SONO APPARSO A FRATE CASSIO

Maggio 2010 – Gaetano Fracassio – Senza passare dal via Galleria Eleonora D’Andrea Contemporanea – Milano/Prato

Gaetano Fracassio - ...Senza passare dal via - Courtesy dell'artista

La produzione artistica di Gaetano Fracassio, al quale, per motivi che vi saranno resi noti solo in seguito, ci rivolgeremo anche con l’appellativo di Frate Cassio, racconta il ciclo del tempo. Concetto che nella vita e nell’opera di questo artista poliedrico, il quale si applica a pittura, scultura, installazione, scrittura e fotografia indifferentemente, gioca un ruolo non irrilevante. Non solo in riferimento al retroterra per dir così intellettuale della sua intrapresa artistica, ma anche e soprattutto per l‘intima connessione con la sua stessa biografia: il fattore tempo si applica all’opera del Fracassio come un’etichetta resocontativa o un sigillo papale. E pazientino, i miei quattro volenterosi lettori: il riferimento al sacro è ancora una volta puramente voluto, impronta cerata di questo Frate Cassio che definisce se stesso come un mezzo di trasporto per concetti.

Gaetano Fracassio - Rifugi (part.) - legno e tecnica mista - Courtesy dell'artista

Il Fracassio è, a suo modo, uno scrittore. Ma, diversamente dal letterato che affida alla penna il compito di trasferire l’ardor narrativo sulla carta, i mezzi espressivi che egli adotta passano attraverso la congerie delle arti visive. Non sappiamo se un bel dì gli fosse accaduto di convertire il cimento narrativo in altra forma descrittiva. E, a dirla tutta, nemmeno siamo certi che fosse un grafomane preda di quell’inclinazione compulsiva che induce lo scrittore a fermare i propri pensieri sulle sudate carte giorno per giorno, indefessamente con ostinata determinazione a scrivere, scrivere, scrivere. Forse nulla di tutto ciò. Ma sappiamo che il Fracassio, giunto alla pagina centosettantasei d’un suo romanzo, decise di proseguire la narrazione in altra forma. Bisogna lasciarsi sedurre dall’arte senza opporvi alcuna resistenza, mi disse in occasione di uno dei nostri incontri in quello spazio che m’è sempre parso un ristoro, un crotto urbano fuori dal tempo, un rifugio dai clangori della folla e dai marosi della quotidianità: lo studio/spazio espositivo Annotazioni d’arte a Milano. In quel rifugio, cui sovente si univano gli altri della banda, Frate Cassio mi disse un giorno, con fare perentorio che non ammetteva repliche, che spesso gli artisti manipolano l’arte, quand’invece occorrerebbe che se ne lasciassero sedurre.

Gaetano Fracassio - olio su tela - Intimo rifugio - 2009 - 100x120 cm - Courtesy dell'artista

Permettere, aggiungerei io, d’esserne attratti come dall’esuberante bellezza di una donna. Sia come sia, il ciclo narrativo di Gaetano Fracassio ad un certo momento della sua carriera si volse a mezzi diversi per giungere agli stessi approdi. Frate Cassio, dicevamo poc’anzi, racconta il tempo utilizzando un concetto astratto mediato da un elemento visivo. L’attesa, per esempio, è un concetto astratto. Una sedia è invece un elemento concreto. Meglio, la sedia e la sua ombra. I quadri di Gaetano Fracassio raffigurano il proprietario assente di un oggetto, che pur essendo il soggetto del quadro è in realtà comprimario rispetto al referente principale. Una sedia, un nido, una valigia che a Napoli direbbero sgarruppata, sono, effettivamente, i soggetti dell’opera. Ma come nel Tractatus logico-philosophicus di Wittgenstein l’unica cosa che veramente conta è il non detto, qui il non detto è proprio ciò che sta al di là della raffigurazione. Le sedie di Fracassio sono fisse e sussistenti in una stanza vuota e denotano il ciclo del tempo rappresentando l’assenza degli occupanti nell’eterno presente della rappresentazione: ora non v’è nessuno, ma prima qualcuno vi fu e in futuro qualcun altro vi potrà essere. Come il proprietario assente della sedia, Fracassio guarda il tempo da non presente: c’ero e non c’ero. La stanza, questa stanza desolata d’oggetti muti che nella loro solitudine affabulano assai come nelle desolazioni ambientali di quello straordinario pittore che fu Gianfranco Ferroni, questa stanza rappresenta lo stato delle cose, con la sedia a simbolizzare lo stato temporale di un evento. Che non ha nulla di epocale, ma incidentalmente è il semplice STARE di qualcuno.

Gaetano Fracassio - Luogo del silenzio - 2009 - olio su tela - 120x100 cm - Courtesy dell'artista

Gli oggetti di Fracassio si accompagnano alla loro ombra, proiezione muta di un eloquente silenzio. Oggetti come i nidi, rifugi dell’anima sospesi con un filo a mezz’aria fra cielo e terra. Illuminati dal sole, che ne riflette l’ombra sulla parete di un ambiente deserto, essi reiterano quel concetto di tempo cui Fracassio è particolarmente affezionato. Mentre il filo al quale codesti luoghi dell’anima sono appesi ne è l’unità di misura. I nidi sono racconti intimi della nostra precaria esistenza, rappresentazioni dell’anima che parlano di noi enti mortali, custodi dell’afflato all’eternità conservato nel nostro stessoabisso, morfologicamente appesi a un filo e destinati ad aprirci ogni giorno con la strenua volontà del progettarci alle possibilità dell’esistenza mediate dalla temporalità: è il tempo di Fracassio, meridiana che segna sul muro sbrecciato di una dimora antica il viaggio in solitudine della vita. Si veda l’installazione L’attesa, messinscena del bagaglio di una vita, edificazione di valori simbolici: un muro di valigie consunte legate l’una all’altra. Davanti una bicicletta e a terra un formicaio di cicche. E’ il preludio di un viaggio, l’attesa di un evento. La vita stessa consta di eventi, l’ultimo dei quali la può modificare radicalmente. Proprio perchè la vita, come la terapia analitica, è un viaggio, un costante divenire, essa ci riserva la necessità del progettarci e il dramma della scelta: le cose e le persone che per noi contano non sono tutte, occorre decidere quali prendere e quali lasciare. Eccolo, l’universo simbolico della produzione fracassiana, racchiuso nella marca editoriale che il tipografo Aldo Manuzio imprimeva sui propri libri: un delfino attorto a un’ancora, ammonimento sulla necessità, per ogni uomo, di non aggrapparsi ad alcuna esperienza, ma anzi di correr via ogni volta, veloce come un delfino.

Gaetano Fracassio - Arrivi - bronzo a cera persa - Courtesy Annotazioni d'Arte

Ancora, le cose e le persone che per te contano non sono tutte. Decidi quali prendere e quali lasciare, non affezionarti a quel posto, reinventati ogni volta e lascia vuota quella sedia. Per questo motivo Gaetano Fracassio è come un mezzo di trasporto per concetti, avvezzo a investire d’un valore ludico il dramma sotteso al corpus della propria produzione, scommessa e rivincita sulla vita: uno che è qui di passaggio, col vezzo di sottoporre le cose al processo d’un precoce invecchiamento per farle vivere. Gaetano Fracassio, artista proteiforme, faber ipsius. Che, per la stessa indagine araldica sull’illustre predecessore Giorgio De Chirico erede d’un De Chierico e dunque accostabile per reminiscenza alla dimensione della Chiesa, troverà senza ombra di dubbio fra i propri penati un uomo che si consacrò all’altare di Pietro, un certo Frate Cassio vissuto chissà quando. Ripresentatosi ora sotto le mentite spoglie di Gaetano Fracassio, il cui rifugio si trova accanto a un convento di suore in Via Degli Elemosinieri a Milano, una viuzza a senso unico che dipartendosi dalla strada principale conduce dritta dritta al crotto urbano Annotazioni d’Arte.

Gaetano Fracassio - ...Senza passare dal via - Courtesy dell'artista

Galleria Eleonora D’Andrea Contemporanea
Via Luigi Settembrini 26
20124 Milano (primo piano)
Via Gioberti, 14
59100, Prato
0039 0574 574670
www.elexpo.it

www.annotazioni.com

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