REMINDERS (3) – MASSIMO CORONA

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The New Ars Italica, Milano

settembre 2008

Massimo Corona - Risa ambizioni sonno e tenebra - 2008 - olio su tela - 190x150 cm - Courtesy dell'artista

Si mette poca testa nel fare le cose, oggi. In termini meno popolani: v’è un depotenziamento del pensiero, oggi. Massimo Corona (Biella, 1968) enfatizza il non senso del contemporaneo. Ma, al pari di quanto accade nei lavori di Mihailo Karanovic, il processo creativo non nasce dalla concettualizzazione degli stati di cose. E’ un gioco, anche se un gioco serio. Come baloccarsi con le parole del linguaggio con cui battezzare i propri quadri. Ma per denotare un riferimento importante. Cogito ergo cogito è un gioco: un personaggio tiene in mano il clone della propria testa come un oggetto prezioso, mentre il soggetto a testa in giù simbolizza il ribaltamento delle cose. Si mette poca testa, dicevamo. Forse abbiamo anche in questo caso a che fare con la simbolizzazione di un appannamento dell’evidenza: la perdita di vista dei valori, nel senso di ciò che veramente conta. E un conseguente senso di disorientamento. Come la condizione pensosa in cui si trova il personaggio di Onirico introverso, opera che mette in evidenza l’elemento grottesco e deformante dei soggetti raffigurati in secondo piano. Che per affermare la loro personalità arrivano ad essere le versioni caricaturali di sé stessi. A Massimo Corona garba insinuare domande senza risposta: cosa significa I suoi amici avevano organizzato la festa? Importa più il come del che cosa, la modalità espressiva piuttosto che il contenuto. Con Mihailo Karanovic condivide l’assorbimento dell’atto intenzionale della pittura attraverso il gesto. Ma il legittimo accostamento per reminiscenza a pittura del segno e pittura del gesto non deve far pensare a un Mathieu o un Hartung. Anche se la pittura di Massimo Corona è spinta da ragioni emotive forti. La sua poetica armonizza un certo rigore strutturale nella determinazione della superficie pittorica con l’elemento della casualità. Laddove è il gesto stesso a farsi segno della casualità. E dal momento che la modalità dell’espressione creativa sopravviene sul contenuto, il segno viene ad essere il termine medio attraverso cui la cosa “viene fuori” esattamente in quel modo. La casualità è intrinsecamente legata al gesto in quanto nasce da esso. Quindi da una volontà disciplinata. Esemplificata nel momento in cui il concetto di gesto si ripropone nel gesto atletico compiuto dalla ballerina in secondo piano di Onirico introverso.

Massimo Corona - Onirico introverso - 2008 - tecnica mista su tela - 132x72 cm - Courtesy dell'artista

Siamo lontanissimi dall’immagine stereotipa dell’artista ebbro d’ispirazione che si lascia andare senza-gesti-controllati davanti alla tela. L’intenzione pittorica deve fluire dalla pennellata per una sorta di rispetto della tela bianca. Per questo motivo Massimo Corona lavora sempre su una tela già sporca di colore: leva quel rispetto, perché una volta violata la superficie bianca non si può più tornare sui propri passi. Nemmeno stendendo il bianco sul bianco della tela. Il processo creativo soprassiede al filtraggio intellettuale. Il quadro nasce dal caso e acquisisce senso nel momento in cui «la cosa fa clack»(Francis Bacon): l’opera prende senso quando l’immagine iniziale entra in relazione con gli altri elementi. Il senso è dunque un’acquisizione a posteriori come il titolo stesso dell’opera: quando «la cosa fa clack» l’immagine esprime esattamente ciò che si insinua tra le sfaccettature del quadro. Le immagini di partenza diventano frottage e assemblaggi dove disegno e colore fanno da tramite fra gli elementi. Come se fra uno strato e l’altro si nascondesse quella cosa che l’artista voleva esprimere.

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