovi approdi.

C’è più libertà, ora, nella pittura di Claudio Verganti, di quanta ve ne fosse prima. Persino quando lui cerca di tenere tutto sotto controllo (vedi i “solchi” nelle serie delle Composizioni cromatiche 2016), secondo un lavoro graduale scandito dal gesto (bitume e successivi interventi con il colore) che inizia con la preparazione del fondo e prosegue con gli “scavi” su cui il bitume apre la strada al colore.

E’ una libertà che porta a nessun dove, anche se in realtà abitiamo sempre nella pittura, perché forse mai come in questo caso Verganti ci dà un’interpretazione del linguaggio della pittura (anche) attraverso i materiali i più grossolani, che si aggiungono ai frammenti di juta -che già conoscevamo dalla sua precedente produzione- e ai pezzi di giornale e alla sabbia, vera novità della sua ultima serie pittorica.

C’è più libertà perché ora il gesto e il segno si uniscono al materiale e il colore assume un’importanza cruciale, al punto che in merito alla pittura di Claudio Verganti, artista alieno dal figurativo (se intendiamo per “figurativo” la raffigurazione di immagini familiari del mondo esterno, reale o della fantasia), potremmo parlare di pittura del segnoimmagine, laddove l’immagine raffigurata è già pregna di valori segnici, mentre il colore si situa idealmente sul piano fra la visione e la materia, per un’estetica di masse cromatiche e direzioni segniche che si riverbera nelle ultimissime Composizioni cromatiche di Claudio Verganti.

Sì, Wols, Mathieu, Tachisme e Lyrical Abstraction, perfino qualche cenno di Gutaï magari limitatamente a certe tendenze d’un Saburo Mirakami, ma queste recondit(issim)e armonie cedono il passo qui all’ingresso del materiale, che con il colore realizza un andamento speculare: materia cromatica quando s’incastra nel colore disteso con la spatola e cromia materica quando il colore riverbera intorno ai solchi e ai confini tracciati dal bitume sulla superficie pittorica.

Il risultato? Complessi volumetrici di cromia e materiale, il cui dinamismo è bloccato nell’eternità dell’attimo della composizione. Fisso e sussistente.

Vediamo elementi preternaturali, affabulazioni verbovisuali, alfabeti cromatici o anche “solo” accenti, che in realtà sono il cuore pulsante delle volumetrie segniche delle Composizioni cromatiche di Claudio Verganti.

Accenti per cui, come si diceva sopra, il colore di Verganti diventa l’elemento mediano fra visione e materia, laddove per “visione” intendiamo quel-che-c’è-da-vedere secondo il personalissimo punto di vista dell’osservatore, il rappresentato, il visto, che è il tutto-e-niente dei personalissimi e soggettivissimi moti dell’animo di chi guarda.

Questo slideshow richiede JavaScript.

gaetano fracassio artista, gaetano fracassio, gaetano fracassio herbarium, gaetano fracassio mostra, , emanuele beluffi critico, emanuele beluffi kritika, emanuele beluffi intervista, marla lombardo intervista emanuele beluffi, untitled magazine, marla lombardo photography, kritika, kritikaonline, Milano, arte, contemporanea, emanuele beluffi, emanuele beluffi kritika, beluffi kritika, beluffi critico, mostre, gallerie, artisti, blog, emanuele, beluffi, eventi Milano, news d'arte, attualità, design, moda, fotografia, artisti, pittura, fotografia, emanuele beluffi critico d&39#;arte, milano, eventi milano, notizie milano, pittura, scultura, performance, installazione, artisti, artista, performing arts, intervista, lifestyle, sagre, sport, vita notturna, food, drink, musica, spettacoli, serate, art exhibitions, arte, arte contemporanea, arte moderna e contemporanea, gallerie arte contemporanea, gallerie d'arte, pittura italiana, pittura contemporanea, pittura figurativa, pittura italiana contemporanea, arte, arte contemporanea, arte italiana contemporanea, arte figurativa, ARTE, ARTE CONTEMPORANEA, PROMOZIONE, GIOVANI ARTISTI,STAGE, ARCHIVIO, ARTISTI, BIBLIOTECA, CONTEMPORANEA, DOCUMENTAZIONE, RICERCA, VIDEO, DIDATTICA, MOSTRA, MOSTRE, PROGETTI, INTERNSHIP, NUOVE TECNOLOGIE, contemporary art, artist, museum, gallery, international, Italy, Milan, exhibition, international, Italy, Milan, exhibition, arte, arte contemporanea, concerti, fiere, mostre, cultura, rivista, magazine, edicola, abbonamento, emanuele beluffi, milano, milano arte, milano eventi, inaugurazioni milano, kritika, kritikaonline, emanuele beluffi, kritika beluffi, arte, arte contemporanea, mostre d'arte, eventi d'arte, mostre, festival, architettura, design, art, contemporary art, recensioni mostre, exhibitions, art in italy, arte in italia, mostre in italia, Street Art,Illustration,Graffiti, Graffiti Art,Graffiti, Murals, Murals, Toys,Sneakers, Painting, Painters, Reader Art, Dark Arts, Photography, Poster Art, Comic Art, Comic Books, Car Culture, PrisonArt, Animation, Anime, Sculpture, Installation, Fashion, Fashion Art, Film,Film Art,Street installation, Prison art, Music, Video Art, Music Video Art,Lowbrow,Newbrow,Contemporary Art,Gothic ,san francisco art scene, san francisco art community, sf art scene, sf art, sf art galleries, san francisco art galleries, new york art scene, new york art community, nyc art, nyc art galleries, Nike, Los Angeles Art, los angeles art galleries, los angeles art scene, vans, incisione, computer grafica, architettura, land art, scultura, letteratura, design, arte tessile, videoarte, motore di ricerca, libri, libro, recensione, recensioni, cultura, terza pagina, letteratura, narrativa, poesia, racconti, saggi, saggistica, scrittori, autori, biblioteca, letterario, critica letteraria, autore,titolo, editore, autore della recensione, art, culture, art books, art, artforum, cinema, coffee table, contemporary, criticism, books, culture, fiction forecast, fiction, film studies, film, forum, gender, international, visual arts, C O,, nuova figurazione, nuova figurazione italiana, artista italiano, artisti italiani, paesaggio, paesaggio urbano, vissuto urbano, citt�, architettura, cantieri urbani, archeologia industriale, rappresentazione della realt�, pittore italiano, pittore italiano di cantieri, pittore italiano di paesaggi urbani, pittore italiano di citt�, quadri di cantieri, rappresentazioni di cantieri, quadri di vedute urbane, quadri di metropoli, vedute di metropoli, rappresentazioni di palazzi, pittore comasco, palazzi, vedute urbane, cantieri, gru, painting, Italian painting, contemporary painting, figurative painting, contemporary Italian painting, art, contemporary art, contemporary Italian art, figurative art, new figuration, new Italian figuration, Italian artists, landscape, city landscape, city lived, city, architecture, yards, urban yards, construction yards, industrial archaeology, representation of the truth, Italian painter, Italian artist, Italian painter of cities, Italian landscape painter, Italian painter of yards, paintings of yards, representation of yards, paintings of urban landscape, city paintings, representation of buildings, buildings, kritika, kritikaonline, Milano, arte, contemporanea, emanuele beluffi, emanuele beluffi kritika, beluffi kritika, beluffi critico, mostre, gallerie, artisti, blog, emanuele, beluffi, eventi Milano, news d'arte, attualità, design, moda, fotografia, artisti, pittura, fotografia, emanuele beluffi critico d&39#;arte, milano, eventi milano, notizie milano, pittura, scultura, performance, installazione, artisti, artista, performing arts, intervista, lifestyle, sagre, sport, vita notturna, food, drink, musica, spettacoli, serate, art exhibitions, arte, arte contemporanea, arte moderna e contemporanea, gallerie arte contemporanea, gallerie d'arte, pittura italiana, pittura contemporanea, pittura figurativa, pittura italiana contemporanea, arte, arte contemporanea, arte italiana contemporanea, arte figurativa, ARTE, ARTE CONTEMPORANEA, PROMOZIONE, GIOVANI ARTISTI,STAGE, ARCHIVIO, ARTISTI, BIBLIOTECA, CONTEMPORANEA, DOCUMENTAZIONE, RICERCA, VIDEO, DIDATTICA, MOSTRA, MOSTRE, PROGETTI, INTERNSHIP, NUOVE TECNOLOGIE, contemporary art, artist, museum, gallery, international, Italy, Milan, exhibition, , international, Italy, Milan, exhibition, arte, arte contemporanea, concerti, fiere, mostre, cultura, rivista, magazine, edicola, abbonamento, emanuele beluffi, milano, milano arte, milano eventi, inaugurazioni milano, kritika, kritikaonline, emanuele beluffi, kritika beluffi, arte, arte contemporanea, mostre d'arte, eventi d'arte, mostre, festival, architettura, design, art, contemporary art, recensioni mostre, exhibitions, art in italy, arte in italia, mostre in italia, Street Art,Illustration,Graffiti, Graffiti Art,Graffiti, Murals, Murals, Toys, Sneakers, Painting, Painters, Reader Art, Dark Arts, Photography, Poster Art, Comic Art, Comic Books, Car Culture, Prison Art, Animation, Anime,Sculpture,Installation,Fashion,Fashion Art, Film, Film Art, Street installation, Prison art, Music, Video Art, Music Video Art, Lowbrow, Newbrow, Contemporary Art,Gothic ,san francisco art scene, san francisco art community, sf art scene, sf art, sf art galleries, san francisco art galleries, new york art scene, new york art community, nyc art, nyc art galleries, Nike, Los Angeles Art, los angeles art galleries, los angeles art scene, vans, incisione, computer grafica, architettura, land art, scultura, letteratura, design, arte tessile, videoarte, motore di ricerca, libri, libro, recensione, recensioni, cultura, terza pagina, letteratura, narrativa, poesia, racconti, saggi, saggistica, scrittori, autori, biblioteca, letterario, critica letteraria, autore,titolo, editore, autore della recensione, art, culture, art books, art, artforum, cinema, coffee table, contemporary, criticism, books, culture, fiction forecast, fiction, film studies, film, forum, gender, international, visual arts, C O,, nuova figurazione, nuova figurazione italiana, artista italiano, artisti italiani, paesaggio, paesaggio urbano, vissuto urbano, citt�, architettura, cantieri urbani, archeologia industriale, rappresentazione della realt�, pittore italiano, pittore italiano di cantieri, pittore italiano di paesaggi urbani, pittore italiano di citt�, quadri di cantieri, rappresentazioni di cantieri, quadri di vedute urbane, quadri di metropoli, vedute di metropoli, rappresentazioni di palazzi, pittore comasco, palazzi, vedute urbane, cantieri, gru, painting, Italian painting, contemporary painting, figurative painting, contemporary Italian painting, art, contemporary art, contemporary Italian art, figurative art, new figuration, new Italian figuration, Italian artists, landscape, city landscape, city lived, city, architecture, yards, urban yards, construction yards, industrial archaeology, representation of the truth, Italian painter, Italian artist, Italian painter of cities, Italian landscape painter, Italian painter of yards, paintings of yards, representation of yards, paintings of urban landscape, city paintings, representation of buildings, buildings

Per un Erbario 2.0 e anche dopo

Fosse vissuto fra il Basso Medioevo e, grosso modo, metà del Settecento, Frate Cassio l’avrebbero con ogni probabilità messo al rogo come stregone: lo sanno tutti, ma proprio tutti, che non eran solo donne le streghe. La colpa? Praticare i rituali di quel “mondo magico” che affonda le radici -in tutti i sensi- nel sottobosco del cosmo pagano pre-cristiano. Per streghe e stregoni l’accusa di trescare col demonio, poi, veniva da sé.

Oppure, nella migliore delle ipotesi, le carte di Frate Cassio, queste carte che sembrano fogli strappati da un antico manoscritto, gliele avrebbero abbruciate o alla meno peggio messe all’Indice -l’Indice dei libri proibiti, appunto. Avrebbero tenuto compagnia nel corso dei secoli ai varii Cartesio e Bacone,  su su -o giù giù, nella Geenna!- fino a D’Annunzio e Jean Paul Sartre.

E invece. Il chiarore dei famigerati Lumi si è esteso all’oggi nonostante gl’incidenti di percorso e Frate Cassio e le sue carte sono ancora fra noi. Ciò non toglie che lui sia un eretico -e quanto è dura, soprattutto oggi, la vita dei non conformisti! Infatti: la materialità stessa di questi fogli è già un simbolo che, a quelli dell’Inquisizione, li avrebbe fatti arrabbiare perché, se ti abbassi troppo verso la Terra e il corpo, i guardiani del Cielo e dello spirito s’insospettiscono -e infatti il compagno Marx l’infilarono subito subito fra i “cattivi” .

L’Erbario di Frate Cassio è fatto di pigmento puro emulsionato, terra d’ombra che denota simbolicamente qualcosa di simile alla materia primordiale, ricettacolo di semi di una conoscenza antica, la stessa che, secondo i Testi Sacri della tradizione cristiana, Eva volle raccogliere contraddicendo al volere divino e facendo così pagare caro al suo Adamo e a noi con lui il suo peccato.

Queste carte di Frate Cassio, che rappresentano un po’ il contraltare della sua Ultima Cena,  sono miniature a pennello realizzate su fogli strappati da un ipotetico libro e denotano di principio dei meccanismi mentali di racconto.

gaetano fracassio artista, gaetano fracassio, gaetano fracassio herbarium, gaetano fracassio mostra, , emanuele beluffi critico, emanuele beluffi kritika, emanuele beluffi intervista, marla lombardo intervista emanuele beluffi, untitled magazine, marla lombardo photography, kritika, kritikaonline, Milano, arte, contemporanea, emanuele beluffi, emanuele beluffi kritika, beluffi kritika, beluffi critico, mostre, gallerie, artisti, blog, emanuele, beluffi, eventi Milano, news d\'arte, attualità, design, moda, fotografia, artisti, pittura, fotografia, emanuele beluffi critico d&39#;arte, milano, eventi milano, notizie milano, pittura, scultura, performance, installazione, artisti, artista, performing arts, intervista, lifestyle, sagre, sport, vita notturna, food, drink, musica, spettacoli, serate, art exhibitions, arte, arte contemporanea, arte moderna e contemporanea, gallerie arte contemporanea, gallerie d'arte, pittura italiana, pittura contemporanea, pittura figurativa, pittura italiana contemporanea, arte, arte contemporanea, arte italiana contemporanea, arte figurativa, ARTE, ARTE CONTEMPORANEA, PROMOZIONE, GIOVANI ARTISTI,STAGE, ARCHIVIO, ARTISTI, BIBLIOTECA, CONTEMPORANEA, DOCUMENTAZIONE, RICERCA, VIDEO, DIDATTICA, MOSTRA, MOSTRE, PROGETTI, INTERNSHIP, NUOVE TECNOLOGIE, contemporary art, artist, museum, gallery, international, Italy, Milan, exhibition, international, Italy, Milan, exhibition, arte, arte contemporanea, concerti, fiere, mostre, cultura, rivista, magazine, edicola, abbonamento, emanuele beluffi, milano, milano arte, milano eventi, inaugurazioni milano, kritika, kritikaonline, emanuele beluffi, kritika beluffi, arte, arte contemporanea, mostre d\'arte, eventi d\'arte, mostre, festival, architettura, design, art, contemporary art, recensioni mostre, exhibitions, art in italy, arte in italia, mostre in italia, Street Art,Illustration,Graffiti, Graffiti Art,Graffiti, Murals, Murals, Toys,Sneakers, Painting, Painters, Reader Art, Dark Arts, Photography, Poster Art, Comic Art, Comic Books, Car Culture, PrisonArt, Animation, Anime, Sculpture, Installation, Fashion, Fashion Art, Film,Film Art,Street installation, Prison art, Music, Video Art, Music Video Art,Lowbrow,Newbrow,Contemporary Art,Gothic ,san francisco art scene, san francisco art community, sf art scene, sf art, sf art galleries, san francisco art galleries, new york art scene, new york art community, nyc art, nyc art galleries, Nike, Los Angeles Art, los angeles art galleries, los angeles art scene, vans, incisione, computer grafica, architettura, land art, scultura, letteratura, design, arte tessile, videoarte, motore di ricerca, libri, libro, recensione, recensioni, cultura, terza pagina, letteratura, narrativa, poesia, racconti, saggi, saggistica, scrittori, autori, biblioteca, letterario, critica letteraria, autore,titolo, editore, autore della recensione, art, culture, art books, art, artforum, cinema, coffee table, contemporary, criticism, books, culture, fiction forecast, fiction, film studies, film, forum, gender, international, visual arts, C O,, nuova figurazione, nuova figurazione italiana, artista italiano, artisti italiani, paesaggio, paesaggio urbano, vissuto urbano, citt�, architettura, cantieri urbani, archeologia industriale, rappresentazione della realt�, pittore italiano, pittore italiano di cantieri, pittore italiano di paesaggi urbani, pittore italiano di citt�, quadri di cantieri, rappresentazioni di cantieri, quadri di vedute urbane, quadri di metropoli, vedute di metropoli, rappresentazioni di palazzi, pittore comasco, palazzi, vedute urbane, cantieri, gru, painting, Italian painting, contemporary painting, figurative painting, contemporary Italian painting, art, contemporary art, contemporary Italian art, figurative art, new figuration, new Italian figuration, Italian artists, landscape, city landscape, city lived, city, architecture, yards, urban yards, construction yards, industrial archaeology, representation of the truth, Italian painter, Italian artist, Italian painter of cities, Italian landscape painter, Italian painter of yards, paintings of yards, representation of yards, paintings of urban landscape, city paintings, representation of buildings, buildings, kritika, kritikaonline, Milano, arte, contemporanea, emanuele beluffi, emanuele beluffi kritika, beluffi kritika, beluffi critico, mostre, gallerie, artisti, blog, emanuele, beluffi, eventi Milano, news d\'arte, attualità, design, moda, fotografia, artisti, pittura, fotografia, emanuele beluffi critico d&39#;arte, milano, eventi milano, notizie milano, pittura, scultura, performance, installazione, artisti, artista, performing arts, intervista, lifestyle, sagre, sport, vita notturna, food, drink, musica, spettacoli, serate, art exhibitions, arte, arte contemporanea, arte moderna e contemporanea, gallerie arte contemporanea, gallerie d'arte, pittura italiana, pittura contemporanea, pittura figurativa, pittura italiana contemporanea, arte, arte contemporanea, arte italiana contemporanea, arte figurativa, ARTE, ARTE CONTEMPORANEA, PROMOZIONE, GIOVANI ARTISTI,STAGE, ARCHIVIO, ARTISTI, BIBLIOTECA, CONTEMPORANEA, DOCUMENTAZIONE, RICERCA, VIDEO, DIDATTICA, MOSTRA, MOSTRE, PROGETTI, INTERNSHIP, NUOVE TECNOLOGIE, contemporary art, artist, museum, gallery, international, Italy, Milan, exhibition, , international, Italy, Milan, exhibition, arte, arte contemporanea, concerti, fiere, mostre, cultura, rivista, magazine, edicola, abbonamento, emanuele beluffi, milano, milano arte, milano eventi, inaugurazioni milano, kritika, kritikaonline, emanuele beluffi, kritika beluffi, arte, arte contemporanea, mostre d\'arte, eventi d\'arte, mostre, festival, architettura, design, art, contemporary art, recensioni mostre, exhibitions, art in italy, arte in italia, mostre in italia, Street Art,Illustration,Graffiti, Graffiti Art,Graffiti, Murals, Murals, Toys, Sneakers, Painting, Painters, Reader Art, Dark Arts, Photography, Poster Art, Comic Art, Comic Books, Car Culture, Prison Art, Animation, Anime,Sculpture,Installation,Fashion,Fashion Art, Film, Film Art, Street installation, Prison art, Music, Video Art, Music Video Art, Lowbrow, Newbrow, Contemporary Art,Gothic ,san francisco art scene, san francisco art community, sf art scene, sf art, sf art galleries, san francisco art galleries, new york art scene, new york art community, nyc art, nyc art galleries, Nike, Los Angeles Art, los angeles art galleries, los angeles art scene, vans, incisione, computer grafica, architettura, land art, scultura, letteratura, design, arte tessile, videoarte, motore di ricerca, libri, libro, recensione, recensioni, cultura, terza pagina, letteratura, narrativa, poesia, racconti, saggi, saggistica, scrittori, autori, biblioteca, letterario, critica letteraria, autore,titolo, editore, autore della recensione, art, culture, art books, art, artforum, cinema, coffee table, contemporary, criticism, books, culture, fiction forecast, fiction, film studies, film, forum, gender, international, visual arts, C O,, nuova figurazione, nuova figurazione italiana, artista italiano, artisti italiani, paesaggio, paesaggio urbano, vissuto urbano, citt�, architettura, cantieri urbani, archeologia industriale, rappresentazione della realt�, pittore italiano, pittore italiano di cantieri, pittore italiano di paesaggi urbani, pittore italiano di citt�, quadri di cantieri, rappresentazioni di cantieri, quadri di vedute urbane, quadri di metropoli, vedute di metropoli, rappresentazioni di palazzi, pittore comasco, palazzi, vedute urbane, cantieri, gru, painting, Italian painting, contemporary painting, figurative painting, contemporary Italian painting, art, contemporary art, contemporary Italian art, figurative art, new figuration, new Italian figuration, Italian artists, landscape, city landscape, city lived, city, architecture, yards, urban yards, construction yards, industrial archaeology, representation of the truth, Italian painter, Italian artist, Italian painter of cities, Italian landscape painter, Italian painter of yards, paintings of yards, representation of yards, paintings of urban landscape, city paintings, representation of buildings, buildings

E cosa ci racconta, nella fattispecie, Frate Cassio?

Qualcosa di pericoloso anche oggi, nell’era in cui il conto in banca te lo apri con una app: recuperare e mettere in atto il senso nascosto dell’essere. Che è, di rimando, il recupero del senso nascosto della natura. Il quale a sua volta è, per la proprietà transitiva che c’insegnavano alle medie: esoterismo.  E allora vuoi che, in pieno Quattrocento ad esempio, a Frate Cassio non l’avrebbero come minimo abbruciato?

Allora mi ergo a ermeneuta della sua noosfera (nel senso, faccio l’interprete di quel che gli passa per la testa) e testimonio il senso ultimo e primo del suo erbario dipinto su carta e dico: siamo tutti connessi. Non solo nell’etere grazie all’Internet, ma anche nella nostra materiale e terrigna e corporea animalità -lo sapevate, no?, che in latino “animalis” = “che dà vita” = “anĭma”, cioè anima.

E allora da qui deriva non solo la verità di Cartesio, che come vi ho ricordato sopra lo misero all’Indice perché diceva che in noi il corpo e lo spirito sono connessi naturalmente, ma anche la verità di questo non conformista degli anni 2.0 e forse pure 3.0 che ha nome Frate Cassio, il quale da par suo ci rammenta quel che in realtà dovremmo già sapere perché fa parte del nostro patrimonio genetico di esseri naturali e che invece ce lo tengono nascosto (ecco perché a Frate Cassio l’avrebbero accusato d’esoterismo, ci parla delle piante come una Wicca dei nostri giorni, impossibile non farlo arrestare dalla polizia identitaria della cultura ortopedica): la natura e noi con lei siamo sacri, bene e male ci appartengono in egual misura come le proprietà di un pianta, che posson fare bene o posson fare male a seconda dei casi. Non dobbiamo fare gli animisti, attribuendo tutto il bene e tutto il male a una cosa (è come se dicessimo che il martello fa male: dipende dall’uso che ne fai, se lo usi per piantare i chiodi fai bene, se lo usi per spaccar la testa alle persone fai male).

Ecco, anche io filosofeggio col martello (cit.: Friedrich Nietzsche, “filosofare col martello”) e dico, per bocca di Frate Cassio -per bocca della verità!, che occorre tornare alla terra, ma senza l’arroganza di voler fare l’assalto al cielo. Un po’ come i medicine men che parlavano agli astanti per bocca degli dèi. E a ben guardare, queste carte dipinte di Frate Cassio sembrano realizzate per mano di uno sciamano e figurano a buon diritto nel novero della produzione d’arte di certi artisti, dell’area culturale americana ma non solo, il cui immaginario sta un po’ in quella terra di mezzo che è l’altrove “magico” fra espressività pittorica e simbolismo. Ma questa è un’altra storia.

QUI il comunicato stampa della presentazione del volume ERBARIO DI FRATE CASSIO | De Arte Edizioni

Mihailo Karanovic, Mirsad Herenda, Galleria Bianca Maria Rizzi & Matthias Ritter

Mihailo Karanovic | Mirsad Herenda

Tracce | Mihailo Karanovic – Mirsad Herenda | Galleria Bianca Maria Rizzi & Matthias Ritter | 02-03-16

Questo testo poteva intitolarsi Dove sono in questa storia, ma l’ufficio stampa di Emir Kusturica (o del suo editore italiano) avrebbe risposto coi crediti del copyright. E allora: Tracce, ‘ché il senso è lo stesso. Credo che Mihailo Karanovic e Mirsad Herenda si…”troverebbero” molto nell’allure evocata dalla domanda/non domanda, dal momento che questa mostra è un diario visuale in cui ciascuno dei due artisti ha lasciato tracce del suo sentirsi apolide malgrè lui.

Quadri e sculture sono depositi della loro anima: un lascito artistico che è ora un po’ anche “nostro”, perché forse mai come in questo caso “guardare un quadro” e “guardare una scultura” significa accogliere un invito. Si innescano i meccanismi della memoria e mi accorgo che le tracce di Karanovic e di Herenda appartengono in parte anche a me, sia pure in un modo smisuratamente meno drammatico -e meno creativo, va da sé.

Entrambi i gruppi di opere di questa mostra sono simboli di un’esperienza di guerra e sradicamento, quella che sconvolse i Balcani all’inizio degli anni Novanta e quella “umanitaria” della NATO per buttare giù Milosevic dalla ex Jugoslavia.

Tracce. Io per esempio ricordo ancora i briefing quotidiani di Jamie Shea, il portavoce della NATO col compito di aggiornare la stampa mondiale sull’andamento dei bombardamenti, 78 giorni di pioggia di bombe senza sosta su Belgrado: ne ricordo il volto decisamente “tipico”, un po’ da attore un po’ da musicista. Il suo plasticismo performativo era ineccepibile, bisogna dirlo: impossibile non stare attenti quando parlava lui nella sala stampa della NATO.

Un altro flash che conservo nella memoria è la foto pubblicata dal Corriere della Sera il primo giorno in cui uscì a colori, maggio 1999, bombe su Belgrado e in prima pagina il volto di un’anziana serba mentre in lacrime accende una candela in una chiesa ortodossa.

E del resto sono impresse nella mente di chiunque abbia più di trent’anni le immagini del massacro di Srebrenica o della distruzione del ponte di Mostar, per non parlare della gente in strada nell’era Vuk Drašković o dei corpi di Boško e Admira trovati abbracciati vicino al ponte Vrbanja a Sarajevo: salti temporali e politici ed etici di pochissimi anni durante i famigerati -in tutti i sensi- Novanta.

Le opere di Mihailo Karanovic e Mirsad Herenda, diverse nella loro materialità, sono tuttavia un perfetto connubio: in questo caso non vale il detto per cui gli opposti si attraggono, anzi, gli acrilici di Karanovic e il ferro di Herenda si sposano nella loro assoluta, individuata e singola diversità nel circolo dell’espressività che li accomuna.

Ma, come capita sempre quando si ha a che fare con il prodotto della creatività, il senso dell’opera d’arte è sempre simbolico e non a caso il filosofo Ernst Cassirer titolò il suo libro (di-Estetica-e-non-solo) Filosofia delle forme simboliche, perciò il “messaggio” è sempre obliquo, parte dal qui e ora ma arriva all’universalità.

Iniziamo col pittore. Vedete alberi neri che si stagliano come baluginii oscuri su di un fondo scabro percorso da accenti, segni, concrezioni e parole. Il nero ha un valore semantico diretto e indiretto, segnico e simbolico: Karanovic dipinge alberi neri per simbolizzare il certificato di morte della Natura, ma sono anche paragonabili ai santi dalle icone. Non solo: essi rappresentano il controcanto di un’etica che non c’è più e in questo senso possiamo dire che c’è tutto Karanovic in questa nuova serie detta Herbarium –si pensi alla serie di qualche anno fa SUPER FUTURO, scenario alla Blade Runner che anticipava nel presente l’obbligo della scelta fra Bene e Male. Molti Herbarium presentano date (16-06, 21-02…) e anni solari (1992, 1999…) che coincidono con momenti particolarmente significativi della biografia dell’autore, trattandosi di annotazioni intrinsecamente connesse ai bombardamenti negli anni Novanta ma non solo, perché a volte il discorso si amplia agli anni dell’atomica (1952, 1955, 1945) e al disastro di Chernobyl (1986).

Un accentuatissimo biografismo che si estende dai limiti dell’autobiografia applicandosi a un discorso di respiro più universale che da l’impronta di sé anche alla produzione di Mirsad Herenda: materiale povero ma non da poveraccisti e nemmeno da poveristi embedded (qualunque rifermento all’Arte Povera è puramente voluto), ferro saldato e gocce di metallo che si depositano a formare il sottobosco di drammatici “paesaggi” silvani sormontati da alberi che coi loro rami piegati ad arco sembrano violentemente flessi da un vento vorticoso. Anche Herenda ci parla della guerra, di una guerra non sua, che l’ha indotto a cercare negli anni il suo Heimat, la sua “casa”, la sua “patria”. Le sue sculture sono carne viva, testimonianza di un dramma che si estese fin da subito dai confini territoriali e che interessò la comunità internazionale tutta: qui abbiamo un tributo alla Natura, anche in questo caso lontano anni luce dal cliché moraleggiante e ambientalista, ma se nel caso di Karanovic abbiamo un certificato di morte della Natura, nelle sculture di Herenda essa diventa una specie di culla, il tributo a una dimensione protettiva perché i boschi salvarono per davvero l’artista e i suoi cari dalla morte durante i bombardamenti.

Anche in questo caso però ci troviamo di fronte a una produzione d’arte che ha anche un messaggio forte, quindi un codice morale se vogliamo dire: l’uomo si rinnova completamente grazie all’esperienza e il valore simbolico di questo messaggio risiede proprio nell’uso del ferro, con le gocce che si depositano naturalmente sulle sculture o al fondo di esse a formarne il sottobosco da cui, anche qui, possono egualmente germogliare il Bene e il Male.

GIACOMO COSTA | TIMESCAPE

Sala mostre “R. Falchi” Palazzo del Parco – Corso Garibaldi, 60, Diano Marina (IM) – a cura di Civiero Art Gallery – dicembre 2015

giacomo costa, giacomocosta, The Giacomo Costa Site, Giacomo Costa, Giacomo, Costa, fotografia, fotografia arte, foto d'arte, foto d'autore, foto ad edizione limitata, ritratto d'autore, collezionare fotografia, acquistare fotografie d'arte, Artisti, opere, Fotografo, Giacomo, Costa, Ground, Landscape, Opere, Agglomerati, Monoliti, ritratti, paesaggi, kritika, kritikaonline, Milano, arte, contemporanea, emanuele beluffi, emanuele beluffi kritika, beluffi kritika, beluffi critico, mostre, gallerie, artisti, blog, emanuele, beluffi, eventi Milano, news d\'arte, attualità, design, moda, fotografia, artisti, pittura, fotografia, emanuele beluffi critico d&39#;arte, milano, eventi milano, notizie milano, pittura, scultura, performance, installazione, artisti, artista, performing arts, intervista, lifestyle, sagre, sport, vita notturna, food, drink, musica, spettacoli, serate, art exhibitions, arte, arte contemporanea, arte moderna e contemporanea, gallerie arte contemporanea, gallerie d'arte, pittura italiana, pittura contemporanea, pittura figurativa, pittura italiana contemporanea, arte, arte contemporanea, arte italiana contemporanea, arte figurativa, ARTE, ARTE CONTEMPORANEA, PROMOZIONE, GIOVANI ARTISTI,STAGE, ARCHIVIO, ARTISTI, BIBLIOTECA, CONTEMPORANEA, DOCUMENTAZIONE, RICERCA, VIDEO, DIDATTICA, MOSTRA, MOSTRE, PROGETTI, INTERNSHIP, NUOVE TECNOLOGIE, contemporary art, artist, museum, gallery, international, Italy, Milan, exhibition, international, Italy, Milan, exhibition, arte, arte contemporanea, concerti, fiere, mostre, cultura, rivista, magazine, edicola, abbonamento, emanuele beluffi, milano, milano arte, milano eventi, inaugurazioni milano, kritika, kritikaonline, emanuele beluffi, kritika beluffi, arte, arte contemporanea, mostre d\'arte, eventi d\'arte, mostre, festival, architettura, design, art, contemporary art, recensioni mostre, exhibitions, art in italy, arte in italia, mostre in italia, Street Art,Illustration,Graffiti, Graffiti Art,Graffiti, Murals, Murals, Toys,Sneakers, Painting, Painters, Reader Art, Dark Arts, Photography, Poster Art, Comic Art, Comic Books, Car Culture, PrisonArt, Animation, Anime, Sculpture, Installation, Fashion, Fashion Art, Film,Film Art,Street installation, Prison art, Music, Video Art, Music Video Art,Lowbrow,Newbrow,Contemporary Art,Gothic ,san francisco art scene, san francisco art community, sf art scene, sf art, sf art galleries, san francisco art galleries, new york art scene, new york art community, nyc art, nyc art galleries, Nike, Los Angeles Art, los angeles art galleries, los angeles art scene, vans, incisione, computer grafica, architettura, land art, scultura, letteratura, design, arte tessile, videoarte, motore di ricerca, libri, libro, recensione, recensioni, cultura, terza pagina, letteratura, narrativa, poesia, racconti, saggi, saggistica, scrittori, autori, biblioteca, letterario, critica letteraria, autore,titolo, editore, autore della recensione, art, culture, art books, art, artforum, cinema, coffee table, contemporary, criticism, books, culture, fiction forecast, fiction, film studies, film, forum, gender, international, visual arts, C O,, nuova figurazione, nuova figurazione italiana, artista italiano, artisti italiani, paesaggio, paesaggio urbano, vissuto urbano, citt�, architettura, cantieri urbani, archeologia industriale, rappresentazione della realt�, pittore italiano, pittore italiano di cantieri, pittore italiano di paesaggi urbani, pittore italiano di citt�, quadri di cantieri, rappresentazioni di cantieri, quadri di vedute urbane, quadri di metropoli, vedute di metropoli, rappresentazioni di palazzi, pittore comasco, palazzi, vedute urbane, cantieri, gru, painting, Italian painting, contemporary painting, figurative painting, contemporary Italian painting, art, contemporary art, contemporary Italian art, figurative art, new figuration, new Italian figuration, Italian artists, landscape, city landscape, city lived, city, architecture, yards, urban yards, construction yards, industrial archaeology, representation of the truth, Italian painter, Italian artist, Italian painter of cities, Italian landscape painter, Italian painter of yards, paintings of yards, representation of yards, paintings of urban landscape, city paintings, representation of buildings, buildings, kritika, kritikaonline, Milano, arte, contemporanea, emanuele beluffi, emanuele beluffi kritika, beluffi kritika, beluffi critico, mostre, gallerie, artisti, blog, emanuele, beluffi, eventi Milano, news d\'arte, attualità, design, moda, fotografia, artisti, pittura, fotografia, emanuele beluffi critico d&39#;arte, milano, eventi milano, notizie milano, pittura, scultura, performance, installazione, artisti, artista, performing arts, intervista, lifestyle, sagre, sport, vita notturna, food, drink, musica, spettacoli, serate, art exhibitions, arte, arte contemporanea, arte moderna e contemporanea, gallerie arte contemporanea, gallerie d'arte, pittura italiana, pittura contemporanea, pittura figurativa, pittura italiana contemporanea, arte, arte contemporanea, arte italiana contemporanea, arte figurativa, ARTE, ARTE CONTEMPORANEA, PROMOZIONE, GIOVANI ARTISTI,STAGE, ARCHIVIO, ARTISTI, BIBLIOTECA, CONTEMPORANEA, DOCUMENTAZIONE, RICERCA, VIDEO, DIDATTICA, MOSTRA, MOSTRE, PROGETTI, INTERNSHIP, NUOVE TECNOLOGIE, contemporary art, artist, museum, gallery, international, Italy, Milan, exhibition, , international, Italy, Milan, exhibition, arte, arte contemporanea, concerti, fiere, mostre, cultura, rivista, magazine, edicola, abbonamento, emanuele beluffi, milano, milano arte, milano eventi, inaugurazioni milano, kritika, kritikaonline, emanuele beluffi, kritika beluffi, arte, arte contemporanea, mostre d\'arte, eventi d\'arte, mostre, festival, architettura, design, art, contemporary art, recensioni mostre, exhibitions, art in italy, arte in italia, mostre in italia, Street Art,Illustration,Graffiti, Graffiti Art,Graffiti, Murals, Murals, Toys, Sneakers, Painting, Painters, Reader Art, Dark Arts, Photography, Poster Art, Comic Art, Comic Books, Car Culture, Prison Art, Animation, Anime,Sculpture,Installation,Fashion,Fashion Art, Film, Film Art, Street installation, Prison art, Music, Video Art, Music Video Art, Lowbrow, Newbrow, Contemporary Art,Gothic ,san francisco art scene, san francisco art community, sf art scene, sf art, sf art galleries, san francisco art galleries, new york art scene, new york art community, nyc art, nyc art galleries, Nike, Los Angeles Art, los angeles art galleries, los angeles art scene, vans, incisione, computer grafica, architettura, land art, scultura, letteratura, design, arte tessile, videoarte, motore di ricerca, libri, libro, recensione, recensioni, cultura, terza pagina, letteratura, narrativa, poesia, racconti, saggi, saggistica, scrittori, autori, biblioteca, letterario, critica letteraria, autore,titolo, editore, autore della recensione, art, culture, art books, art, artforum, cinema, coffee table, contemporary, criticism, books, culture, fiction forecast, fiction, film studies, film, forum, gender, international, visual arts, C O,, nuova figurazione, nuova figurazione italiana, artista italiano, artisti italiani, paesaggio, paesaggio urbano, vissuto urbano, citt�, architettura, cantieri urbani, archeologia industriale, rappresentazione della realt�, pittore italiano, pittore italiano di cantieri, pittore italiano di paesaggi urbani, pittore italiano di citt�, quadri di cantieri, rappresentazioni di cantieri, quadri di vedute urbane, quadri di metropoli, vedute di metropoli, rappresentazioni di palazzi, pittore comasco, palazzi, vedute urbane, cantieri, gru, painting, Italian painting, contemporary painting, figurative painting, contemporary Italian painting, art, contemporary art, contemporary Italian art, figurative art, new figuration, new Italian figuration, Italian artists, landscape, city landscape, city lived, city, architecture, yards, urban yards, construction yards, industrial archaeology, representation of the truth, Italian painter, Italian artist, Italian painter of cities, Italian landscape painter, Italian painter of yards, paintings of yards, representation of yards, paintings of urban landscape, city paintings, representation of buildings, buildings
Landscape 1_7_7 – C-print under plexiglass – 35 x 50 cm. – 2013

Il mondo (non?) è io

In qualsiasi cosa che l’uomo fa, sussiste un elemento di rischio, giusto? Per questo abbiamo la cosiddetta “difesa a tutti i livelli”. E cioè: un apparecchio di rispetto per ogni apparecchio di rispetto di ogni apparecchio operante. Lei era là e ha visto quello che è successo. Non c’è stata nessuna fuga di radiazioni. E sa perché? Il sistema funziona. Anche con un relè difettoso, anche con una valvola bloccata, il sistema funziona. Non c’è stato nessun incidente

Così Jack Lemmon in Sindrome cinese, film cult di James Bridges sui pericoli del nucleare. La storia è nota: durante un servizio televisivo in una centrale termonuclerare la troupe capitanata da Jane Fonda e Michael Douglas assiste a un incidente al sistema di raffreddamento del nocciolo e filma segretamente i disperati tentativi del direttore della sala di controllo Jack Lemmon per riportare la situazione alla normalità, a un soffio dalla sindrome cinese. Visionato da un ingegnere, il girato rivela i potenziali esiti catastrofici dell’”incidente”:

Se il nocciolo è scoperto, l’uranio si riscalda oltre i limiti di tolleranza in pochissimi minuti e niente riesce a fermarlo. E fonde attraverso la base della centrale, in teoria arrivando fino alla Cina. Ma naturalmente appena incontra una falda d’acqua sotterranea esplode nell’atmosfera creando nuvole radioattive. Il numero di persone uccise dipenderebbe dalla direzione del vento, rendendo un’area grande come la Pennsylvania permanentemente inabitabile. Per non parlare dei casi di cancro che si avrebbero in seguito

James Bridges non fu profeta di sventure: la storia, anche recente, ha dimostrato come il mondo sia stato scenario di disastri ambientali, si pensi a Chernobyl e al più recente disastro di Fukushima, per non parlare delle “rivolte” della Natura che i più indicano come conseguenze dell’insano sviluppo tecnologico (ma la Natura è per essenza matrigna: senza scomodare tempeste e tifoni, chi se la sente di magnificare la “volontà di potenza” delle cellule tumorali che si moltiplicano?).

giacomo costa, giacomocosta, The Giacomo Costa Site, Giacomo Costa, Giacomo, Costa, fotografia, fotografia arte, foto d'arte, foto d'autore, foto ad edizione limitata, ritratto d'autore, collezionare fotografia, acquistare fotografie d'arte, Artisti, opere, Fotografo, Giacomo, Costa, Ground, Landscape, Opere, Agglomerati, Monoliti, ritratti, paesaggi, kritika, kritikaonline, Milano, arte, contemporanea, emanuele beluffi, emanuele beluffi kritika, beluffi kritika, beluffi critico, mostre, gallerie, artisti, blog, emanuele, beluffi, eventi Milano, news d\'arte, attualità, design, moda, fotografia, artisti, pittura, fotografia, emanuele beluffi critico d&39#;arte, milano, eventi milano, notizie milano, pittura, scultura, performance, installazione, artisti, artista, performing arts, intervista, lifestyle, sagre, sport, vita notturna, food, drink, musica, spettacoli, serate, art exhibitions, arte, arte contemporanea, arte moderna e contemporanea, gallerie arte contemporanea, gallerie d'arte, pittura italiana, pittura contemporanea, pittura figurativa, pittura italiana contemporanea, arte, arte contemporanea, arte italiana contemporanea, arte figurativa, ARTE, ARTE CONTEMPORANEA, PROMOZIONE, GIOVANI ARTISTI,STAGE, ARCHIVIO, ARTISTI, BIBLIOTECA, CONTEMPORANEA, DOCUMENTAZIONE, RICERCA, VIDEO, DIDATTICA, MOSTRA, MOSTRE, PROGETTI, INTERNSHIP, NUOVE TECNOLOGIE, contemporary art, artist, museum, gallery, international, Italy, Milan, exhibition, international, Italy, Milan, exhibition, arte, arte contemporanea, concerti, fiere, mostre, cultura, rivista, magazine, edicola, abbonamento, emanuele beluffi, milano, milano arte, milano eventi, inaugurazioni milano, kritika, kritikaonline, emanuele beluffi, kritika beluffi, arte, arte contemporanea, mostre d\'arte, eventi d\'arte, mostre, festival, architettura, design, art, contemporary art, recensioni mostre, exhibitions, art in italy, arte in italia, mostre in italia, Street Art,Illustration,Graffiti, Graffiti Art,Graffiti, Murals, Murals, Toys,Sneakers, Painting, Painters, Reader Art, Dark Arts, Photography, Poster Art, Comic Art, Comic Books, Car Culture, PrisonArt, Animation, Anime, Sculpture, Installation, Fashion, Fashion Art, Film,Film Art,Street installation, Prison art, Music, Video Art, Music Video Art,Lowbrow,Newbrow,Contemporary Art,Gothic ,san francisco art scene, san francisco art community, sf art scene, sf art, sf art galleries, san francisco art galleries, new york art scene, new york art community, nyc art, nyc art galleries, Nike, Los Angeles Art, los angeles art galleries, los angeles art scene, vans, incisione, computer grafica, architettura, land art, scultura, letteratura, design, arte tessile, videoarte, motore di ricerca, libri, libro, recensione, recensioni, cultura, terza pagina, letteratura, narrativa, poesia, racconti, saggi, saggistica, scrittori, autori, biblioteca, letterario, critica letteraria, autore,titolo, editore, autore della recensione, art, culture, art books, art, artforum, cinema, coffee table, contemporary, criticism, books, culture, fiction forecast, fiction, film studies, film, forum, gender, international, visual arts, C O,, nuova figurazione, nuova figurazione italiana, artista italiano, artisti italiani, paesaggio, paesaggio urbano, vissuto urbano, citt�, architettura, cantieri urbani, archeologia industriale, rappresentazione della realt�, pittore italiano, pittore italiano di cantieri, pittore italiano di paesaggi urbani, pittore italiano di citt�, quadri di cantieri, rappresentazioni di cantieri, quadri di vedute urbane, quadri di metropoli, vedute di metropoli, rappresentazioni di palazzi, pittore comasco, palazzi, vedute urbane, cantieri, gru, painting, Italian painting, contemporary painting, figurative painting, contemporary Italian painting, art, contemporary art, contemporary Italian art, figurative art, new figuration, new Italian figuration, Italian artists, landscape, city landscape, city lived, city, architecture, yards, urban yards, construction yards, industrial archaeology, representation of the truth, Italian painter, Italian artist, Italian painter of cities, Italian landscape painter, Italian painter of yards, paintings of yards, representation of yards, paintings of urban landscape, city paintings, representation of buildings, buildings, kritika, kritikaonline, Milano, arte, contemporanea, emanuele beluffi, emanuele beluffi kritika, beluffi kritika, beluffi critico, mostre, gallerie, artisti, blog, emanuele, beluffi, eventi Milano, news d\'arte, attualità, design, moda, fotografia, artisti, pittura, fotografia, emanuele beluffi critico d&39#;arte, milano, eventi milano, notizie milano, pittura, scultura, performance, installazione, artisti, artista, performing arts, intervista, lifestyle, sagre, sport, vita notturna, food, drink, musica, spettacoli, serate, art exhibitions, arte, arte contemporanea, arte moderna e contemporanea, gallerie arte contemporanea, gallerie d'arte, pittura italiana, pittura contemporanea, pittura figurativa, pittura italiana contemporanea, arte, arte contemporanea, arte italiana contemporanea, arte figurativa, ARTE, ARTE CONTEMPORANEA, PROMOZIONE, GIOVANI ARTISTI,STAGE, ARCHIVIO, ARTISTI, BIBLIOTECA, CONTEMPORANEA, DOCUMENTAZIONE, RICERCA, VIDEO, DIDATTICA, MOSTRA, MOSTRE, PROGETTI, INTERNSHIP, NUOVE TECNOLOGIE, contemporary art, artist, museum, gallery, international, Italy, Milan, exhibition, , international, Italy, Milan, exhibition, arte, arte contemporanea, concerti, fiere, mostre, cultura, rivista, magazine, edicola, abbonamento, emanuele beluffi, milano, milano arte, milano eventi, inaugurazioni milano, kritika, kritikaonline, emanuele beluffi, kritika beluffi, arte, arte contemporanea, mostre d\'arte, eventi d\'arte, mostre, festival, architettura, design, art, contemporary art, recensioni mostre, exhibitions, art in italy, arte in italia, mostre in italia, Street Art,Illustration,Graffiti, Graffiti Art,Graffiti, Murals, Murals, Toys, Sneakers, Painting, Painters, Reader Art, Dark Arts, Photography, Poster Art, Comic Art, Comic Books, Car Culture, Prison Art, Animation, Anime,Sculpture,Installation,Fashion,Fashion Art, Film, Film Art, Street installation, Prison art, Music, Video Art, Music Video Art, Lowbrow, Newbrow, Contemporary Art,Gothic ,san francisco art scene, san francisco art community, sf art scene, sf art, sf art galleries, san francisco art galleries, new york art scene, new york art community, nyc art, nyc art galleries, Nike, Los Angeles Art, los angeles art galleries, los angeles art scene, vans, incisione, computer grafica, architettura, land art, scultura, letteratura, design, arte tessile, videoarte, motore di ricerca, libri, libro, recensione, recensioni, cultura, terza pagina, letteratura, narrativa, poesia, racconti, saggi, saggistica, scrittori, autori, biblioteca, letterario, critica letteraria, autore,titolo, editore, autore della recensione, art, culture, art books, art, artforum, cinema, coffee table, contemporary, criticism, books, culture, fiction forecast, fiction, film studies, film, forum, gender, international, visual arts, C O,, nuova figurazione, nuova figurazione italiana, artista italiano, artisti italiani, paesaggio, paesaggio urbano, vissuto urbano, citt�, architettura, cantieri urbani, archeologia industriale, rappresentazione della realt�, pittore italiano, pittore italiano di cantieri, pittore italiano di paesaggi urbani, pittore italiano di citt�, quadri di cantieri, rappresentazioni di cantieri, quadri di vedute urbane, quadri di metropoli, vedute di metropoli, rappresentazioni di palazzi, pittore comasco, palazzi, vedute urbane, cantieri, gru, painting, Italian painting, contemporary painting, figurative painting, contemporary Italian painting, art, contemporary art, contemporary Italian art, figurative art, new figuration, new Italian figuration, Italian artists, landscape, city landscape, city lived, city, architecture, yards, urban yards, construction yards, industrial archaeology, representation of the truth, Italian painter, Italian artist, Italian painter of cities, Italian landscape painter, Italian painter of yards, paintings of yards, representation of yards, paintings of urban landscape, city paintings, representation of buildings, buildings
Ground 1 – C-print su dibond – 75 x 100 cm. – 2013

Quel che ci serve è in realtà solo un monito, liberamente interpretabile nella sua nuda chiarezza.

Ed è ciò che fa, per altre vie rispetto a quelle del linguaggio verbale, l’opera di Giacomo Costa, documentata in questa mostra come una sorta di “cronistoria” che, dai lavori del 2008 e del 2009, in cui le architetture della tecnica e le volumetrie naturali quasi si compenetrano, arriva agli esiti più recenti (2015), dove la Natura giganteggia sulle costruzioni umane, passando attraverso quella produzione artistica contrassegnata invece dai paesaggi “aerei” (2013).

Il suo lavoro d’arte è indubbiamente calato nella supercontemporaneità e agisce (anche) come un vero e proprio monito: i riferimenti, critici e teorici, a scenari apocalittici alla Blade Runner si sprecano e naturalmente vi è molto di vero in queste interpretazioni, anche se non credo che la sua visionarietà si esaurisca qui – e nel piacere retinico, che pure è di importanza fondamentale.

Vi è, alla base delle sue visioni, come un “metatesto”, un rimando in senso stretto culturale, un po’ come in quelle di Hieronymus Bosch. E non credo che il riferimento illustre a un pittore, di un’altra epoca storica per di più, possa suonare balzano. Credo anzi che nelle fantasie di Costa siano presenti accenti di pittoricità al punto che potremmo confrontarle con quei capricci che nella pittura del Settecento ricontestualizzavano rovine e architetture familiari all’interno di scenari del tutto fantastici. I risultati erano spesso sorprendenti e sortivano come effetto quella sensazione di spaesamento che, nelle rovine di Costa, mette insieme piacere e tensione (del resto, la diade amore/morte non è un invincibile topos letterario e non solo?).

Un basso continuo risuona costantemente nelle sue opere ed è l’assenza di esseri umani: la suggestione apocalittica di strutture architettoniche invase da concrezioni serpentine costituite da immaginifici elementi arborei denota l’apparente irrealtà di un’ucronia, il cui proprietario assente, l’uomo appunto, è simbolizzato proprio da quelle stesse architetture. La produzione artistica di Giacomo Costa è l’espressione controfattuale di uno stato di cose, esprime cioè la fattezze di uno scenario possibile, degradato, desolato, scorticato dal progresso della tecnica: non per nulla le muraglie e i tubi e gli edifici sono un po’ il famoso monolite extratemporale di Odissea nello spazio che, in una non dissimile “cornice” visuale di scorribande lungo la storia del tempo, nel preciso istante in cui l’antenato scimmiesco dell’uomo scopriva come usare gli oggetti naturali in maniera funzionale, simbolizzava il dispiegarsi della techne umana nella ratio.

giacomo costa, giacomocosta, The Giacomo Costa Site, Giacomo Costa, Giacomo, Costa, fotografia, fotografia arte, foto d'arte, foto d'autore, foto ad edizione limitata, ritratto d'autore, collezionare fotografia, acquistare fotografie d'arte, Artisti, opere, Fotografo, Giacomo, Costa, Ground, Landscape, Opere, Agglomerati, Monoliti, ritratti, paesaggi, kritika, kritikaonline, Milano, arte, contemporanea, emanuele beluffi, emanuele beluffi kritika, beluffi kritika, beluffi critico, mostre, gallerie, artisti, blog, emanuele, beluffi, eventi Milano, news d\'arte, attualità, design, moda, fotografia, artisti, pittura, fotografia, emanuele beluffi critico d&39#;arte, milano, eventi milano, notizie milano, pittura, scultura, performance, installazione, artisti, artista, performing arts, intervista, lifestyle, sagre, sport, vita notturna, food, drink, musica, spettacoli, serate, art exhibitions, arte, arte contemporanea, arte moderna e contemporanea, gallerie arte contemporanea, gallerie d'arte, pittura italiana, pittura contemporanea, pittura figurativa, pittura italiana contemporanea, arte, arte contemporanea, arte italiana contemporanea, arte figurativa, ARTE, ARTE CONTEMPORANEA, PROMOZIONE, GIOVANI ARTISTI,STAGE, ARCHIVIO, ARTISTI, BIBLIOTECA, CONTEMPORANEA, DOCUMENTAZIONE, RICERCA, VIDEO, DIDATTICA, MOSTRA, MOSTRE, PROGETTI, INTERNSHIP, NUOVE TECNOLOGIE, contemporary art, artist, museum, gallery, international, Italy, Milan, exhibition, international, Italy, Milan, exhibition, arte, arte contemporanea, concerti, fiere, mostre, cultura, rivista, magazine, edicola, abbonamento, emanuele beluffi, milano, milano arte, milano eventi, inaugurazioni milano, kritika, kritikaonline, emanuele beluffi, kritika beluffi, arte, arte contemporanea, mostre d\'arte, eventi d\'arte, mostre, festival, architettura, design, art, contemporary art, recensioni mostre, exhibitions, art in italy, arte in italia, mostre in italia, Street Art,Illustration,Graffiti, Graffiti Art,Graffiti, Murals, Murals, Toys,Sneakers, Painting, Painters, Reader Art, Dark Arts, Photography, Poster Art, Comic Art, Comic Books, Car Culture, PrisonArt, Animation, Anime, Sculpture, Installation, Fashion, Fashion Art, Film,Film Art,Street installation, Prison art, Music, Video Art, Music Video Art,Lowbrow,Newbrow,Contemporary Art,Gothic ,san francisco art scene, san francisco art community, sf art scene, sf art, sf art galleries, san francisco art galleries, new york art scene, new york art community, nyc art, nyc art galleries, Nike, Los Angeles Art, los angeles art galleries, los angeles art scene, vans, incisione, computer grafica, architettura, land art, scultura, letteratura, design, arte tessile, videoarte, motore di ricerca, libri, libro, recensione, recensioni, cultura, terza pagina, letteratura, narrativa, poesia, racconti, saggi, saggistica, scrittori, autori, biblioteca, letterario, critica letteraria, autore,titolo, editore, autore della recensione, art, culture, art books, art, artforum, cinema, coffee table, contemporary, criticism, books, culture, fiction forecast, fiction, film studies, film, forum, gender, international, visual arts, C O,, nuova figurazione, nuova figurazione italiana, artista italiano, artisti italiani, paesaggio, paesaggio urbano, vissuto urbano, citt�, architettura, cantieri urbani, archeologia industriale, rappresentazione della realt�, pittore italiano, pittore italiano di cantieri, pittore italiano di paesaggi urbani, pittore italiano di citt�, quadri di cantieri, rappresentazioni di cantieri, quadri di vedute urbane, quadri di metropoli, vedute di metropoli, rappresentazioni di palazzi, pittore comasco, palazzi, vedute urbane, cantieri, gru, painting, Italian painting, contemporary painting, figurative painting, contemporary Italian painting, art, contemporary art, contemporary Italian art, figurative art, new figuration, new Italian figuration, Italian artists, landscape, city landscape, city lived, city, architecture, yards, urban yards, construction yards, industrial archaeology, representation of the truth, Italian painter, Italian artist, Italian painter of cities, Italian landscape painter, Italian painter of yards, paintings of yards, representation of yards, paintings of urban landscape, city paintings, representation of buildings, buildings, kritika, kritikaonline, Milano, arte, contemporanea, emanuele beluffi, emanuele beluffi kritika, beluffi kritika, beluffi critico, mostre, gallerie, artisti, blog, emanuele, beluffi, eventi Milano, news d\'arte, attualità, design, moda, fotografia, artisti, pittura, fotografia, emanuele beluffi critico d&39#;arte, milano, eventi milano, notizie milano, pittura, scultura, performance, installazione, artisti, artista, performing arts, intervista, lifestyle, sagre, sport, vita notturna, food, drink, musica, spettacoli, serate, art exhibitions, arte, arte contemporanea, arte moderna e contemporanea, gallerie arte contemporanea, gallerie d'arte, pittura italiana, pittura contemporanea, pittura figurativa, pittura italiana contemporanea, arte, arte contemporanea, arte italiana contemporanea, arte figurativa, ARTE, ARTE CONTEMPORANEA, PROMOZIONE, GIOVANI ARTISTI,STAGE, ARCHIVIO, ARTISTI, BIBLIOTECA, CONTEMPORANEA, DOCUMENTAZIONE, RICERCA, VIDEO, DIDATTICA, MOSTRA, MOSTRE, PROGETTI, INTERNSHIP, NUOVE TECNOLOGIE, contemporary art, artist, museum, gallery, international, Italy, Milan, exhibition, , international, Italy, Milan, exhibition, arte, arte contemporanea, concerti, fiere, mostre, cultura, rivista, magazine, edicola, abbonamento, emanuele beluffi, milano, milano arte, milano eventi, inaugurazioni milano, kritika, kritikaonline, emanuele beluffi, kritika beluffi, arte, arte contemporanea, mostre d\'arte, eventi d\'arte, mostre, festival, architettura, design, art, contemporary art, recensioni mostre, exhibitions, art in italy, arte in italia, mostre in italia, Street Art,Illustration,Graffiti, Graffiti Art,Graffiti, Murals, Murals, Toys, Sneakers, Painting, Painters, Reader Art, Dark Arts, Photography, Poster Art, Comic Art, Comic Books, Car Culture, Prison Art, Animation, Anime,Sculpture,Installation,Fashion,Fashion Art, Film, Film Art, Street installation, Prison art, Music, Video Art, Music Video Art, Lowbrow, Newbrow, Contemporary Art,Gothic ,san francisco art scene, san francisco art community, sf art scene, sf art, sf art galleries, san francisco art galleries, new york art scene, new york art community, nyc art, nyc art galleries, Nike, Los Angeles Art, los angeles art galleries, los angeles art scene, vans, incisione, computer grafica, architettura, land art, scultura, letteratura, design, arte tessile, videoarte, motore di ricerca, libri, libro, recensione, recensioni, cultura, terza pagina, letteratura, narrativa, poesia, racconti, saggi, saggistica, scrittori, autori, biblioteca, letterario, critica letteraria, autore,titolo, editore, autore della recensione, art, culture, art books, art, artforum, cinema, coffee table, contemporary, criticism, books, culture, fiction forecast, fiction, film studies, film, forum, gender, international, visual arts, C O,, nuova figurazione, nuova figurazione italiana, artista italiano, artisti italiani, paesaggio, paesaggio urbano, vissuto urbano, citt�, architettura, cantieri urbani, archeologia industriale, rappresentazione della realt�, pittore italiano, pittore italiano di cantieri, pittore italiano di paesaggi urbani, pittore italiano di citt�, quadri di cantieri, rappresentazioni di cantieri, quadri di vedute urbane, quadri di metropoli, vedute di metropoli, rappresentazioni di palazzi, pittore comasco, palazzi, vedute urbane, cantieri, gru, painting, Italian painting, contemporary painting, figurative painting, contemporary Italian painting, art, contemporary art, contemporary Italian art, figurative art, new figuration, new Italian figuration, Italian artists, landscape, city landscape, city lived, city, architecture, yards, urban yards, construction yards, industrial archaeology, representation of the truth, Italian painter, Italian artist, Italian painter of cities, Italian landscape painter, Italian painter of yards, paintings of yards, representation of yards, paintings of urban landscape, city paintings, representation of buildings, buildings
Secret Garden 10 – C-print su dibond – 60 x 120 cm. – 2008

Le serie Garden e Secret Garden e singole opere come Aqua 5 e Veduta 8 esprimono ciò nel massimo desolato splendore di scenari controfattuali privi d’umanità, della quale tuttavia sono lo specchio: qui l’uomo sta come il proprietario assente dello scenario apocalittico, su cui sopravviene la Natura che preconizza la sua stessa nemesi, quasi invadendo, con spire silvane, i complessi di cemento. Un incipit di rivalsa, che si realizza negli alberi incommensurabili, totalmente fuori scala e svettanti sugli agglomerati termonucleari e sulle metropoli incompossibili delle serie Plant. In un caso (Plant 11), dominando le volumetrie come in un abbraccio tentacolare, mentre sullo sfondo si sviluppa una composizione lunare di montagne e cieli metafisici. In un altro (Plant 10), dominando palazzi sommersi in una dimensione acquorea con enormi ramificazioni di verde nella parte superiore dei “giganti arborei”. Rendendo con ciò stesso un tributo a un’impresa ecologica realmente avvenuta: il miracle pine, unico superstite della foresta di Fukushima distrutta dallo Tsunami del 2001 ma poi sopraffatto dagli eventi, che i giapponesi hanno riportato in vita riassemblandolo con un esoscheletro in carbonio e reimpiantandolo in una gabbia alta 27 metri.

Uno “svettare” che ritroviamo in Ground 1, interpretabile come scenario condizionale ex post del reale e tragico Ground Zero dell’11 settembre: con la differenza che, dalla voragine, dall’orrido, dal “buco” di quella che, facendo il verso a André Malraux, non è più la condition humaine ma la condizione postatomica, si innalza qui un terrapieno smisurato e “fantascientifico” popolato di alberi e che, per ritornare a reminiscenze cinematografiche, ricorda quella specie di “montagna” su cui Richard Dreyfuss impazziva in Incontri ravvicinati del terzo tipo.

Il mondo visto dallo spazio. Dall’alto. Perché le visioni di Costa sono spesso aeree, sub specie aeternitatis o dal punto di vista di Dio, come vi pare. Reperti iconografici vessilliferi di un messaggio “per lo spazio”, segnico e verbale come in Tracce 11, dove su un rosso lago di nebbia circondato da una foresta di piante-schegge e sormontato da un cielo su cui le nuvole sembrano sviluppare il dinamismo della lontananza, la dislocazione di lettere-menhir forma una frase, un lascito, desunto dal patrimonio filosofico dell’umanità e consegnato al tempo a venire, come ha fatto la NASA nel 2008 con la canzone Across the Universe dei Beatles, “sparata” via radio a 431 anni luce di distanza dalla Terra.

Ho parlato, en passant, di un effetto sortito dalle visioni di Costa, il dinamismo della lontananza. Credo che tale suggestione (e mi riferisco unicamente alla sensazione che possiamo provare noi, fruitori/osservatori delle sue visioni) si radicalizzi soprattutto nelle serie dei paesaggi (Landscape), dominati da una limpidezza “atmosferica”, data dalle progressioni cromatiche e dai campi della composizione, che denota (anche, per lo meno) un “affinamento”: se poniamo a confronto un’opera come Secret Garden 2 con una della serie Landscape, vediamo infatti come Costa abbia tradotto il detto less is more sgombrando il campo dalle infrastrutture e dagli elementi arborei che altrove dominano il territorio e che qui invece cedono il passo a una composizione “aerea”, o a “volo d’uccello”, di distese laviche sormontate da cieli limpidissimi e freddi come acciaio, attraversati da nubi e turbini che improntano il paesaggio a una forte “vaporosità” e a un’”atmosfericità” rarefatta, pulitissima.

Qui, per usare un’espressione solitamente impiegata in contesti sociali, domina un silenzio assordante, spaziale, ancor più intenso che altrove (Secret Garden, Traces, Garden, Plant, dove si avvertono le vibrazioni dell’umano nonostante la sua presenza/assenza, perché edifici e muraglie e strutture tubolari denotano il loro proprietario assente): qui l’umano è totalmente estruso dallo scenario e domina un mondo che non ha più bisogno di lui -se mai ne ha avuto bisogno.

Questo slideshow richiede JavaScript.

sergio padovani pittore, sergip padovani bassano del grappa, emanuele beluffi, sergio padovani emanuele beluffi, beluffi critico, beluffi kritika

L’HEIMAT DELL’ERESIA, DELLA GUERRA E DELLA PITTURA PROFANATA

Sergio Padovani – Heimat – Piccola Galleria Arte Contemporanea – Bassano del Grappa

“Gli eventi dell’11 settembre sono stati la più grande opera d’arte possibile nell’intero cosmo” (Karlheinz Stockhausen)
sergio padovani pittore, sergip padovani bassano del grappa, emanuele beluffi, sergio padovani emanuele beluffi, beluffi critico, beluffi kritika
Thomas Cole, The Course of Empire: Destruction, 1836, 39 ½ x 63 ½ in, Collection of The New-York Historical Society, 1858 (commons.wikimedia.org)
sergio padovani pittore, sergip padovani bassano del grappa, emanuele beluffi, sergio padovani emanuele beluffi, beluffi critico, beluffi kritika
Aftermath of the attacks, September 2001, Photo: EPA (www.telegraph.co.uk)

Così il compositore tedesco Karlheinz Stockhausen all’indomani dell’eccidio che ha cambiato il mondo. Una dichiarazione che, presa nella sua crudezza intellettuale, coglie il senso di un’epoca, la nostra, già trasformatasi in società dell’immagine dopo essere stata società dello spettacolo.

Inutile scomodare filosofi e sociologi, basti per  tutti il musicista Gil Scott-Heron che nel 1970, con efficacissimo neologismo, cantava The Revolution Will Not Be Televised: non stare a guardare le immagini davanti alla Tv fratello, la rivoluzione è un’altra cosa.

Sergio Padovani una volta mi disse:

«Sentiamo i tempi sulle spalle: l’arte, anche nella sua efferatezza, talvolta rappresenta uno stato di cose meglio delle parole»

Il bello di tutto questo è che non stavamo sorseggiando vino rosso al Deux Magots di Sartre, né stavamo passeggiando lungo la Senna, anche se io, mentre lui parlava, pensavo alla condition humaine di André Malraux.

Quello del rappresentare/raffigurare è un tema centrale nelle arti visive (grazie professor Nelson Goodman!) : quante volte ci è capitato di familiarizzare subito con il soggetto di un quadro, salvo poi stupirci che quella figura che stavamo osservando rappresentava in realtà anche qualche cosa d’altro? Gli esempi nella storia dell’arte sono legione e attraversano i secoli e gli stili –Gli Ambasciatori di Hans Holbein il giovane, dove il “soggetto sconosciuto” è in realtà madonna Morte.

Mi sentirei addirittura di sostenere che l’arte è, essenzialmente e intrinsecamente, una forma simbolica. Estenderei quindi all’eterno presente dell’arte contemporanea gli insegnamenti dei vari Erwin Panofsky, Aby Warburg e Fritz Saxl, tutti quegli storici e critici insomma che considerarono l’arte visiva (nella fattispecie la pittura) alla stregua di un vaso di Pandora pieno di immagini-che-ci-parlano. Coniarono addirittura una disciplina ad hoc, l’iconologia, per cercare la spiegazione delle immagini, dei simboli e delle figure allegoriche dell’arte, per poter interpretare, e non solo descrivere, i soggetti raffigurati.

Oggi forse, specialmente nella giovane arte, questa diade raffigurare/rappresentare è un po’ attenuata: si limitano a pittare un po’ come potrei farlo io, che pittore non sono.

Credo infatti che gli artisti, nei casi più felici specchio dei tempi, abbiano inconsapevolmente introiettato il passaggio dal pensiero debole degli anni Ottanta al pensiero irrilevante degli anni Duemila, anche se il terzo millennio è iniziato con una vera e propria ecatombe –un pensiero fortissimo e violentissimo, direi.

Certamente l’artista non deve essere un intellettuale (non lo è quasi mai), ma il punto è un altro: molti giovani artisti sono inattuali – e non nel senso in cui lo fu Nietzsche, che infatti nacque postumo, mentre Basquiat, che pure non vestì i panni del profeta, è un mito vivente.

Bisogna studiare, c’è poco altro da dire, gli Antichi ci son maestri. Il che non significa scopiazzare i classici con una spruzzatina di attualità, ma produrre qualcosa di fresco e stupefacente che non tradisca la qualità, mantenendo una salda fedeltà al presente. Questa è l’arte: fedeltà al presente con un occhio al passato. La fonte dell’eccellenza, da cui attingere e da riattualizzare in veste inedita, è sempre lì, sotto il nostro naso: mai osare scendere dalle spalle dei giganti, perché da quell’altezza sicura noi guardiamo il sotto e l’oltre.

La pittura fiamminga del Quattrocento, Hugo van der Goes, Petrus Christus, Hieronymus Bosch e la Brueghel family al completo: queste le recondite armonie che danno l’impronta di sé alla produzione d’arte di Sergio Padovani, votata a un’ideale enciclopedia di autori classici e alla pittura degli dèi.

Se ci trovassimo in ambito musicale, diremmo che questa mostra, segnatamente intitolata HEIMAT, rappresenta la terza parte di un concept album, i cui primi due capitoli sono LA PESTE e MORTE DELLE MUSE. Temi: la malattia, la crisi, il disfacimento e la perdita di ogni punto di riferimento. Termine: HEIMAT, il capitolo (finale?) contrassegnato dalla guerra e dalla precarietà esistenziale, dal vacillare dell’identità e del senso di appartenenza.

“Heimat” connota in sé un termine dal valore polisemico. Il suo significato è, diciamo, scivoloso: può infatti voler dire “casa”, “piccola patria”, “luogo natio”, mentre in un senso più traslato significa “sentirsi a casa propria”. “Heimat” è anche il titolo di un film degli anni Ottanta del regista tedesco Edgar Reitz, che intrecciava gli accadimenti della vita privata dei protagonisti con gli avvenimenti storici della Germania nel periodo di tempo compreso fra il 1919 e il 1982: una ghirlanda su cui il particolare si annodava all’universale.

E questa tensione tra una dimensione intima e una dal carattere spiccatamente universale è anche la direttiva lungo cui si muove questa mostra: il terzo capitolo dopo LA PESTE e MORTE DELLE MUSE tocca infatti il tema dello scontro di civiltà, già preconizzato dal politologo Francis Fukuyama otto anni prima dell’eccidio dell’11 settembre 2001 e rinnovato oggi dallo scrittore Michel Houellebecq, che nel suo ultimo romanzo immagina una società normalizzata dall’invasione dei “barbari” del terzo millennio.

HEIMAT (la mostra) ha dunque una valenza estremamente simbolica: da un lato lo stallo del senso di appartenenza, il (possibile) tramonto dell’Occidente, per dirla con Oswald Spengler. E dall’altro la considerazione di questa precarietà da un punto di vista speciale, l’”heimat” di Sergio Padovani, il transitare del “senso di appartenenza” da quadro all’altro.

LEGGI IL TESTO INTEGRALE

MAURIZIO L’ALTRELLA | AB OVO E OLTRE

Maurizio L’altrella – Come in cielo così in terra – Galleria Bianca MAria Rizzi & Matthias Ritter, Milano – Marzo 2015 – finissage

maurizio l'altrella, galleria biancamaria rizzi milano, Milano, Cultura, Arte, eventi Milano, evento, eventi, concerti, fiere, mostre, cultura, sagre, sport, vita notturna, food, drink, musica, spettacoli, serate, emanuele beluffi, amanuele beluffi critico d&39#;arte, milano, eventi milano, notizie milano, art exhibitions, arte, arte contemporanea, arte moderna e contemporanea, gallerie arte contemporanea, gallerie d'arte, emanuele beluffi, milano, milano arte, milano eventi, inaugurazioni milano, kritika, kritikaonline, emanuele beluffi, kritika beluffi, rte, arte contemporanea, mostre d\'arte, eventi d\'arte, mostre, festival, architettura, design, art, contemporary art, recensioni mostre, exhibitions, art in italy, arte in italia, mostre in italia, news d\'arte, attualità, design, moda, fotografia, arte, contemporanea, contemporary art, mostre, gallerie, artisti, blog, elena, bordignon, artist, museum, gallery, atpdiary, international, Italy, Milan, exhibition, arte, artisti, pittura, fotografia, incisione, computer grafica, architettura, land art, scultura, letteratura, design, arte tessile, videoarte, motore di ricerca, libri, libro, recensione, recensioni, cultura, terza pagina, letteratura, narrativa, poesia, racconti, saggi, saggistica, scrittori, autori, biblioteca, letterario, critica letteraria, autore,titolo, editore, autore della recensione
Come in Cielo così in Terra, III, 2014, cm 33×25, pastelli su cartoncino

Iniziamo dal titolo: Come in cielo così in terra è una preconizzazione. Come ogni espressione verbale che denoti in maniera essenziale il contenuto di un particolare universo di discorso –nella fattispecie, la mostra di  Maurizio L’Altrella– esso ci indica in maniera suggestiva quale sia l’ambito resocontativo in cui inquadrare “la cosa” per cui esso sta, vale a dire queste oggettivazioni di forme simboliche che noi chiamiamo quadri. Non è obbligatorio cimentarsi nell’agone letterario per titolare degnamente la propria mostra: il grandissimo Jerry Saltz, che evidentemente quel giorno difettava di fantasia, aveva chiamato una “sua” collettiva Black and White. Così, secco: bianco e nero.

Come in cielo così in terra, invece, è un titolo un po’ più affabile, che non solo “etichetta” un momento specifico della fase creativa di L’Altrella, ma ne annuncia il successivo passaggio (che sarà, quando sarà).

Per capire il futuro occorre guardare il presente, che d’altro canto non si comprende se non attraverso il passato: quindi, il senso dell’attuale serie pittorica (e il titolo stesso della mostra) di Maurizio L’Altrella si spiega (di-spiega sé) in ciò che la sua opera è stata, è e sarà.

Il che è paradossale, dal momento che L’Altrella ha da sempre questa idea fissa dell’essere fuori dal tempo (non lui, la sua serie pittorica. Ma del resto: arte e vita, dicevano les décadents).

Se la sua precedente produzione (e stiamo parlando del biennio 2013/2014) era incentrata sulla “trasfigurazione” mistica di animali quasi sussistenti in un’aura “magica” e ancestrale, ora dominano la scena elementi antropomorfi in via di apparizione, parti anatomiche di soggetti non visibili nella loro integrità fisica e dalla reminiscenza umana, o meglio, quasi-umana: nel passaggio dall’ambito non-umano a quello quasi-umano, essi denotano infatti le figure leggendarie dei “giganti” della mitopoiesi veterotestamentaria, greca e germanica (il cui referente forse più celebre nella storia dell’arte occidentale è Il colosso di Francisco Goya), “reminiscenze mastodontiche” che nell’inedita serie pittorica di Maurizio L’Altrella assolvono alla funzione fortemente simbolica di “ponte” fra terra e cielo.

Un “transitare” dall’una all’altra dimensione che tuttavia è, appunto, esclusivamente di valore simbolico, perché, in realtà, non di passaggio vero e proprio si tratta, bensì di compenetrazione, fusione isomorfica, come il simbolo del Tao o l’apoftegma del “tre-volte-grande” Ermete Trismegisto, Così sopra come sotto.

Per rubare il fuoco agli dèi, anzi il gergo ai filosofi, potremmo dire che Come in cielo così in terra denota una visione del mondo “monistico/spirituale”, per cui l’essere, il ciò-che-vi-è, è una sostanziale unità, senza dicotomie, senza opposizioni (bene/male, spirito/materia, mente/corpo).

Un’aspirazione, una proiezione, una preconizzazione, appunto, di ciò che sarà (realizzato, almeno a livello pittorico, solo in una fase successiva ai “giganti”, tramiti per l’“altrove”).

Potremmo definire questo “ciò-che-sarà” come l’uomo autenticamente umano, che dalla “lordura” della terra (nei quadri, le gambe dei “giganti” sono scorticate e poggiano su un terreno rosso come il sangue) è ormai asceso alla “chiarezza” del cielo (per questa ragione i “giganti” non sono mai raffigurati nella loro interezza, come a suggerire il “sopra” di un rinnovamento umano e spirituale che al momento non possiamo vedere né raggiungere).

E’ il compimento di un’evoluzione che, partita dal non-umano (gli animali “mistici” della precedente serie pittorica) è attualmente rappresentata dal quasi-umano (la serie dei “giganti”, appunto), secondo una storia della progressiva acquisizione della saggezza romanzata in forma visuale.

Saggezza già incarnata nelle creature “ancestrali” di L’Altrella, gli animali “mistici” che nella loro alterità rispetto alla logica calcolante umana esprimevano una purezza superiore al dualismo “ortopedico” bene/male, spirito/materia, mente/corpo e ora rappresentata, ad un livello successivo di questa evoluzione spirituale, dalle creature-non-ancora-umane, preconizzazione e simbolo di una creatura-autenticamente-umana che sarà, se sarà.

Leggi anche MAURIZIO L’ALTRELLA | INTERVISTA KRITIKA

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

PITTURA E MISTICISMO

maurizio l'altrella, galleria biancamaria rizzi milano, Milano, Cultura, Arte, eventi Milano, evento, eventi, concerti, fiere, mostre, cultura, sagre, sport, vita notturna, food, drink, musica, spettacoli, serate, emanuele beluffi, amanuele beluffi critico d&39#;arte, milano, eventi milano, notizie milano, art exhibitions, arte, arte contemporanea, arte moderna e contemporanea, gallerie arte contemporanea, gallerie d'arte, emanuele beluffi, milano, milano arte, milano eventi, inaugurazioni milano, kritika, kritikaonline, emanuele beluffi, kritika beluffi, rte, arte contemporanea, mostre d\'arte, eventi d\'arte, mostre, festival, architettura, design, art, contemporary art, recensioni mostre, exhibitions, art in italy, arte in italia, mostre in italia, news d\'arte, attualità, design, moda, fotografia, arte, contemporanea, contemporary art, mostre, gallerie, artisti, blog, elena, bordignon, artist, museum, gallery, atpdiary, international, Italy, Milan, exhibition, arte, artisti, pittura, fotografia, incisione, computer grafica, architettura, land art, scultura, letteratura, design, arte tessile, videoarte, motore di ricerca, libri, libro, recensione, recensioni, cultura, terza pagina, letteratura, narrativa, poesia, racconti, saggi, saggistica, scrittori, autori, biblioteca, letterario, critica letteraria, autore,titolo, editore, autore della recensione
Maurizio L’Altrella, La Selva Oscura III, cm 120×100 olio su tela 2014, courtesy Maurizio L’Altrella

Come spesso mi càpita quando ho a che fare con la mediazione verbovisuale tra il lavoro di un artista e il suo pubblico, riaffiorano alla mia mente -ma sono solo e sempre reali accadimenti cerebrali, perché la mente non esiste!- come associazioni psichiche immediate e naturali certi riferimenti a dimensioni disciplinari esterne all’arte visiva.

Il che non è una novità, di per sé: critici e curatori che vennero prima di me inaugurarono questo “metodo” con grande successo esplicativo. Mi riferisco ai bravissimi –non li conosco! e non ho mai lavorato con loro!- Luca Beatrice e Alessandro Riva, ad esempio, fra i primi a tirare in ballo il calcio e la musica come elementi chiave del loro approccio multidisciplinare all’interpretazione del lavoro degli artisti.

E qui finisce il pistolotto non richiesto ma sinceramente sentito. Dunque, Pittura e misticismo fa il verso a un celebre saggino (perché era un saggio di poche pagine) divulgativo del filosofo e matematico Bertrand Russell, che nel 1918 scrisse appunto Misticismo e logica, in cui erano messe a confronto le teorie filosofiche legate all’esperienza e all’argomentazione formale con quelle più metafisiche e “spirituali”.

A questo punto il riferimento illustre mi è utilissimo perché mi permette di andare a bomba sull’ultima produzione d’arte di Maurizio L’Altrella, un “mistico” della pittura che non lesina allusioni, cenni, confronti con la pratica del “viaggio” spirituale: intendendo qui il termine “viaggio” non nella sua accezione sessantiana di psichedelica memoria, bensì in quella meno compromessa con l’LSD  di ripiegamento interiore, introspezione noetica (cari bambini: dal greco nous, cioè intelletto), discesa dentro di sé.

Retroterra “teorico”, “mistico” appunto, che tuttavia si accompagna al riconoscimento del fare pittura: lavoro, studio, fatica, sofferenza, applicazione.

La lordura della pittura. Che, come quella dell’esperienza, è indispensabile così a pensare come a dipingere.

La parola al pictor optimus. Che, come vedrete, è tutt’altro che “gesuitico” e religioso, ma -per rubare il vocabolario al già citato Bertrand Russell-  appare piuttosto come un monista spirituale.

 

Maurizio L’Altrella: Un percorso ideale, almeno per me, esiste. Ho lavorato immerso in una sorta di viaggio immaginifico, che da subito mi è apparso come la selva oscura. L’ho costruito passo dopo passo coscientemente ma senza essere mai didascalico. Lo stimolo è giunto proprio dalla dimensione simbolica in cui Dante inizia il suo viaggio visionario nella Divina Commedia: l’inoltrarsi nella propria interiorità fino al punto di smarrirsi è quello che mi è piaciuto, per capire che poi, noi ci creiamo su misura le nostre paure, secondo i limiti che crediamo di avere. Questo è stato l’incentivo che mi ha dato modo di creare, diciamo così: una sorta di percorso d’immagini, che esiste in effetti ma solo per chi lo cerca o lo percepisce.

Emanuele Beluffi: Sfondi azzerati ma pieni di accenti, concrezioni, striature, grumi, segni, spatolature: parlaci di questo nulla in cui tutto è

Direi, che hai già espresso con una sintesi perfetta, la mia idea di spazio. Un’ estensione del puro pensiero, viva e palpitante, una dimensione creatura e creatrice al tempo stesso; esattamente: un nulla in cui tutto è. Cerco di creare un dialogo il più vivace possibile tra sfondo e soggetto, in modo tale che l’uno dipenda assolutamente dall’altro; che si creino e ricreino a vicenda. Dove, anche se appare un soggetto immobile, la sua immutabilità è solo apparente. Tutto si muove e cambia sempre e comunque.

I soggetti dei tuoi quadri raffigurano creature in via di apparizione, a volte solo animali, altre a metà strada fra uomo e animale, spesso in posizioni quasi ieratiche: vuoi illustrarci il senso di queste metamorfosi e di questo “stare”?

Mi interessa rapportarmi con l’aspetto spirituale, intimo, dimenticato, che la creatura umana aveva con i suoi simili e tutti gli altri esseri che vivono sia in questa, che nelle dimensioni parallele, qualsiasi sembianza essi abbiano, debbano o possano assumere. Il mio lavoro è sostanzialmente basato su questi stimoli, che traduco attraverso le immagini che presento. La metamorfosi è semplicemente metafora di cambiamento, così profondo però da condizionarne anche le sembianze. Il cambiamento è assolutamente necessario per andare oltre ciò che si conosce. Riguardo la postura dei soggetti posso solo dire che sono coinvolto, quasi ossessivamente dalle immagini della pittura, nel periodo che va principalmente dalla Controriforma alla fine del seicento. Ho una necessità inconscia, che guida la mia ricerca (prima che inizi l’atto pittorico) verso quei soggetti che hanno una ostentazione da effigiato sacro, proprio com’era d’uso in certi periodi storici. L’uso dell’oro, come colore, in alcuni dei miei ultimi dipinti, è un richiamo verso la pittura sacra, una citazione necessaria, per me. Questi forti richiami danno espressione all’atteggiamento fisico dei miei soggetti: animali, umani, Avatar o altro che siano.

Cosa è cambiato nel tuo lavoro dalla partecipazione a quella collettiva fichissima dello scorso anno da Biancamaria Rizzi & Matthias Ritter?

Tutto. Anche se la spinta interiore è la medesima. Basta osservare per capire.

Cosa significa per te fare pittura?

Esattamente quello che mi riesce meglio. In piena onestà e gioiosamente, per quanto più sia possibile. Cercando di non prendermi troppo sul serio ma lavorando seriamente e credendo sempre in ciò che faccio. Non confido nell’auto-flagellazione.

Hai idoli? Chi sono i tuoi maestri? Non sono ammessi nomi di pittori

I primi maestri sono stati mia madre e mio padre; poi via via, tutti gli altri esseri che ho incontrato vivendo. Alla fine, non sono ciò che ho letto o ciò che ho visto e sentito, né ciò che faccio, ma c’è in me una parte di ogni cosa vissuta e vivente e una parte di me è in ogni cosa (e non è retorica). Detto questo, adoro Jim Jarmusch, Peter Greenaway, Tim Burton, Kim Ki Duk, Jung, Goethe, J. Milton, per citarne alcuni e Dante Alighieri, ovviamente. Tanti bravi musicisti, ma non qualsiasi tipo di musica e sopratutto mai musica commerciale o cosi detta “leggera”. La musica è un elemento importantissimo nel mio fare creativo. Non posso citare nessuno per non fare torto ad altri ma di certo prediligo la sperimentazione, l’energia, la sorpresa, l’invenzione e la genialità rispetto al virtuosismo fine a se stesso. Apprezzo dalla classica al rock (con buona parte delle sue diramazioni e generi) e anche la musica contemporanea. Non ho idoli e non pratico nessuna religione.

Intervista pubblicata anche qui e qui

SEBASTIANO BENEGIAMO | LA CHIAREZZA DELLA VISIONE OSCURA

Sebastiano Benegiamo – Glow in the mist – The FORMAT Contemporary Culture Gallery – Ottobre 2014
 

Format, Contemporary Culture, Gallery, pestalozzi, navigli, galleria, arte contemporanea, milano, photography, video, installations, sculpture, craft, draw, painting, Milano, Cultura, Arte, eventi Milano, evento, eventi, concerti, fiere, mostre, cultura, sagre, sport, vita notturna, food, drink, musica, spettacoli, serate, emanuele beluffi, amanuele beluffi critico d&39#;arte, milano, eventi milano, notizie milano, art exhibitions, arte, arte contemporanea, arte moderna e contemporanea, gallerie arte contemporanea, gallerie d'arte, emanuele beluffi, milano, milano arte, milano eventi, inaugurazioni milano, kritika, kritikaonline, emanuele beluffi, kritika beluffi, rte, arte contemporanea, mostre d'arte, eventi d'arte, mostre, festival, architettura, design, art, contemporary art, recensioni mostre, exhibitions, art in italy, arte in italia, mostre in italia, news d'arte, attualità, design, moda, fotografia, arte, contemporanea, contemporary art, mostre, gallerie, artisti, blog, elena, bordignon, artist, museum, gallery, atpdiary, international, Italy, Milan, exhibition, arte, artisti, pittura, fotografia, incisione, computer grafica, architettura, land art, scultura, letteratura, design, arte tessile, videoarte, motore di ricerca, libri, libro, recensione, recensioni, cultura, terza pagina, letteratura, narrativa, poesia, racconti, saggi, saggistica, scrittori, autori, biblioteca, letterario, critica letteraria, autore,titolo, editore, autore della recensione
Il santo, 32 cm x 36 cm, tecnica mista su cartone vegetale, 2014

 
Il lascito della produzione artistica di Sebastiano Benegiamo è il segno. Ancor più che nel recente passato, questa sorta di residuo fenomenico del suo fare pittura si riduce a un affievolimento del soggetto in un lago di tenebra. Se nei lavori precedenti dominava un’attitudine alla dissolvenza, ora a dar l’impronta di sé è un azzeramento quasi totale, un ottenebramento tuttavia non totalizzante: l’approccio inedito della serie Glow in the mist -ma perché?, perché?, ci si ostina a strizzare l’occhiolino alla Perfida Albione quando si tratta di battezzare le proprie mostre?- esposta negli spazi di The Format Gallery è rappresentato infatti dal colore. Non esibito, ma quasi evocato. Da cercare, come pepita preziosa, come accento, nelle stratificazioni nere e terrigne che compongono ogni opera, originata dal segno a matita nera e poi dipinto: il dipinto-del-disegno nasce e si sviluppa lungo le falde che strato su strato vanno a determinare la superficie di concrezioni fino a far venire alla luce….l’oscurità, quell’oscurità su cui sopravviene, quasi illuminandosi come un’intravisione dal film pittorico, il soggetto. La tenebra di Sebastiano Benegiamo è un bagliore. Chi già conosce il suo lavoro, non  potrà non cogliere come Glow in the mist ne ribadisca la cifra stilistica: un approfondimento dell’idea di luce, una ricerca che in questa occasione viene condotta da Benegiamo come se si trattasse di fare i conti con se stesso. E’ un’oscurità che per recondite armonie si accompagna al riconoscimento del valore dell’antico -l’antica pittura-, che qui più che altrove risuona come un basso continuo, un rumore di fondo elevato a valore simbolico di tutta la mostra in sé, ordinata secondo una struttura: la struttura dell’universo umano, che dai tre quadri al centro della composizione raffiguranti rispettivamente il demiurgo e ai suoi lati gli infanti maschio e femmina, si sviluppa lungo le direttrici rappresentate da dieci quadri, tutti raffiguranti idealtipi umani, modelli di condizioni esistenziali ed esistentive -l’amore, il mecenate, il papa, il generale-, che trasfigurano l’approccio al fare pittura di Sebastiano Benegiamo come un approccio di carattere mitopoietico, inattuale come inattuale è la ricerca del genio che precorrendo i tempi sembra hic et nunc così demodé….
 
23-10-14 | Sebastiano Benegiamo | Glow in the mist | The FORMAT Contemporary Culture Gallery
 
The FORMAT-Contemporary Culture Gallery
via Giovanni Enrico Pestalozzi 10 Int.32 , 20143 Milano
 

Questo slideshow richiede JavaScript.

IL METAMONDO DI ALICE ZANIN

Alice Zanin – Circus Circes – Galleria Biancamaria Rizzi & Matthias Ritter, Milano – Ottobre 2014

 

Milano, Cultura, Arte, eventi Milano, evento, eventi, concerti, fiere, mostre, cultura, sagre, sport, vita notturna, food, drink, musica, spettacoli, serate, emanuele beluffi, amanuele beluffi critico d&39#;arte, milano, eventi milano, notizie milano, art exhibitions, arte, arte contemporanea, arte moderna e contemporanea, gallerie arte contemporanea, gallerie d'arte, emanuele beluffi, milano, milano arte, milano eventi, inaugurazioni milano, kritika, kritikaonline, emanuele beluffi, kritika beluffi, rte, arte contemporanea, mostre d\'arte, eventi d\'arte, mostre, festival, architettura, design, art, contemporary art, recensioni mostre, exhibitions, art in italy, arte in italia, mostre in italia, news d\'arte, attualità, design, moda, fotografia, arte, contemporanea, contemporary art, mostre, gallerie, artisti, blog, elena, bordignon, artist, museum, gallery, atpdiary, international, Italy, Milan, exhibition, arte, artisti, pittura, fotografia, incisione, computer grafica, architettura, land art, scultura, letteratura, design, arte tessile, videoarte, motore di ricerca, libri, libro, recensione, recensioni, cultura, terza pagina, letteratura, narrativa, poesia, racconti, saggi, saggistica, scrittori, autori, biblioteca, letterario, critica letteraria, autore,titolo, editore, autore della recensione
Alice Zanin – Circus Circes – Galleria Bianca Maria Rizzi & Matthias Ritter, Milano – Ph. © Marcello Balbi

 
Innanzitutto il titolo, Circus Circes: la Circe è una figura mitologica, la maga dell’isola sperduta di Eea che nel poema epico greco Odissea trasformava gli uomini in maiali, leoni e cani, tenendoli prigionieri nella verdeggiante isola cui avevano fatto incautamente approdo.

Inversione uomo→animale che, nella galleria Bianca Maria Rizzi & Matthias Ritter, si rovescia -inversione dell’inversione!- nel suo opposto: gli animali di Alice Zanin fanno il verso agli animali non umani. Mentre il circo, ladies and gentlemen, gaia prigione moderna delle creature con coda e ali che han da soddisfare le crasse risate dei bipedi, diventa qui il contesto fatiscente dello spettacolo: una vera e propria realizzazione sito specifica, cioè pensata e fatta per questo spazio espositivo, una volta spazio industriale.

Le pareti diroccate della galleria Bianca Maria Rizzi & Matthias Ritter si armonizzano coi paraphernalia -un paio di eleganti e logore scarpe da signora, vecchie palline colorate recuperate al mercatino delle pulci, sedie da giardino in ferro consumate dal tempo, un vecchio paralume, valigie consunte e una bellissima bicicletta d’epoca- che accompagnano le sculture in cartapesta di Circus Circes: levrieri persiani, uccelli del paradiso, zebre, giraffe, topini gerboa e ricci africani, gru coronate e manguste, collocati come tableaux vivants, vere e proprie dramatis personae, in pose inusitate e umane troppo umane.

Perché questo è il retroterra concettuale della produzione artistica di Alice Zanin: la messa in scena di un metamondo, cioè di un modo formalmente e materialmente definito, per mezzo del quale riferirsi a un altro mondo.

Tutte le opere di Circus Circes conducono a una dimensione altra, per cui la bicicletta d’epoca con gli uccelli del paradiso (per l’esattezza Parotia lawesii) dell’installazione When I’m with you it’s paradise, ad esempio, non è solo ciò che si vede, cioè alcuni uccelli neri attorno a una bella bicicletta d’antan su cui è appoggiato un nido con delle uova azzurre, ma rappresenta il sentimento dell’amore (gli uccelli del paradiso fanno la danza di corteggiamento, le uova sono custodite all’interno di un nido e la stessa bicicletta può rappresentare il soggetto/soggetto del trasporto amoroso).

E’ il rapporto, proprio delle arti visuali, raffigurare/rappresentare: dare forma sensibile a un pensiero per mezzo di elementi che diventano simbolici. Come nel poema omerico, la maga Alice Zanin trasfigura gli animali in uomini attraverso gli incanti delle forme simboliche: ecco che allora i tre levrieri persiani (Caeruleus, Cineraceus e Inauratus) seduti su vecchie e consunte sedie in ferro interagiscono con oggetti d’uso umano -tre palline colorate, un paio di scarpe, una trombetta; da notare la coordinazione fra i colori degli oggetti e i rispettivi referenti, il ceruleo delle palline, il grigio delle scarpe e l’oro della trombetta-, in una situazione che a dispetto dell’apparenza non è un gioco, non è un divertissement: i tre quadrupedi non stanno facendo-finta-di, perché la messinscena di Circus Circes rappresenta una condizione estetico/esistenziale che potremmo piuttosto circoscrivere al dominio dell’effimero.

Gli oggetti dell’uomo, che naturalmente i tre cani non usano per lo scopo per cui sono stati realizzati, diventano qui corbelleria, simbolo di una certa fascinazione per la decadence: incanto per il bel declino che investe di sé tutta la mostra di Alice Zanin, rappresentazione sentimentale che riporta a vita nuova le vestigia del tempo, contestualizzandole in una situazione paradossale. Un po’ come i divani, le poltrone, gli armadi, i tavoli e le sedie che Giorgio De Chirico raffigurava in contesti spiazzanti e inusuali, generando un sentimento di spaesamento.

In questa occasione la “pelle” delle sculture è, appunto, liscia: ritagli di giornali, dall’artista accuratamente selezionati per cromie, del tutto privi di parole, che si distendono come epidermide lungo tutta la struttura dei corpi degli animali. Il risultato è un’accentuazione della plasticità di queste sculture: son fatte di carta e ferro, ma al tatto sembrano solide come il marmo.

C’è tutta Alice Zanin in questa mostra (l’attenzione è sempre orientata al corpo, visibile, palpabile, massivo), ma con una novità operativa: se nella precedente produzione il tema principe era la favella (le volumetrie epidermiche della carta che ricopriva le sculture erano affastellate di parole), ora a dominare è l’affabile silenzio dell’interpretazione incompiuta, leggera e vagante: “slittamento” semantico dal mondo lineare degli animali a quello denso di sovrastrutture (Karl Marx docet!) del mondo umano -senza con ciò stesso accordare all’uno o all’altro regno una preferenza d’ordine estetico o morale.
 

Questo slideshow richiede JavaScript.


 
Alice Zanin | Circus Circes

Biancamaria Rizzi & Matthias Ritter
via Cadolini 27, Milano
info@galleriabiancamariarizzi.com
www.galleriabiancamariarizzi.com

Ritorno alle rovine

Loris Di Falco – La città con la casa di vetro – 77 Art Gallery, Milano – Giugno 2014

loris di falco, Art exhibitions, Arte, arte contemporanea, arte moderna e contemporanea, gallerie arte contemporanea, gallerie d'arte, Milano, Milano arte, Milano eventi, inaugurazioni milano, kritika, kritikaonline, emanuele beluffi, kritika beluffi
La casa di vetro 2014 cm 100 x 70 olio e fotografia su tela

Vestigia, rovine personali. L’ultima serie di Loris Di Falco, La città con la casa di vetro¸ non è solo un tributo a questa città che sale nel corso del rinnovamento urbanistico/architettonico occasionato dal grande evento (che non è il judgement day bensì la grande exposition universelle), ma anche e soprattutto il riconoscimento (e l’esaltazione) della sua vita silente, che palpita dalle rovine di luoghi dismessi dove le ataviche vestigia parlano il loro affabile silenzio. Che è anche il silenzio di un fare arte in cui il personale si trasfigura nell’universale. Nella quiete degli spazi abbandonati Loris Di Falco ritrova non solo il proprio sé, ma anche il sé della stessa umanità. Stille leben, traduzione del Tedesco che l’Italiano, incarnando una tradizione mortifera, traduce con natura morta. Fotografia ma non solo. Vita silente ma non solo. Quello di Loris Di Falco è uno sguardo intimista a una città in-via-di-(ri)apparizione, negli anni vissuta così, con un’attitudine un po’ flâneur, un po’ bohémien, e ora ri-visitata con uno sguardo “altro” rispetto a quello delle magnifiche sorti e progressive dell’eccellenza architettonica in movimento, dove il nuovo sopravanza il passato calpestandolo, spostandolo, nascondendolo: alla metropoli è stato impedito di diventare vecchia e saggia. Vestigia universali e personali: quello che resta di una città da cui s’innalza la casa di vetro, il luogo-non-luogo, trasparente, di cui l’artista è un po’ il proprietario assente, percependo – e restituendo al nostro sguardo – nelle visibili rovine l’essenza metafisica di luoghi accarezzati dal passato. Tempus fugit, ma Loris Di Falco ci mostra, in quello che resta, non solo ruderi abbandonati, ma spazi che il tempo ha colmato di energia (di anime) che in quei luoghi e in quelle strade hanno vissuto, creato, lavorato, cazzeggiato. Ascolto il tuo cuore città, era il titolo del romanzo di Alberto Savinio: Di Falco ascolta la metropoli e ce la rende dall’alto e dall’interno, nelle serie degli esterni e degli interni, lontana da questo eterno presente brillante e cafone, disabitata, popolata solo da quelli che sembrano grandi monumenti inspiegabili, forse traccia di una dittatura o di una maledizione sovietica. Una Milano che, in queste opere, si ri-conosce facendoci andare col pensiero – anche – ad altre città, immaginate o no, oscure o preclare, come Gotham City, per chi conosce, o una Parigi alternativa, dove i gargoyles sono sostituiti da figure dormienti, come lo sono i luoghi stessi, restituiti a noi nella loro sporca purezza da uno sguardo forse un po’ malinconico, o forse no: l’immaginazione del resto si lascia ingannare, probabilmente per una tendenza alla malinconia, invitandoci a guardare non opere, ma scorci di una storiografia espressa attraverso il linguaggio dell’immagine. Sporchi, inevitabilmente inquieti e inquietanti, ma così carichi di fascino da attrarre a sé per l’esuberante bellezza che scaturisce dalla loro “vecchiaia”, i paesaggi, e possiamo chiamare così anche gli scorci interni, si fanno popolare solo da chi guarda, ed è naturale che chi guarda non si senta a suo agio, ma al contrario, in trappola, costretto a guardare ma a rimanere lì, affascinato.

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

CHRISTIAN ZUCCONI | LEVIATHAN | MILANO

Come e perché l’Uomo è una razza in via di apparizione

Introibo ad altare Dei.

Per rubare le parole a John Wilmot nel monologo iniziale di The Libertine,

non credo che vi piacerò. Non vi piacerò affatto! Non vi piacerò ora e vi piacerò ancor meno in seguito

Qui si parla dell’Uomo, con la U maiuscola, a enfatizzare non un polo del sesso a discapito dell’altro, ma a denotare un concetto, che come tutti i concetti è universale e se ne fotte dell’identità di genere. Quindi, si diano una calmata fin da ora le suffragette.

Lungo la navata centrale di questa chiesa scrostata e sfaldata sarete accolti da una teoria di tipi umani, fissati nell’eternità dalla cenere che totalmente li copre, riprodotti su massicci pannelli fotografici che pendono dal soffitto. Alla Vostra sinistra la Stanza della Riproduzione Mancata, con la raffigurazione visuale di un’iconostasi invertita e due sculture: una Vergine prosciugata e un parto immondo. Mentre alla Vostra destra, la Stanza della Costrizione, un Cristo-che-non-s’è-fatto-Uomo-e-non-è-uomo e appeso in una gabbia come la vittima d’un carnefice abietto Vi magnificherà le sorti della teologia politica: qui, due corpi indistinti e montati l’uno sull’altro non serviranno ad altro che ad accompagnarVi nella Stanza dell’Identità, dove un rebis alchemico, frutto del matrimonio degli opposti, un corpo scultoreo né maschio né femmina, con un osso collocato in quella che è la sede dell’apparato riproduttivo, Vi rimembrerà che la sessualità è un habitus che s’indossa come una pelle. La stessa che vedrete appesa a un chiodo, pelle di travertino persiano, pelle dell’Uomo che viene tolto da se stesso.

Perché questa mostra delle atrocità1  è una mostra sull’Uomo. E’ un’antropologia inedita. Un’iconologia dell’inquietudine e una filosofia per immagini e opere di carattere materialista e sensista. Potentemente e potenzialmente rivoluzionaria, con tutto il portato “diabolico” del termine “rivoluzione”. Diabolus in ecclesia.

L’epoca attuale è un momento storico contrassegnato dal vuoto esistenziale che non può essere vissuto, letto, interpretato con immagini formalmente belle: come poter dire una cosa sgradevole con un’immagine gradevole? Meglio la sincerità di immagini “forti” con cui dare forma e sostanza al pensiero debole di questa post-post modernità contrassegnata dalla crisi di un Uomo che ha smarrito se stesso: qui, i corpi che vedete sono carne scarnificata, rotta dentro, spolpata dei muscoli come un ramo secco, ferita, sanguinante come il travertino persiano, appesa come carne da macello, appesa come un Cristo de-santificato. L’uomo occidentale versa in uno stato catatonico, de-frammentato, schizofrenico e Christian Zucconi non fa che ricomporre ciò che è frammento: le sue sculture e le sue fotografie ci dicono «Questo sei tu».

Ciò che si evince fin da subito, una volta che si sia varcata la soglia di questa chiesa sconsacrata, di fronte ai grandi pannelli fotografici che raffigurano dei tipi umani, non i tipi psicologici di Jung, perché l’uomo è marcio dentro e non v’è un cazzo da contemplare, ma i tipi corporei, perché il corpo è bello, forse sporco, ma bello: il progetto fotografico Cenere, espressione sotto altro mezzo della stessa ricerca dello scultore Christian Zucconi, denota un quasi-ricordo, l’abbandono, nella fattispecie la classicità perduta dell’essere umano contemporaneo, classicità di cui è pur figlio. De-frammentato, perso e non più ri-trovato, ma fissato ab aeterno nella posa plastica della malinconia.

Il riferimento iconografico è alle ceramiche attiche, i corpi sono coperti di nero come cenere e stanno lì, fissi e sussistenti su uno sfondo rosso pompeiano in una marmorizzazione lavica ex post a denotare il senso del corpo classico, una differAnza, nell’economia espositiva della mostra, dello stesso concetto di fondo: l’uomo, il corpo, la carne.

Come nel linguaggio delle sculture assistiamo al superamento del concetto michelangiolesco del blocco unico, così l’ostensione della serie fotografica Cenere vuole significare il concetto di “uomo” che l’età umanistico-rinascimentale – quindi l’epoca anteriore al Rinascimento – rinnovò dopo il Medioevo (se non l’avete già fatto, andatevi a leggere Lorenzo Valla). Cosa resta, nell’Uomo, della cultura classica di cui egli stesso è figlio? Non lo sa, stenta a riconoscere sé, non vede e non-si-vede. Da qui, il senso delle bende sugli occhi.

Da qui, l’esposizione di variegati tipi umani, a denotare il senso dell’umanità tutta: la moltitudine in una sola persona, simbolizzata dal Leviatano, rappresentazione mitica che diede il nome al trattato teologico politico del filosofo Thomas Hobbes (il quale, come tutti i buoni filosofi, ebbe anche dei trascorsi con la magia e l’alchimia).

Sul frontespizio della prima edizione inglese del Leviathan hobbesiano (1651) era riprodotta un’incisione che raffigurava un essere antropomorfo di dimensioni smisurate, composto d’innumerevoli piccoli uomini. Con la mano destra impugnava una spada e con la sinistra una pastorale, a governo di una città pacificata che si estendeva ai suoi piedi: il Leviatano, il grande uomo, μακρός άνθρωπος, simbolo mitico, bestia eteroclita, unione proteiforme della trimurti Dio, uomo e macchina. A governo di coloro che hanno da essere governati: perché nello stato di natura ciascuno di noi può uccidere chiunque altro e tutti sono uguali di fronte a questa minaccia. Come disse Hegel,

ognuno è un debole di fronte all’altro

E’ la potenziale mutua distruzione di massa, calmierata dalla contrazione di un patto statutario: regna la “democrazia” proprio perché ciascuno sa che ognuno può uccidere ogni altro e pertanto ciascuno è, per ogni altro, nemico. Dallo stato di natura –homo homini lupus – nell’ottica hobbesiana dello stato di diritto l’uomo si fa Dio per l’altro uomo – homo homini deus.

Il terrore riunisce gli individui pieni di paura; la loro paura sale all’estremo; scocca una scintilla della ratio e improvvisamente davanti a noi si erge il nuovo Dio

Un Dio che è però un Dio mortale, Deus mortalis come lo definisce esplicitamente Hobbes: il Leviatano2, la moltitudine unita in una sola persona, che nell’arredo costitutivo della mostra Leviathan – che nel titolo attinge simbolicamente all’opera eponima di Hobbes -, sta a indicare la frammentazione psicologica, sessuale, culturale ed estetica dell’Uomo contemporaneo per mezzo dell’ostensione di blocchi di marmo formati da pietre di scarto, uniti da fili di ferro e ricoperti di cera.

Questo sesso che non è un sesso3, verrebbe da dire con la filosofa e psicanalista belga Luce Irigaray. Osservate la scultura intitolata Corpo, il rebis alchemico né maschio né femmina con un osso conficcato nella grotta genitale, creatura magmatica che simbolizza due concetti fondamentali, la sur-determinazione dell’identità di genere e la non generazione: l’attraversamento dei generi, a volo su un manico di scopa come la strega che si reca al sabba, il rovesciamento della sacra famiglia, l’abominio della sessualità invertita/innestata/negata, che trovate ribadito in Crisalide. Generatio inversa, il riconoscimento della quale Vi ri-accompagna all’alienazione sottesa ai legami familiari/politici nelle opere Parto – aborto mancato dove il cordone ombelicale è rimpiazzato da una catena – e Gemelli – altro rimando esplicativo alla sessualità innestata.

Diabolus in ecclesia, ancora e sempre, preconizzato da quella scultura – Madonna del Latte – dove la tradizionale Vergine che allatta il Figlio si trasfigura in una Venere consumata, sfiorita, scarnificata, le cui appendici di fertilità sono avvizzite, perforate, ma senza con ciò stesso deprivarla della sua propria originaria bellezza e delicatezza, declinate come per reminiscenza attraverso un raffinatissimo massacro ri-costruzionista della carne.

Stigma “diabolico” rinnovato dall’iconostasi “perversa” dell’opera video Action/Dogma, che rappresenta un rapporto sessuale inverso e incompossibile, e nell’opera video Blank, dove ancora una volta il genere risplende nell’algida solarità della sur-determinazione, che rifulge nella scultura Crucifixio attraverso l’esplicita raffigurazione del sembiante femminile di un Cristo che, lungi dall’essere immagine d’empietà – signore e signori, Christian Zucconi non vuole né provocare né apparir sacrilego -, denota invece la condition humaine, o meglio, la preconizzazione di una condizione umana “generata, non creata” da «questo uomo di dolori colto nell’ultimo afflato vitale» – per usare le parole dello stesso Christian Zucconi -, nata come per partenogenesi dall’attuale condition dell’Uomo de-frammentato e simboleggiata dal grande Leviatano, la moltitudine unita in una sola persona.

Perché il soggetto dell’indagine è sempre lo stesso, nell’uno e nell’altro caso: l’Uomo. Fondato su un retroterra concettuale – che nella ricerca zucconiana prende ovviamente la forma dell’arte visuale – la cui essenza è di ordine carnale.

Essenza carnale, si potrebbe dire in virtù dell’unione degli opposti. Perché «pensare è sentire», come diceva nel 1758 il philosophe francese Claude-Adrien Helvétius nel saggio De l’esprit4, opera di filosofia materialista che appena uscita mise d’accordo tutti, Sorbona, Parlamento e clero, nel decretarne la condanna senza appello:

Noi condanniamo il suddetto libro in quanto contiene una dottrina abominevole, atta a rovesciare la legge naturale e a distruggere i fondamenti della religione cristiana […]; contiene un gran numero di proposizioni false, scandalose, piene di odio contro la Chiesa e i suoi ministri, irrispettose nei confronto delle Sacre Scritture e dei Padri della Chiesa, empie, blasfeme, errate ed eretiche

Così il dispositivo della condanna nel Mandement dell’arcivescovo di Parigi Christophe de Beaumont5 (informazione di servizio: Helvétius, frequentatore di salotti, gregario di Diderot e d’Holbach ma soprattutto figlio del medico di corte, si sputtanò subito in seno all’istituzione sia secolare che religiosa e nulla ottenne dal pubblicare De l’esprit in forma anonima. Esule in Prussia, ebbe salva la vita solo grazie alle ambasce della donna francese più potente dell’epoca, Madame de Pompadour, la favorita di Luigi XV).

Ma De l’esprit fu – è – una pietra miliare nei sentieri interrotti della filosofia, cui l’antifilosofia (per dirla à la Michel Onfray) dei preti ha storicamente messo la mordacchia. Nell’ambito del pensiero occidentale De l’esprit fa compagnia ai vari Spinoza, Hobbes, Stirner, Marx, Freud, nel tempio dei “maledetti” intorno al quale placidamente sciaborda il veleno nero di Friedrich Nietzsche, l’“inventore” del nichilismo, generatore col succitato Marx del non-ancora-uomo: il marxiano uomo dis-alienato e il nicciano Übermensch, l’oltre-uomo che, dopo lo svelamento della fallacia di tutti i valori e l’inversione della sacra famiglia, sostiene il gravame della “morte di Dio” lasciando dietro di sé il nichilismo stesso.

Né Dio, né capitale.

Non v’è scopo, non v’è meta, non fine nell’Universo (Gabriele d’Annunzio, Il libro segreto)

Nulla oltre la carne. L’Uomo è un’essenza carnale. L’Uomo è un’idea sensibile.

Marx – che solo per un infelice fraintendimento sarebbe stato poi messo nel club dei sospettabili d’antisemitismo -, teorizzò la morte dell’ebreo come la morte del proletariato tutto in quanto epitome dell’uomo alienato e reificato (nel senso, ridotto a cosa, appendice di una macchina e di un meccanismo ideologico/religioso), Nietzsche formulò la teoria del cadaverone di Dio e la trasfigurazione del corpo conculcato e offeso dal Cristianesimo nel corpo solare dionisiaco, André Malraux ci parlò della condizione umana – La Condition humaine -, nelle cui pagine risuonava come un basso continua la morte.

Una messinscena del nichilismo. Che tuttavia, come la febbre per il corpo, non è il male. In questo senso l’opera di Zucconi e la mostra Leviathan sono un’epitome supercontemporanea: l’arte è fedeltà al presente e, nel migliore dei casi, quando mostra le condizioni-di-possibilità-di, anticipa con ciò stesso il futuro – un futuro, uno dei possibili mondi possibili.

L’artista non è – non ha da essere! – un intellettuale, l’artista è un cretino che denota una semantica e, quando è un valido artista, con la sua favella segna indelebilmente il presente. Biancoenero o scintillio di colori, a ciascuno il suo mondo, perché i limiti del suo linguaggio sono i limiti del suo mondo. Quanto a Voi, la missa solemnis in pietra, cera, sangue e carnazza di Leviathan non Vi deve piacere, perché nel più semplice dei casi Vi deve far piangere.

Pessimismo cosmico? No. L’anima è marcia, ma il corpo è bello. L’uomo è rotto dentro, ma fuori rifulge di bellezza inesperessa (Cenere). Com’erano profondi i Greci nella loro superficialità! (Nietzsche).

Non è tempo di streghe (purtroppo) e dunque non siamo autorizzati a scimmiottare il Candide di Voltaire asserendo che questo è il migliore dei mondi possibili. Ma ciò non toglie che dietro ai paraventi di mostruosa bellezza di Leviathan, celebrazione eucaristica laicamente devota alla causa dell’Uomo, si celi apertamente, come la lettera rubata nel racconto di Edgar Allan Poe, il principio- speranza del riscatto, fondato su una nuova antropologia, risorgente dalle ceneri dell’Uomo contemporaneo frantumato, schizzato, estraneo a sé, orfano di sé. “Messaggio” (se vogliamo usare un termine ahimè troppo frequentato nei meandri del luogocomunismo) che l’opera Crucifixio esemplifica in nuce, idea sensibile del Dio mortale che s’è fatto donna, perché solo dalla diversità e dalla perversione può forse nascere l’Uomo autenticamente umano. Che sarà, se sarà, quando sarà.

1. Ogni riferimento al romanzo The Atrocity Exhibition di James Graham Ballard è puramente voluto
2. Carl Schmitt, Der Leviathan in der Staatslehre des Thomas Hobbes, Hamburg, Hanseatische Verlagsanstalt, 1938
3. Luce Irigaray, Questo sesso che non è un sesso, Feltrinelli, 1978
4. Claude Adrien Helvetius, De l’esprit, Chez Durand, 1758
5. Mandement de Mgr. l’Archevêque de Paris, portant condamnation d’un livre qui a pour titre “De l’esprit”, Paris, 1758, p. 27

Questo slideshow richiede JavaScript.

Christian Zucconi | Leviathan

Galleria Bianca Maria Rizzi & Matthias Ritter
via Cadolini 27, Milano
info@galleriabiancamariarizzi.com
www.galleriabiancamariarizzi.com

Viva Natura Vita

catalogo e inaugurazione | giovedi 8 marzo 2018 | natura viva | galleria federico rui | milano

cat_frac_natura_def.03-01

Viva natura vita

Sì, il titolo è un prelievo a man bassa dall’ultima Biennale di Venezia, con licenza.

Chi mi conosce sa quanto segua il genere figurativo nell’arte italiana: cioè, con gran fervore. Uno stile che sta tornando in auge dopo anni di boicottaggio da parte dell’art system: un ostracismo che non dipende(va) dal fatto che gli operatori di settore fossero pregiudizialmente ostili nei confronti del suddetto genere, ma che era semplicemente l’effetto del dominio esercitato sul campo da parte della “classe dirigente” (collezionisti, galleristi, curatori e al seguito la stampa specializzata) che in quel contesto storico dettava le regole nel mondo dell’arte.

Ai profani non sembra, ma è tutto connesso: l’arte visiva in quanto mestiere e business dipende in tutto e per tutto dalla contingenza economica e quindi politica e quindi culturale in cui essa vive o sopravvive. Soprattutto in un paese come l’Italia, dove esiste ancora un Ministero preposto alla Cultura. Ecco perché nella Biennale veneziana del 2015 il curatore Okwui Enwezor immortalato sulle pagine patinate di Vogue aveva fatto fare i reading del Capitale. Ecco perché a Torino domina la Carolyn Christov-Bakargiev che voleva invitare Toni Negri alla Biennale di Istanbul.

Ma, Vico ce l’insegna, la storia è fatta di corsi e ricorsi e insieme al barbuto di Treviri (K. Marx) aggiungiamo che quando si ripete si trasforma in farsa.

E infatti.

Basta uno sguardo alle fiere d’arte, ai concorsi, alle mostre, ai servizi delle pubblicazioni specializzate, per capire che qualcosa sta cambiando: non solo la pittura non morirà mai (e questo è pacifico, i ricorsivi vaticinii di morte della pittura li lasciamo agli intellettuali che ingialliscono nelle biblioteche senza visitare manco una mostra in una galleria normale), non solo l’antica disciplina pittorica continua e continuerà a farla da padrona nelle aste e nelle fiere e nelle mostre, ma lo fa e lo farà dal punto di vista specifico del genere figurativo: un “potere” che, se cambierà il vento a livello culturale, non potrà che accrescersi (tradotto: l’arte figurativa andrà via sempre più come il pane, perché “dominerà” un sistema di idee diverso dal precedente, quindi più popolare, sapendo che il miglior prezzo “contenuto” del miglior quadro della migliore galleria sul campo non ha niente di popolare, ma del resto l’arte non è per tutti e se vi raccontano il contrario vi stanno dicendo una bugia).

E ci dogliamo per gli aficionados della pittura monocroma e aniconica, ma con ogni probabilità si verificherà un cambio di paradigma: magari al prossimo turno saranno più fortunati.

Però c’è questo di specifico: domina il genere figurativo il cui soggetto prediletto è, diciamo, la persona. Fateci caso: è un proliferare di corpi e ritratti. Natura morta, zero o quasi.

Forse la ragione di questa preferenza sta in un generale maggior interesse da parte degli artisti per il corpo: del resto, le mostre che incentrano il proprio concept sul corpo e la corporeità sono centinaia (io stesso ne ho curata almeno…una!) e riguardano sia gli artisti affermati che (soprattutto) gli artisti in via di consolidamento. Del resto, il simile è attratto dal simile (errore grave, gravissimo) e quindi può essere che per un giovane artista una mela susciti meno ispirazione di un volto.

Forse un’altra ragione sta nella sensazione di spaesamento che viviamo a livello globale, del resto il mondo non è forse mai stato così cattivo come oggi e questa può essere una spiegazione per la ricerca dell’altro in pittura: abbiamo paura e teniamo a ciò che è più in pericolo: noi stessi e l’altro da noi –che è sempre un qualcuno, foss’anche un corpo senza identità.

Ecco, l’identità è l’altro tema che caratterizza una presenza piuttosto massiva in pittura e nelle arti visuali in generale e può darsi che la spiegazione data qui sopra valga anche per la preferenza accordata dagli artisti a questo tipo di ricerca.

Eppure, senza scomodare la storia dell’arte chè tanto la conosciamo tutti, la natura morta, almeno in Italia, è sempre stata (e lo è tuttora) tutt’altro che morta.

Purtroppo la lingua italiana ha mostrato la sua povertà creativa nel definire “[…] il soggetto pittorico che consiste di frutta e fiori sottratti al loro ambiente naturale e quindi morti […]oggetti di vario tipo, come strumenti musicali, bottiglie o animali morti” (è un copia/incolla dalla Wikipedia) rispetto alle lingue inglese e tedesca, che descrivono tale soggetto pittorico così: “still life” e “stillleben”, cioè “vita silente”. L’esatto contrario! La definizione in Italiani accusa in tutta evidenza una sua conformazione burocratica e da facchini del linguaggio.

Ecco perché questa mostra si intitola, provocatoriamente ma cum grano salis, Natura viva, con opere di Fabio La Fauci, Elisa Rossi, David De Biasio e Casagrande & Recalcati.

Solo pittura italiana, per chiosare uno slogan da spot pubblicitario. E non solo “canestre di frutta”: perché la natura…viva si esplica anche nella figurazione non rapprsentazionale -e scusatemi se uso un parolone da speculazione filosofica, ma mi sembr calzi a pennello per colui che solo in apprenza sembra l'”intruso”, cioè  Fabio La Fauci.

In natura, cioè in natura morta, il comun denominatore è l’oggetto: le loro opere parlano di oggetti e rievocano lo “studio matto” di quel grande pittore, il bolognese Giorgio Morandi che dipinse lo stesso soggetto per tutta una vita, alla costante ricerca dell’intima essenza (nel suo caso potremmo dire: della “bottiglità”) di una vita silente. Appunto. Questi artisti hanno questo di eccezionale: la vita silente incarnata in un quadro (o in una foto).

E forse (stando sempre in tema di vaticinii artistici) qualcosa sta cambiando anche nel genere figurativo: basta con questo corpo! Basta col chiasso dei soggetti-soggetti, che strepitano anche quando sono morti.

Sarà vero che, in termini di vaticinii, la verità la scrisse qualche anno fa uno scrittore (che pure s’intende assai di arte)? Michel Houellebecq,  La carta e il territorio (per inciso: lo stesso Houellebecq pubblicò il suo ultimo romanzo, Sottomissione, due giorni prima che avvenisse la strage nella redazione parigina del settimanale Charlie Hebdo ad opera dei mozzorecchi islamisti):

[…] Ma il problema delle arti figurative, mi sembra è l’abbondanza dei soggetti. Per esempio, potrei benissimo considerare quel radiatore come un soggetto pittorico valido (Michel Houellebecq, La carta e il territorio, Bompiani, 2010, pp. 116-17)

E, visti i tempi in cui sempre più spesso l’uomo non sembra dare il meglio di sé, sai mai che come opposizione al senso di “spaesamento” generalizzato di cui sopra un radiatore dica più di un volto.

Radio Bunda – DOWN TO THE RIVER – PUNTATA 027

E apriamo l’ultima settimana con un’altra puntata di Down to the River!!! In compagnia del buon Garuffi Beluffi, apriamo con George Thorogood & The Destroyers, via con i Pearl Jam, non ci perdiamo in chiacchere con Kenny Wayne Shepherd, una capatina a trovare il buon Ted Nugent, conosciamo Chris Cacavas Music, avanti con le Blues Pills, si procede con Ray Charles, lasciamo le parole ai The Quireboys e ci avviamo verso la chiusura con i grandi The Rolling Stones!!!!!
Sempre e solo su Radio Bunda radiobunda.com!!!

Radio Bunda – DOWN TO THE RIVER – PUNTATA 023

Rockarolla, stoner, blues rockkko e dintorni

sesso, droga e rock’n’roll con Ian Dury, canzoncina con dedica dei Black Water Rising, un salto nell’occulto con l’italianissima strega Virginia Monti (Psychedelic Witchcraft) e uno nel passato con Steely Dan, a bomba su Rob Zombie, una torta alle ciliegie con i WARRANT, fuori dalle lenzuola con i The Reverend Peyton’s Big Damn Band si pesta duro coi Greenleaf e ci si saluta con gli AC/DC