REMINDERS (1) – MIHAILO BELI KARANOVIC

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The New Ars Italica – Milano 

Settembre 2008

Mihailo Karanovic - BLACKLIGHT#2 - Millitary Combat Pigeon - spazzatura mista, corda e filo di ferro - 2008 - dimensione naturale - Courtesy dell'artista

Mihailo Beli Karanovic (Vrsac, Serbia, 1980; vive e lavora a Milano) è un artista istintivo estraneo al chiacchiericcio filosofico. Ma in fin del conto filosofeggia lui per primo. Non è un intellettuale. Ma il senso dei suoi lavori si estende fino alla saggezza. Il che è piuttosto atipico, considerata la giovane età dell’artista. Il mezzo espressivo che assorbe detta virtù passa dalla tecnica mista su juta alla spazzatura. Quadri e sculture. Paesaggi urbani familiarissimi, ma trasfigurati, e piccioni/persone. Dunque: presentificazione-nel-presente del contesto sociale e rappresentazione di tipi umani. Perché i piccioni? Jung parlava di “tipi psicologici”. Beli li chiama volatori. I suoi personaggi sono tipi ispirati dall’osservazione della quotidianità – sul metro, nei locali, al mercato et cetera.

Mihailo Karanovic - BLACKLIGHT#2 - spazzatura mista, corda e filo di ferro - 2008 - dimensione naturale - Courtesy dell'artista

Heidegger con il si-dice e il per-lo-più si riferiva alla vita inautentica. E i piccioni di Beli sono designers, filosofi e zombies che si situano per lo più al livello di noi stessi e ai vari stati di cose del quotidiano. Sono sculture di spazzatura, corda e ferro perché la nostra stessa costituzione è di materiale non nobile. Il che non significa scimmiottare i misantropi e svilire la condizione umana, ma mostrare l’evidente: la mancanza di etica. E sagacia. Cosa che a volte denota situazioni ridicole. Non vi diciamo cosa facciano i piccioni/filosofi di Beli. E nemmeno chi rappresentino i suoi piccioni/designers. In compenso, con il compianto Carmelo Bene vi diciamo che siete tutti degli zombies e vi spieghiamo anche perché. Dopo. Forse fra vent’anni. I filosofi in verità non sono filosofi. Nulla contro i professionisti del pensiero, ma i volatori di Beli sono altro. Usiamo l’artifizio retorico del dire ciò che non vorremmo dire e sfanghiamola così: i filosofi-che-fanno-l’innominabile simbolizzano plasticamente la condizione umana piuttosto diffusa della proiezione sugli altri delle proprie frustrazioni. Gli arrabbiati con la vita sono naturalmente e in prima istanza arrabbiati con sé stessi. E trasferiscono la propria rabbia formulando giudizi morali ed estetici sulle modalità di vita delle persone e sugli stati di cose. Il che si traduce spesso nel ricoprire di contumelie ciò che non si conosce. E’ la pedagogia della merda. Il sotterfugio del maligno turlupinatore che aziona il ventilatore con cui infangare indiscriminatamente e ad ampio spettro. Chiamiamo i filosofi di Beli opinionisti impertinenti e facciamo spallucce sull’efficacia del termine. Anche per i designers il riferimento è puramente simbolico e non denota alcunché di fisso e sussistente.
Qui siamo al livello del si-dice: l’inautenticità del conformismo e della totale assenza di autonomia di giudizio critico. Fare la tal cosa perché fa fino è la mancanza di spina dorsale dell’inseguitore di massa – non critica. Frequentare i sushi bar senza sapere cosa sia il sushi e persistere nell’abitudine autoindotta anche dopo aver scoperto che il sushi, obiettivamente, fa schifo. Gli zombies sono il vostro peggiore incubo nella notte senza fine. Non tanto rappresentazione di tipi, quanto esemplificazione di un’oppressione intima e individuale ma piuttosto distribuita. Anticipazione di un futuro desolante. La profezia che si autoavvera di chi vede inespresso il proprio talento. Forse proprio gli zombies spiegano bene il senso del neologismo volatori: avere le ali e non spiccare il volo. Ma la responsabilità è sempre individuata e singola. Gli zombies sono non morti in territorio limbico fra morte e no. E gli zombies di Beli simbolizzano chi è già morto dentro. Figura su cui si innestano come in un circolo della rappresentazione dell’inautenticità quelle del designer e del filosofo. Accanto a questa stratificazione di tipi si collocano le figure dei cosiddetti piccioni/comuni: spettatori di passaggio senza un ruolo specifico in senso positivo o deteriore.

Mihailo Karanovic, Colonne di San Lorenzo nel SUPER FUTURO - tecnica mista su tela di yuta - 210x320cm - 2008 - Courtesy dell'artista

Affacciati anch’essi sul mondo preconizzato dalle Colonne di San Lorenzo nel SUPER FUTURO, scenario alla Blade Runner che anticipa nel presente l’obbligo della scelta fra Bene e Male – comprendendo nell’estrema generalizzazione di questa coppia morale i variegati esempi di valore che si realizzano già qui e ora. Verrebbe in mente un Catone censore. Ma nonostante la natura istintiva e non intellettuale dei lavori di Beli non si riesce a non andare per reminiscenza a un Eraclito silente. Senza con ciò stesso volerlo mettere in mezzo ai suoi filosofi.

 

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