FUSED

Aprile 2011 – Alan Rankle. Kirsten Reynolds. Recent works – Federico Rui Arte Contemporanea – Milano

On the Edge of Arcadia (2010) Rankle & Reynolds Oil and acrylic on canvas Diptych, each panel 240 x 120cm – Courtesy the artists

Mi sono informato. Giusto l’altra sera ne parlavo con una giovane artista adusa a lavorare in solitaria: spesso gli artisti diffidano dall’idea di realizzare un lavoro a quattro mani. Insomma, preferirebbero astenersi dal condividere il lavoro con un altro artista. Soprattutto nei casi in cui gli ipotetici compagni d’arte adottino gli stessi mezzi espressivi. Per non parlare dell’eventualità in cui gli artisti siano entrambi pittori. Sarà perchè la pittura è in sè sintesi estrema, sarà perchè con la pittura non si può ingannare nessuno, ma il lavoro a due sarebbe in questo caso una lotta – non ammessa! – per la sopravvivenza ontogenetica di ciascuno dei contendenti.

Ma questa visione polemologica del confronto è eccessivamente drammatica. O, al contrario, troppo scanzonata. In ogni caso, non del tutto vera. E allora:

  1. dal momento che, se una cosa non è del tutto vera, allora è falsa e basta

e,

  1. come insegnava il buon Karl Popper, è sufficiente che tu veda un cigno nero per smontare l’induzione secondo cui tutti i cigni sono bianchi,

allora, heri dicebamus, vi sono le famose eccezioni che confermano la regola.

In verità so che anche in ambito musicale spesso si registra questa attitudine tetragona alla condivisione del lavoro, ma naturalmente operano pure qui le famose eccezioni. Non a caso, per battezzare codeste riflessioni sulla recente produzione di Alan Rankle e Kirsten Reynolds, ho prelevato a man bassa da un disco, lavoro a quattro mani di due celebri ex membri di un altrettanto celebre gruppo inglese dei Seventies.

Electro Rising (2010) Rankle & Reynolds Oil and acrylic on canvas 80 x 100cm – Courtesy the artists

Alan Rankle è un pittore. La fotografia è invece il mezzo espressivo privilegiato da Kirsten Reynolds. Ognuno dei due segue il proprio percorso di ricerca, senza con ciò stesso disdegnare l’armonizzazione delle rispettive cifre stilistiche nella creazione di opere votate all’annessione e alla contaminazione, dove i paesaggi perturbanti di Rankle ricevono l’influsso magico degli scenari boschivi di Reynolds, disegni di luce che danno forma e sostanza a una cifra estetica, quella di Rankle, che è già di per sè un attraversamento di stili e culture diversi, e a una ricerca artistica, quella di Reynolds, votata alla proliferazionesinestetica, proteiforme e magmatica, di udito, vista e olfatto.

Electro III (2010) Kirsten Reynolds Photographic print 76 x 50cm – Courtesy Kirsten Reynolds

Ora, nel soffermarci sulle rispettive produzioni, dal momento che siamo galantuomini, iniziamo con le signore.

Following Darkness IV (2010) Kirsten Reynolds Photographic print 76 x 50cm – Courtesy Kirsten Reynolds

Una fortissima empatia con l’ambiente impronta di sè il lavoro di Kirsten Reynolds, un’affabulazione visuale del gesto che risuona nell’ambiente. Lei si muove all’interno dello spazio prescelto, disegna con sorgenti luminose  – LED o piccoli fuochi artificiali – movimenti spontanei, tracce di luce che rispondono ritmicamente al luogo in cui l’artista è immersa. Scenario la cui “atmosfericità” condiziona fortemente la natura dei gesti compiuti: l’ululato della burrasca e la pioggia torrenziale occasionano risposte gestuali differenti rispetto alla quiete sotto zero di un ambiente innevato.

E, sine ullo dubio, quando la foresta è avvolta dalle tenebre, essa si presenta diversamente rispetto alle condizioni diurne – considerazione che potremmo registrare noi stessi anche nella molto meno poetica realtà di uno scorcio metropolitano. La notte della foresta offre un senso palpabile di vita silente e celata: senza vederli, sentiamo con l’udito la presenza degli animali notturni econ l’olfattoquella degli alberi intorno a noi, mentre il più piccolo cambiamento di temperatura e il suonoprodotto dai nostri passi si amplificano a dismisura nella tenebra silvana.

Kirsten Reynolds diventa così tutt’uno con gli alberi, il terreno e l’aria, coinvolgendo con l’ambiente il corpo nella sua interezza e realizzando un vero e proprio transfert di ἐνέργεια – energia – o compenetrazione di energie.

Electro XIII Kirsten Reynolds Photographoc print 76 x 50cm – Courtesy Kirsten Reynolds

Le immagini parlano da sè: nessun intervento di post produzione, niente correzione con Photoshop, se non quelle necessarie per ottimizzare l’immagine. «What you see is what you see», per dirla con Frank Stella.

Tainted (2010) Rankle & Reynolds oil & acrylic on canvas 61 x 76cm – Courtesy the artists

Un vedere interstiziale, che si accompagna per recondite armonie ai paesaggi pittorici di Alan Rankle, un aspetto dei quali li fa brillare di luce propria rispetto ai maestri del passato, nei cui confronti tuttavia anche i sommi riconoscono sempre un doveroso tributo. Mi riferisco a quell’apprezzamento del mistero in natura che il critico inglese Philip Gilbert Hamerton, biografo di William Turner, aveva identificato, appunto, nella visione interstiziale delle cose:

Il mistero in natura e nell’arte può esser definito come quella condizione in cui gli oggetti si vedono parzialmente, abbastanza per renderci consci che c’è qualcosa, ma non abbastanza per definirli completamente con una sola occhiata senza l’aiuto delle deduzioni dell’esperienza[…]. Turner poteva dipingere nello stesso tempo in maniera forte e misteriosa, il che dava alla sua opera un grande fascino per occhi educati, sebbene ciò avesse lo svantaggio di offendere occhi triviali poichè era per loro incomprensibile.

Descent Through the Simple Miracles (2010) Rankle & Reynolds oil & acrylic on canvas 100 x 80 cm – Courtesy the artists

Un mistero che, attraverso la concretezza della pittura, informa l’idea – in corpo e carnalità – dei notturni di Kirsten Reynolds, coordinando gesti e personalità differenti. Il climax delle opere a quattro mani è proprio questo: la traduzione della privacy epistemica addotta dalle fotografie di Kirsten – sentire l’ambiente silvano col proprio corpo – in una visione condivisa. Opere come Contagious Magic, Descent Through the Simple Miracles, Tainted rinnovano l’esperienza pura del rapporto empatico con l’ambiente, senza eccedere nella ridondanza descrittiva da un lato o nel contenimento visuale dall’altro. Il mistero della natura iuxta propria principia, insomma. Che sono spesso princìpi reconditi.

Contagious Magic Study (2010) Alan Rankle & Kirsten Reynolds oil & acrylic on canvas 40 x 40 cm – Courtesy the artists

Se da un lato le fotografie di Kirsten Reynolds ri-creano e traducono il paesaggio attraverso una lettura fedele al presente della tradizione analogica, dall’altro, dal momento che tradurre è un po’ tradire, anche la pittura di Alan Rankle deferisce lo stile alla tradizione, tributando non solo i mentori – William Turner, ma anche le intuizioni di quegli artisti che in qualche modo esercitarono un forte influsso sull’illustre pittore quali Jacob van Ruisdael, Claude Lorrain e Francesco Guardi -, virando nella direzione di una lettura personalissima della pittura di paesaggio. Con suggestioni che, armonizzandosi con la visione di Kirtsen Reynolds, ne rinnovano, una volta di più, la ri-creazione del medesimo.

In generale, la realizzazione di un’opera a quattro mani non è che la giustapposizione di approcci visuali differenti, che nell’occasione cooperano sensibilmente. Nello specifico, la collaborazione fra Alan Rankle e Kirsten Reynolds prende la forma di un sofisticato processo creativo, più simile a una strategia evolutiva che non a un esemplare partenariato artistico. Un dialogo fra gesti, dove gli apporti individuati e singoli che progessivamente determinano lo sviluppo di un lavoro in simbiosi rappresentano le improvvisazioni inaspettate e familiari che concorrono alla realizzazione di quel fenomeno, così diffuso in amore ma evidentemente emigrato anche nei territori delle arti visive, che consiste nel veder-sè-nell’altro. Un ritrovarsi inatteso ma sempre conosciuto, da cui scaturiscono feconde stimolazioni in virtù delle quali lo sviluppo dell’opera si orienta seguendo traiettorie altrimenti inesistenti. Altro che polemologia.

Following Darkness X (2010) Kirsten Reynolds Photographic print 76 x 50cm – Courtesy Kirsten Reynolds


www.federicorui.com

www.alanrankle.co.uk

www.kirstenreynolds.co.uk

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