EMILA SIRAKOVA. WIEDERHOLUNGSZWANG. AD LIB.

Emila Sirakova – Mare Caelo Miscere – Castello di Belgioioso (Pavia) – Ottobre 2012

Emila Sirakova
Emila Sirakova – Poscere fata tempus, ait deus, ecce deus! – 2012 – pastelli e acrilico su strati di carta oleata – Courtesy Emila Sirakova

Torna Emila Sirakova, in dialogo con la contemporaneità attraverso le considerazioni inattuali della classicità, dunque con parole supercontemporanee.

Oggi ci si balocca col corpo elettrico facendo ammuina al povero Ray Bradbury, ma lei sussurra nelle tenebre interconnesse dell’attualità cafona con le sue anatomie di corpi onirici. Internet, Facebook e Twitter (che nome delizioso per la portineria delle esternazioni non richieste), le applicazioni per iPhone (sapevo di carte, applicate appunto, alle pagine di libri illustrati di pregio, ma questa delle applicazioni all’etere suona come il capocottaro che tenta di berciare Shakespeare) e androidi vari (meglio gli zombies di Romero, sono più cólti nella loro bestialità)ci mordono alle caviglie come cagnetti attaccabrighe attraverso l’outing virale della privacy cialtronesca stesa sui balconi, l’universo dell’inutileda condividerecon gli amici tuoie i loro amici.

Questa non è l’epoca dell’immagine e basta, questa è l’epoca dell’immagine3, cioè dell’immagine elevata al cubo, uno stato di cose di inesausta potenza come l’incubo del terzo episodio della serie Alien, titolatoappunto Alien3.

Un’epoca in cui la favella conta poco o nulla. E, quando v’è, viene conculcata e offesa dal peso d’immagini assordanti. Oppure vien scambiata per vaneggiamento.

Eppure nella Grecia antica la follia aveva un posto privilegiato! Infatti era attraverso essa che si manifestava la divinità. Nella follia si individuava la matrice della sapienza. Del resto, il filosofo Platone, nell’opera denominata Fedro, faceva derivare la mantica (divinazione) dalla mania (follia)!

E dal momento che egli identificava la sapienza nella poesia invasata, allora noi possiamo a buon diritto affermare che la sapienza era (è) dei folli. O meglio, dei tossici, se prestiamo fede alla validità dei vaticinii oracolari, nella realtà suffumigi di sostanze tossiche esalate dal terreno.

Emila Sirakova
Emila Sirakova – Anche tu sei l’amore – 2012 – 80×120 cm – pastelli e acrilico su strati di carta oleata – Courtesy Emila Sirakova

Ma oggi il verbo della Sibilla Cumana è solo flatus vocis e in vece sua parla questa enciclopedia visuale di autori classici, l’ultima produzione di Emila Sirakova che sintetizza in immagini le parole degli archetipi della mente umana, universo di discorso, si diceva, inattuale e quindi supercontemporaneo.

Del resto la succitata espressione è una menzione dotta: gli archetipi della mente umana sono il compendio narrativo e letterario con cui Cesare Pavese sintetizzò il sostrato culturale comune del mito nei Dialoghi con Leucò, enfatizzando attraverso la mitopoiesi la nostra appartenenza a un universo di discorso atavico e universale.

Una ricerca che è la stessa, sebbene ovviamente declinata in altro linguaggio, in cui va inquadrata questa nuova produzione di Emila Sirakova,  il cui retroterra concettuale ricorda tanto la serie filosofica Per un’enciclopedia di autori classici  portata avanti dal compianto Giorgio Colli, grande rieditore dell’opera di Friedrich Nietzsche e del pensiero presocratico in un’epoca, gli anni Settanta, in cui i “cattivi maestri” erano ostracizzati dal panorama culturale italiota.

E, come allora nessuno più ascoltava Eraclito l’oscuro e tutti si lasciavano incantare dalle sirene di Marx, così oggi, per le ragioni su addotte, il mitologema dell’anima è voce che grida nel deserto e ogni riferimento al classico sa di vecchiume: la temperie caciarona e cialtrona di Facebook & C. è chiassosa e l’eloquio forbito diventa furtivo.

www.kritikaonline.net

Ma v’è dell’altro, in questa nuova serie di Emila Sirakova: qui impera la coppia Eros/Thanatos, anche se è Madonna Morte a farla da padrona. Sia detto per inciso: l’artista non si sofferma a cincischiare con epitaffi e colonne votive, né offre il destro a facili entusiasmi per le pose sepolcrali e gli apparati iconografici crepuscolari che ad oggi, specie nella giovane arte, han rotto le balle.

L’elemento caratterizzante qui, che è poi la cifra stilistica della Sirakova fin dai suoi esordi, va ricercato all’insegna di quel  languoreche ha dato l’impronta di sé a Klimt nelle arti visive e Verlaine nelle Lettere.

Un impulso di morte, coazione a ripetere  – la morte –  che in questa serie Mare Caelo Miscere si declina nei dettagli dell’apparato iconografico:  nell’opera Volgiti ‘n dietro e tien lo viso chiuso; ché se ‘l Gorgón si mostra e tu ‘l vedessi,nulla sarebbe di tornar mai suso. INFERNO – CANTO IX. Dante Alighieri (scusate, ma la giovine artista per questa occasione ha scelto di titolare le proprie opere con enfasi wertmülleriana) l’identità del personaggio è rappresentata dai suoi stessi pensieri, letteralmente fuoriusciti dalla sua testa e vagolanti nell’aere come macchie psichiche che pigmentano la composizione di materia non-colorata macchie e colori indefiniti. Anzi, non colori», per usare le parole stesse dell’artista), mentre in Quando un dio avvicina un mortale, segue sempre una cosa crudel  Eros e Thanatos sono legati l’uno all’altra in maniera indissolubile, con le loro braccia intrecciate come i rami di un grande albero.

Diade psicoanalitica e mitologica che si ripete in Anche tu sei l’amore, dove i capelli del personaggio finiscono sottoterra come radici di un albero, ma anche come espressione simbolica dei suoi pensieri: mare caelo miscere, come sotto così sopra. Mentre il cuore di L’amore è il tuo sangue è un cuore rivelatore (e qualsiasi strizzatina d’occhio a Poe è puramente voluta): un cuore anatomico, organo pesante che grava sulla spalla del personaggio affondandolo a terra  e simbolizzando altresì quella cifra stilistica che abbiamo detto impronta di sé la produzione di Emila Sirakova nel suo complesso, vale a dire l’attenzione per il corpo anatomico nella fattispecie muliebre, eterno femminino che torna qui sotto forma di corpi raccolti – e risolti –  in se stessi, eternati nel loro ripiegamento fisico e spirituale.

Vedi anche:

emanuelebeluffi.blogspot.it
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