COME GRANDI UOMINI SOLITARI

Aprile 2011 – As I Walk – Marika Vicari – Galleria L’Occhio – Venezia

Marika Vicari - Untitled - 2011 - grafite, pastelli, acquerello - 20x20cm - Courtesy dell'artista

Artisti visivi e scrittori danno forma agli stessi valori archetipici adottando linguaggi naturalmente differenti. Parlo non a caso di valori archetipici, con tutta la licenza che la prosa non specialistica mi consente, perchè suppongo che prorio di questo si tratti: se geometrizzassimo il processo creativo pensandolo astrattamente come un feedback fra emittente e ricevente, il contenuto informativo di un’opera d’arte visuale e di un romanzo che condividessero la stessa stimmung, quella sorta di “atmosfera” in senso morale di nicciana memoria che tanto incantò De Chirico – eccoli qui, gli addentellati fra opera pittorica e opera letteraria! – , il “messaggio”, dicevo, sarebbe in certo senso un oggetto di cui noi abbiamo già una conoscenza diretta. Con questa espressività noi entriamo fin da subito in confidenza perchè essa è anche la nostra e la riconosciamo come circonfusa di una certa familiarità. Mi riferisco pertanto a codesti contenuti informativi “confidenziali” come fossero una sorta di ”apparato psichico” universale. Insomma, pur essendo intrinsecamente impossibilitati ad affidare l’espressione del nostro potrenziale creativo alla tavolozza o all’eburneo foglio di carta, con certi artisti visivi e certi scrittori noi c’intendiamo.

Marika Vicari - Untitled - 2011 - grafite, pastelli, acquerello - 20x20cm - Courtesy dell'artista

E’ questo il caso – ma, signori miei, i casi in questione sono legione, ecco perchè l’arte è sempre contemporanea – di Marika Vicari, viandante silvana che ci fa sentire il canto degli alberi riandando col nostro pensiero a quell’Hermann Hesse autore di poesie, prose e racconti disseminati in un libretto: Il canto degli alberi.

«Per me gli alberi sono sempre stati i predicatori più persuasivi. Li venero quando vivono in popoli e famiglie, in selve e boschi. E li venero ancora di più quando se ne stanno isolati. Sono come uomini solitari. Non come gli eremiti, che se ne sono andati di soppiatto per sfuggire a una debolezza, ma come grandi uomini solitari, come Beethoven e Nietzsche»1

Questo cantore della Natura, la cui sterminata produzione comprende altresì Lesebücher antologiche di brani scelti quali la serie titolata La Natura ci parla – Das Stumme spricht, trova una forte corrispondenza nell’opera di Marika Vicari, i cui boschi sigillano il mistero “metafisico” della Natura in paesaggi di vita silente carezzata da un effluvio di mormorii. Ed è bello pensare all’estrema affabilità di queste voci tacite, questi alberi che, semplicemente, STANNO, fissi e sussistenti rispetto allo sciabordare dei flussi della vita.

Marika Vicari - Untitled - 2011 - grafite, pastelli, acquerello - 20x20cm - Courtesy dell'artista

«Così parla un albero: in me è celato un seme, una scintilla, un pensiero, io sono vita della vita eterna. […] Il mio compito è quello di dar forma e rivelare l’eterno nella sua marcata unicità»2

Una considerazione della Natura che in Marika Vicari passa anche attraverso la funzione d’uso del materiale creativo: legno e pioppo, sostanza semplice e sensibile alla luce, la cui particolare nervatura determina la composizione dei soggetti, teatro del transire umano e naturale.

Paesaggi che dialogano in euritmia segreta con la produzione artistica di quell’Abbas Kiarostami regista e fotografo iraniano, il quale nelle sue fotografie di paesaggi silvestri coperti di neve de-territorializzava il luogo sublimandolo in un momento sospeso, sorta di adesso immobile nella dimensione “metafisica” del bosco.

Marika Vicari - Untitled - 2011 - grafite, pastelli, acquerello - 20x20cm - Courtesy dell'artista

E’ la vita silente degli alberi, tra le cui fronde « stormisce il mondo»3. Pensateci bene. Temiamo la morte perchè temiamo di perdere la Natura, cioè quel desiderio di accompagnarsi a Lei nella contemplazione del cielo, della terra, dell’inverno. Per questa ragione le opere di Marika Vicari sembrano parlare un linguaggio universale e arrivare al fondo, a quell’intima verità delle cose di cui noi tutti, scrittori, artisti ma anche semplici viandanti che portan seco la propria ombra, siamo da sempre consapevoli. Marika Vicari rinnova la maieutica socratica!

Affidandosi a un modello originario che non è nemmeno una fotografia bensì un disegno da lei stessa realizzato (chissà quante piccole gemme contiene il suo skizzenbuch!), Marika Vicari raffigura alberi in filari su campi innevati, esaltandone le fattezze su un lago di cielo o enfatizzando il manto di foglie e fiori in cui essi affondano le proprie radici, facendoci presagire «un soffio di primavera che vibra timoroso»4. Radici che «affondano nell’infinito»5 senza perdersi in esso.

Marika Vicari - Untitled - 2011 - grafite, pastelli, acquerello - 20x20cm - Courtesy dell'artista

Una prospettiva che si accompagna al riconoscimento di recondite armonie con la produzione di quella Federica Galli maestra dell’arte incisoria, che realizzò una serie di acqueforti in cui gli alberi si stagliavano sullo sfondo di paesaggi campestri con la forza tranquilla dei «predicatori fra i più persuasivi»6. Ma nella poetica di Marika Vicari la raffigurazione vibra di quella stimmung, quel senso dell’attraversamento e della storia in virtù della quale il divenire – del legno, dell’uomo – si ramifica fino alla natura delle cose, l’intima essenza del mondo oltre la quale null’altro v’è , perchè

«L’intreccio di sogni di un poeta

Più sottile non può ramificarsi»7

Marika Vicari - Untitled - 2011 - grafite, pastelli, acquerello - 20x20cm - Courtesy dell'artista

NOTE

  1. Hermann Hesse, Il canto degli alberi, Guanda, 1992
  2. Ibid
  3. Ibid
  4. Ibid
  5. Ibid
  6. Ibid
  7. Ibid

Marika Vicari - Untitled - 2011 - grafite, pastelli, acquerello - 20x20cm - Courtesy dell'artista

www.gallerialocchio.net

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