PAINTING, SOUND AND LIGHT THRESHOLD

Aprile 2010 – Alan Rankle/Kirsten Reynolds. On The Edge Of Wrong – First Gallery – Roma

Alan Rankle and Kirsten Reynolds - Mechanism of the World - 2010 - olio e acrilico su tela - 100x80 cm - Courtesy degli artisti

Il caso e la necessità mi fecero conoscere Alan Rankle e Kirsten Reynolds. Fu durante un luminoso pomeriggio milanese che preconizzava l’incipiente primavera. Mi trovavo in compagnia di un’amica da poco in Italia e affamata di arte contemporanea (cosa non si fa per realizzare un appuntamento galante) negli spazi espositivi del Palazzo delle Stelline a Milano, dove il giorno prima era stata inaugurata la loro bipersonale. Ancora non li conoscevo, ma quel poco che sapevo era bastato per incuriosirmi: forse anche per questa mia misteriosa inclinazione per l’arte d’Oltremanica volevo guardare dal vivo quelle opere e approfondirne il retroterra intellettuale. Non contavo di incontrarli: la loro mostra era stata inaugurata il giorno prima e, per quanto ne sapessi, potevano esser già tornati a Londra. Eravamo solo io e la mia amica, anche se lei aveva già preso il largo esplorando la mostra per i fatti suoi, quando un lieve tramestio distolse la mia attenzione dalle opere che avevo appena iniziato a guardare: un uomo e una donna, carichi di borse, stavano guadagnando l’uscita e si dirigevano verso di me. «Excuse me, are you the artists?». Li avevo bloccati così, nel mezzo della sala, con audacia insospettata e inglese scolastico.

Kirsten Reynolds - Following Darkness X - 2010 - Stampa fotografica - 76x50cm - Courtesy dell'artista

Così volle il caso. Ho conosciuto Alan e Kirsten in una circostanza fortuita e perfetta per un approccio estraneo ai clangori dell’inaugurazione. E così volle la necessità. A partire da quell’incontro avremmo approfondito la conoscenza reciproca realizzando una sorta di sinergia professionale e umana. Ci saremmo rivisti in più occasioni nei giorni a venire, durante i quali iniziò un confronto reciproco sul loro lavoro e le  esperienze collaterali. (Kirsten Reynolds sperimenta anche con la sound art ed è la fondatrice di Project Dark, una sorta di “macchina organizzativa” di performance e installazioni site specific, nonchè dell’etichetta Phono Erotic). E ci ritrovammo anche in seguito, all’inaugurazione della mostra a Roma presso la First Gallery, in occasione della quale fu redatto un breve testo di presentazione poi pubblicato sul relativo catalogo.

Alan Rankle & Kirsten Reynolds - Contagious Magic Study - 2010 - olio e acrilico su tela - 40x40 cm - Courtesy degli artisti

Alan Rankle, che fin  dalla sua prima mostra a Londra nel 1973 (The Pardonner’s Tale, Institute of Contemporary Arts) ha sviluppato un percorso di ricerca orientato verso la determinazione dei riscontri concettuali e sociali della landscape art, ci riconsegna un apparato iconografico della pittura di paesaggio per dir così “multistrato”, una sorta di pastiche dove gli stilemi attraverso i quali ciascuna opera d’arte parla del proprio tempo si armonizzano nella realizzazione di un’iconografia rinnovata, fuori dal tempo e dal luogo. O forse in qualche luogo nel tempo. Sviluppando aspetti della pittura paesaggistica finora inesplorati. La sua è una pittura che dunque sposa e tradisce la tradizione: se è vero che “tradurre” è un po’ “tradire”, allora la produzione di Rankle, tributaria di mentori quali Michael Andrews, Francis Bacon, Bruce Kurland e influenzata fin dagli esordi dall’arte paesaggistica cinese, se ne allontana con un viraggio deciso nella direzione di una lettura personalissima della pittura di paesaggio, molto “moderna” se mi si concede il facile vezzo, con suggestioni riconducibili a un immaginifico “lisergico” e reminiscenze visionarie. E non aliena ma anzi saldamente basata su un retroterra per dir così intellettuale, nel senso del forte accostamento a tematiche stricto sensu ambientali: è del 1991 la collettiva internazionale Earthscape, da lui stesso curata su commissione dell’Hastings Trust e della Public Art Society, volta a sensibilizzare la pubblica opinione sull’urgenza di nuovi approcci alle problematiche ambientali.

Se da un lato Alan Rankle rinnova la pittura di paesaggio dei van Ruisdael, Constable e Turner con personalissimi accenti all’interno di ampie campiture di colore che azzerano i dettagli di vedute naturali informi e rarefatte, dall’altro Kirsten Reynolds esplora il mezzo espressivo della luce per creare sorte di disegni luminosi, immagini fotografiche in cui ambientazioni silvane immerse nel buio della notte sono attraversate da perturbanti tracciati luminosi che ammantano questi scenari boschivi di un climax fiabesco e allucinato.

Kirsten Reynolds - Electro X - 2010 - Duratrans on lightbox, - 40x60 cm - Courtesy dell'artista

Reynolds proviene dalla sound art (anche se tale termine sconta sempre una certa nebulosità concettuale) e dalla musica noise e la sua formazione passa attraverso interventi sulla luce e sul suono. Power Plant, ad esempio, è il progetto di installazioni sonore e luminose realizzato in collaborazione col producer Simon Chatterton e gli artisti Mark Anderson, Anne Bean, Jony Easterby in diversi giardini e parchi pubblici del Regno Unito (Botanic Garden a Durham, Royal Botanic Garden a Edimburgo, Calderstones Park a Liverpool, Botanic Garden a Oxford), mostre itineranti in notturna basate sulla condivisione di esperienze di luce e suono. E del resto Project Dark è il power duo (cofondato da Ashley Davies) depositario di un catalogo discografico unico al mondo, con dischi in vinile e dischi di vetro inciso, seghe circolari e peli umani, mostrati in tutto il mondo in un fantastico spettacolo dal vivo, creando il suono per mezzo della luce e realizzando performance e installazioni che espandono il concetto di DJ set. Ma la collaborazione con Alan Rankle ha permesso di espandere altresì il concetto stesso di creazione nell’ambito dell’arte in generale, creando una sinergia professionale che attraversa la varietà dei mezzi espressivi. Entrambi i percorsi di ricerca prendono la forma di un’antropologia filosofica che parla il linguaggio dell’arte visiva, in cui sono potentemente espresse suggestioni del mondo magico e un modello esplicativo della Natura d’impostazione spirituale. Si tratta di un vero e proprio sodalizio artistico, in cui le rispettive cifre stilistiche si armonizzano in una sorta di continuum, contaminandosi nella creazione di rappresentazioni di paesaggio votate all’annessione e al contagio reciproci, in cui le vedute stranianti di Rankle ricevono l’influsso magico delle tavole luminose di Reynolds. Dando forma e sostanza a una cifra estetica, quella di Rankle, che è già di per sé un attraversamento di stili e culture diversi («Il mio lavoro esprime il concetto di una tradizione in continua evoluzione che porta dei cambiamenti nel nostro modo di guardare a noi stessi e all’ambiente»1) e a una ricerca artistica, quella di Reynolds, anch’essa votata alla contaminazione: una sinestesia estetica occasionata dalla stimolazione sensoriale. Il risultato è, appunto, una moltitudine di approcci, intellettuali e di ordine sensibile, che fanno compiere al pensiero incredibili scorribande nella storia dell’arte, dal vedutismo imperfetto d’un Turner a vaghi accenni informali à la Mathieu, soprattutto per quelle linee di luce derivanti dalle tavole luminose di Reynolds pittoricamente annesse alle tele di Rankle, come se ivi nascessero per partenogenesi.

Alan Rankle and Kirsten Reynolds - Tainted - 2010 - olio e acrilico su tela - 61x76 cm - Courtesy degli artisti

Dicevamo dell’antropologia filosofica che informa di sé il retroterra concettuale di questo sodalizio artistico. La produzione artistica di Alan Rankle e Kirsten Reynolds è proclive a un influsso romantico, in modo particolare a quella fascinazione per la Natura che ha alimentato la temperie spirituale del Romanticismo inglese e tedesco. È la riconsiderazione della Natura nel suo concetto originario di Physis, come totalità organizzata e sussistente, dinamica e vitale, intrinsecamente spirituale e posta in intima connessione con l’essere umano. Una malia che ispirò il poeta Friedrich Hölderlin, permettendogli di consegnare alle pagine dell’Iperione uno dei passi più celebri della letteratura romantica:

«O natura santa! Io non so cosa mi avvenga quando alzo i miei occhi dinnanzi alla tua bellezza, ma tutta la gioia del cielo è nelle lacrime che piango innanzi a te, come l’amante alla presenza dell’amata […]. Essere uno col tutto, questa è la vita degli dei, questo è il cielo dell’uomo»2.

Ma la poetica di Alan Rankle a Kirsten Reynolds rinnova la luce di queste recondite armonie, potenziando il sentimento romantico della Natura di un’intensità che è diretta espressione dei media della contemporaneità, realizzando una cavalcata nei secoli della tradizione paesaggistica e favorendone al contempo una reinvenzione attraverso rappresentazioni proteiformi e metamorfiche.

  1. Brian Sherwin, Art Space (http://www.myartspace.com/blog/2008/03/art-space-talk-alan-rankle.html)
  2. Johann Christian Friedrich Hölderlin, Iperione, Milano, Feltrinelli, 2004, p. 29

First Gallery
via Margutta 14, Roma
+39 063230673
info@firstgallery.it
www.firstgallery.it

www.alanrankle.co.uk

www.kirstenreynolds.co.uk


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