FUZZY BEAUTY

Gennaio 2009 – Giacomo Vanetti – Istituto Italiano di Fotografia – Milano

Giacomo Vanetti – Untitled – Underwater – 2009 – lith print from b/w negative – Courtesy dell’artista

Quando entriamo in relazione con l’opera di Giacomo Vanetti, come la serie Underwater, riandiamo col pensiero alle  sonorità acquoree dei Portishead: ascoltarli è come fluttuare nell’acqua. E le immagini della serie Underwater sembrano una delle – tante – possibili oggettivazioni di questa strana impressione.

Del resto, alla domanda “Cos’è la bellezza?” possiamo rispondere secondo coscienza (critica). Ma, saggezza degl’insipienti, cos’è la bellezza se non quel certo-non-so-che?  Disarmante semplicità.

Giacomo Vanetti – Untitled – Mutations – 2009 – polaroid still from digital video –  Courtesy dell’artista

Potremmo chiamare la produzione di Giacomo Vanetti fuzzy photography: come la musica noise, ha il potere di evocare un’idea di distorsione. Fuzzy è infatti un termine inglese che sta a indicare l’indistinto, lo sfocato, ciò che si dilegua. Perfino nel territorio angusto della Logica esiste la categoria, appunto, della Logica Fuzzy.

E l’opera di GiacomoVanetti richiede che noi osservatori c’impegnamo in qualche modo: non è che in questo caso si debba imparare a guardare un quadro, ma certamente abbiamo a che fare con un “incontro”, fra noi e l’opera d’arte, che ci impegna in una relazione non facile.

Tutti siamo capaci di guardare un’immagine, come tutti siamo capaci di guardare un quadro (Saper vedere, titolava il bel libro del critico Matteo Marangoni). Comein musica occorre saper percepire la melodia che si agita al di sotto della distorsione, così Vanetti ci invita a trovare la bellezza celata dietro un’immagine dai contorni sfumati. Una bellezza fuzzy, appunto.

Giacomo Vanetti – Untitled – Underwater color- 2009 – polaroid screenshot from b/w print – Courtesy dell’artista

E la tecnica adottata rafforza quest’idea di distorsione: passaggi su passaggi, anche l’attraversamento dei mezzi espressivi (foto/video/e ancora foto) durante la fase di lavorazione dell’immagine. Il risultato finale è dato da immagini scabre, mai veramente fissate nell’eterno come quando si dice che con la foto s’immortala un’immagine.

Giacomo Vanetti – Untitled – Anatomia del gesto – 2009 – digital print from b/w slide – Courtesy dell’artista

“Immagini isolate, abbandonate, […] per permettere a chiunque di comprenderle senza possibilità di pensarle altrove, se non nella propria mente”, mi disse Giacomo. Anche se l’autocoscienza prima è la stessa di che le foto le ha fatte. In una temperie storica come l’attuale, identificata da più parti nella “società dell’immagine”, è bello, quasi divertente, vedere immagini fantasmatiche che trovano ragion d’essere nella loro stessa negazione. Fa uno strano effetto, come fluttuare nell’acqua.

Giacomo Vanetti – Untitled – In punta di piedi – 2009 – polaroid still from super 8 video – Courtesy dell’artista

www.giacomovanetti.com

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