ALBERTO STORARI, ANCORA

Alberto Storari . Mare Magnum – Acquario Civico di Milano – in collaborazione con mc2gallery contemporary art – aprile 2012
 
 

Alberto Storari - Shipwreck - 2010 - 250x90 cm - mixed media on aluminium - paper on damask fabri - courtesy Alberto Storari

Se si volesse collocare la produzione di Alberto Storari in una temperie culturale determinata, il riferimento immediato non potrebbe non essere rappresentato dalla koinè romantica. D’altro canto non gli si farebbe giustizia se lo si interpretasse sic et simpliciter alla stregua d’un romantico redivivo, fermo restando che l’inattualità è un’opzione culturale assai feconda, perchè tempus fugit e la scelta controcorrente contiene in sé il rischio pressante dell’anacronismo. Ma, si sa, la verità è senza tempo e aliena alla contingenza, anche alla contingenza dell’arte contemporanea. Quindi, una medesima verità può essere declinata attraverso differenti linguaggi, ciascuno egualmente
all’altezza del proprio tempo.

Alberto Storari - Shipwreck - 2011 - 130x100 cm - mixed media on damask fabric - courtesy Alberto Storari

I mostri di ferro spiaggiati e carichi di memoria che Storari immortala nella loro fissità e sussistenza su scabre superfici damascate rinnovano quei sentimenti che sono alla base di buona parte della storia del pensiero e dell’arte occidentali (la cultura orientale declina differentemente i luoghi concettuali fondamentali dell’essere e del principio di non contraddizione [A e non-A], anche se alla fine ci si ritrova tutti, sia a est che a ovest, allo stesso punto, basti pensare a quanto la dialettica hegeliana sia debitrice del Tao), legati allo stupore platonico per ciò che vi è e al sublime romantico tematizzato da Immanuel Kant in filosofia e Caspar David Friedrich in pittura. La composizione complessiva in cui si risolvono i relitti di Alberto Storari ricorda molto da vicino quella stimmung di cui parlava Giorgio De Chirico via Friedrich Nietzsche, che nella fattispecie denotava l’atmosfericità ravvisabile nell’Enigma dell’oracolo del pictor optimus e in Monaco in riva al mare di Caspar David Friedrich, dove il soggetto si ergeva nella sua sussistente immane fissità sul debordare dell’infinito, circonfuso dall’enigma dell’immensamente grande. Nell’opera di Alberto Storari l’enigma è disvelato nella sua possente nudità e fisicità: questi relitti sono vite silenti nell’esatta traduzione delle espressioni inglese e tedesca still life e stilleben, che denotano il nostro concetto di “natura morta”. Cadaveri di navicelle senza nocchiero, immobili oltre il tempo, carichi della memoria di un passato che purtuttavia STA, inchiodato al qui e ora: la vita, schopenhauerianamente intesa come eterno presente, oggettivata nell’adesso immobile di animali di ferro spiaggiati che conservano in sé le vestigia di un tempo passato, il loro tempo.

Alberto Sotrari - Ark - 2012 - 70 x 60 cm - mixed media on tissue paper - courtesy Alberto Storari

E che, per un rovesciamento di prospettiva, hanno davanti a sé il nostro sguardo stupefatto, osservatori dell’immensamente grande, viandanti sul mare di nebbia che in questo caso non stanno “nel” quadro ma al di là di esso. Dinanzi ai quali si ergono questi giganti, portatori di una storia che è tuttavia il resoconto di molte storie, divagazioni e
suggestioni, recando in sè il valore simbolico di un universo di discorso che, come nell’epopea di Moby Dick, trascende i limiti della narrazione legata al qui e ora per lambire i territori della scienza, della filosofia e dell’arte.

www.albertostorari.it

www.mc2gallery.it

www.acquariocivicomilano.eu
 

Alberto Storari - Shipwreck - 130x80 cm - mixed media on damask fabrik - courtesy Alberto Storari

 
 
 

TESTO DI TIZIANA CERA ROSCO

Alberto Storari - Il volo della mente - 2012 - 130x 100 cm - tela damascata - courtesy Alberto Storari

Le opere di Storari sembrano quello che rimarrebbe delle polaroid prese direttamente dalla retina di un naufrago. Ma sono tutto tranne che istantanee. Sembrano reperti riemersi, sottili, di chi ha perduto memoria personale e che, forse, si è trasformato nel luogo largo che doveva raggiungere. Sono memorie di viaggio. Di questo viaggio si spia, quasi fosse criptata, quella dimensione che apre una vastità e che spesso corrisponde ad una perdita (apparente). Perchè il viaggio ci aiuta con questa perdita di riferimenti, di immagini, ad assottigliartci, ad essere proposti ad una verità solitaria e storica, non intimista, partecipe di qualcosa, che disancora il peso che ci tiene legati alle cose esposte all’erosione, come noi. Infatti i suoi quadri sembrano recuperati sotto uno strato di realtà da scartavetrare e, quel che rimane, è così sottile da essere vulnerabile, pronto a rompersi, fendersi.  Sono certo reperti fragili eppure resistentissimi di tempo, simili a noi come storia, come geografia, come identità trapassata da una costellazione che cerca il posto nel quale non si possa più mentire.
Infatti, così esfoliato dalla vita, rimane qualcosa di incancellabile, che poteva anche non essere trovato. Qualcosa che ci lascia il sapore di una nostra memoria di destinazione.

Alberto Storari - Moby Dick - intervento pittorico su libro - courtesy Alberto Storari

 
 

TESTO DI MASSIMO MORASSO

Alberto Storari - Shipwreck - 2011 - mixed media on aluminium paper on damask fabric - courtesy Alberto Storari

Prima di imbarcarsi sul Pequod, Ismaele s’immagina di «un grande fantasma incappucciato, simile a una collina di neve nell’aria». Se riusciamo a liberarci dai feticci storicistici, possiamo leggere questa pre-figurazione visionaria di Moby Dick anche come una sorta di rovescio speculare della corrusca, straniante “trasfigurazione” agita da Storari con/su i suoi relitti. Che sono le sole dramatis personae ad abitare un paesaggio mentale (e uno stato della visione) in grado di ricordarci che oggi si può fare intensa e decisiva esperienza del “sublime” in molte direzioni diverse. Perfino non facendola, o passandoci soltanto accanto. Perdendosi nella madreperla del grigio, colore psichico per eccellenza, i nostri occhi alle prese con i più intensi lavori di Storari si imbattono nella memoria del viaggio come sembiante di persistenza, e di significato. Ed è lì, di fronte all’evidenza della sostanza residualmente fantasmatica di ogni sogno del mondo, che torniamo a essere attraversati dall’idea che la forma raggiunge il massimo di luminosità nella combustione dell’opera, e viceversa.

Alberto Storari - Boretto - 2009 - 70x110 cm - tecnica mista su carta velina - courtesy Alberto Storari
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